Centrosinistra senza centro, Matteo Renzi distribuisce le carte con il 2%

Conte diffida di Iv e trova l’alternativa: Onorato allo 0,8%

Il problema del centrosinistra non è soltanto trovare il centro. È trovarne uno che piaccia contemporaneamente a Schlein, Conte, Renzi, Magi, socialisti, civici e riformisti vari. Un’impresa che, per ora, produce soprattutto veti incrociati e lascia a Renzi il ruolo più inatteso: quello del mazziere.

Il calendario è pieno di appuntamenti, ma il campo largo continua ad avvicinarsi alle scadenze decisive senza avere risolto il problema politico più elementare. Oggi c’è la direzione dem, preludio all’assemblea del 18 ottobre chiamata a prorogare il mandato di Elly Schlein fino alle politiche. Nello stesso giorno Avs presenterà le proposte sul programma elaborate dal maggio scorso con la piattaforma «Decidiamo», mentre dal 23 al 25 ottobre è in programma a Montepulciano l’assise del correntone dem.

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Prima ancora, giovedì 8 ottobre, è previsto il voto finale sulla legge elettorale. Poi potrebbe accelerare il confronto sul programma, con Schlein e il suo stato maggiore intenzionati ad aprire il tavolo anche ai centristi.

Ed è qui che il centrosinistra rischia di precipitare nel ridicolo. Per completare la coalizione ha bisogno di un centro che, almeno nei numeri attuali, pesa pochissimo. Italia Viva di Matteo Renzi viene data attorno al 2,4%. Eppure è proprio attorno a quel piccolo gruzzolo di voti che ruota una parte decisiva della costruzione dell’area moderata. Renzi è poco gradito a una parte della sinistra, Conte non si fida di lui, ma l’aspirante coalizione deve comunque fare i conti con il suo partito per mettere insieme quella «gamba centrista» della quale tutti sostengono di avere bisogno.

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Conte pur di evitare Renzi guarda allo 0,8%

Il leader pentastellato prova allora a risolvere il problema cercando un centro alternativo e ha contestato la norma della legge elettorale che porta da 1.500 a 6 mila le firme necessarie in ogni collegio per presentarsi alle elezioni, definendola una «indecenza», e ha assicurato il sostegno del M5s al Psi e a Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato nella raccolta delle sottoscrizioni.

È soprattutto Onorato l’interlocutore sul quale Conte punta in chiave alternativa a Renzi. Con un particolare che rende il quadro ancora più singolare: Progetto Civico Italia viene dato allo 0,8%. Così il centrosinistra, per costruirsi un centro, si ritrova da una parte a fare i conti con Renzi e il suo 2,4%, dall’altra con Conte che, pur di non discutere con l’ex premier, corteggia una formazione che non arriva neppure all’1%.

La diffidenza dell’ex presidente del Consiglio nei confronti di Renzi, del resto, è dichiarata. In caso di accordo, il leader M5s vuole che la coalizione preveda nero su bianco garanzie contro possibili rotture come quella che portò alla caduta del suo secondo governo e aprì la strada all’esecutivo Draghi. Dal palco della festa di Avs ha chiarito che bisogna evitare compagni di viaggio pronti a «scartare con disinvoltura» oppure a provocare rotture per «ragioni opportunistiche personali o partitiche».

Il presidente di Italia Viva, dal canto suo, prova a mostrarsi accomodante. «Se vincerà le primarie sosterrò Giuseppe Conte», ha assicurato. E si è persino dichiarato disponibile a non partecipare personalmente al tavolo della coalizione: «C’è gente che dice “non voglio vedere Renzi nella foto con Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni”. Vi do una notizia: io in quella foto non ci devo essere e non voglio esserci. Non sono qui per uno strapuntino, ci sono perché porto idee».

Renzi non vuole stare nella foto, ma distribuisce i posti

Il dettaglio curioso è che Renzi non vuole comparire nella fotografia, ma continua a suggerire chi dovrebbe entrarci. Conversando con Dario Franceschini alla Festa dell’Unità di metà settembre, ha indicato una possibile soluzione: «Io individuerei un sindaco o una sindaca per stare al tavolo che rappresenti il mondo riformista e poi si va alle elezioni e chi c’ha i voti si vedrà. Abbiamo già due nomi, Salis e Manfredi».

A favorirlo è anche la nuova legge elettorale, che permette a chi è già rappresentato in Parlamento di presentarsi senza dover raccogliere le firme. Da qui nasce l’appello di Riccardo Magi ai riformisti, rivolto soprattutto a Renzi, per arrivare a una lista unica di centro nella quale tutti abbiano «pari dignità» e possano sedere al tavolo del programma.

Dietro quelle parole si intravede il timore che la componente centrista possa avere un solo regista. Casa Riformista, il contenitore creato dall’ex sindaco di Firenze per rappresentare quell’area, non ha ancora dato segnali definitivi. Da Più Europa invitano però a osservare la Leopolda di questo fine settimana, appuntamento dal quale potrebbe arrivare una risposta. Il centrosinistra, insomma, il centro deve ancora trovarlo. Intanto, però, le carte continua a distribuirle Renzi. Alla fine, per il campo largo, sembra essere più un problema di etichetta che di contenuti.

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