Vannacci, Schlein e Conte tra novantenni e under 18: non sarà che intendono prepararci un futuro da Campo(santo)

Agli italiani servono risposte concrete, non nostalgie politiche

«Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente». Sono i tre versi d’apertura del Canto III dell’Inferno dantesco. Ma potrebbero anche essere quelli che – visti i contenuti – aprono il programma politico, obiettivamente improponibile, del generale Vannacci, fondatore e leader di Futuro Nazionale, per le politiche del 2027. I suoi punti fondamentali sono: il «no all’aborto che – a suo dire – non è un diritto», «alle unioni civili», «alle coppie di fatto» e «l’educazione militare a scuola».

Il centrodestra davanti al bivio Vannacci

A questo punto, il centrodestra si vedrà costretto definitivamente a scegliere fra Vannacci «no» o Vannacci «sì», ovvero se andare avanti lungo la strada che porta al futuro e che, ieri, ne ha consentito la larga vittoria alle politiche del 2022 e, oggi, di essere alla vigilia (4 settembre 2026) della conquista del record di governo più longevo della storia repubblicana, superando i 1.412 giorni dell’esecutivo Berlusconi II. Per poi cominciare a pensare seriamente all’appuntamento elettorale per le politiche del 2027, con ottime chance di fare il bis. E uno dei punti principali su cui riflettere sarà proprio quello rappresentato da Fn.

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Sicché – a mio modestissimo avviso – se sono davvero quelli indicati nel documento gli obiettivi del programma vannacciano, al centrodestra non resta che lasciar perdere, andare avanti per la propria strada e abbandonare l’ex parà al suo destino. E non è solo il sottoscritto a pensarla così, ma allo stesso modo sembra pensarla anche Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, il think tank dei vannacciani che – nella stesura del progetto – non è stato assolutamente tenuto in alcuna considerazione.

Ha sottolineato che «quella che serve al Paese non è una destra che guarda al passato», come questa che sin dall’inizio – pur tacendolo – si è schierata con il campo(santo). Tant’è che già in ben 6 occasioni ha votato contro la fiducia al governo, schierandosi con Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni.

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Di più: propone un progetto politico che prevede «reddito di rinascita» per le madri; «mutuo tricolore», che toglie gli interessi al terzo figlio (di entrambi, in verità, andrebbe chiarito un po’ meglio di cosa si tratta e quali sono gli obiettivi che si pongono, ndr); e il «voto plurimo» ai genitori sulla base del numero dei figli. (Nel caso, i voti si acquisteranno sfusi o a pacchetti? Saranno pagati ai figli o ai genitori?).

Un no a una destra che guarda al passato

Intanto, però, sorge un dubbio. Mettendo insieme i 6 «no» di vannacciani e campo(santo) alla fiducia per il governo Meloni e la presentazione di questo aborto di programma, totalmente inaccettabile da chicchessia, ancora di più da una destra quale quella italiana che – a differenza di Pd e soci che, come riconosciuto pubblicamente dal direttore del TgLa7 Mentana, «non hanno più alcuna idea di futuro» – vive, invece, nel presente e si confronta con le pulsioni dell’attualità, ma senza perdere di vista avvenire, lavoro, sovranismo, «no» agli immigrati irregolari e via di questo passo.

Il che fa continuare a crescere la fiducia degli italiani comuni verso il centrodestra che – in questi quattro anni a Palazzo Chigi – e nonostante le fallimentari eredità ricevute in dote dagli esecutivi precedenti – e, in particolare, i buchi di bilancio lasciati dagli sprechi per il Covid e le voragini dei bonus edilizi di Conte – qualche risultato lo ha pure raggiunto.

Certo, non ha risolto tutti i problemi del Paese, tanti ne restano ancora, ma qualcosa ha fatto, visto come eravamo ridotti qualche anno addietro e come siamo messi adesso. E solo chi non vuole può non vederlo. E gli elogi e i «non mollare» che i familiari delle vittime del sisma di Amatrice di 10 anni addietro hanno rivolto – a dispetto delle gufate di delusione della sinistra – a Meloni, in occasione della celebrazione del giorno del ricordo cui la premier ha preso parte, sono la testimonianza più significativa che ai nostri connazionali la destra va bene com’è e non ha bisogno di alleati di risulta che vorrebbero riportarci indietro nel tempo.

Il futuro non può essere un ritorno all’«età antica»

Alla gente interessa, insomma, che si preoccupi della loro quotidianità, aiutandoli nella soluzione del come mettere insieme il pranzo con la cena, sanità, sicurezza, istruzione. E, possibilmente, senza woke e gender. E soprattutto imboccando il bivio che porta al «tremila» e non quello che torna all’«età antica». Come quella di Vannacci, che porta addirittura più indietro del Medioevo. Una proposta, insomma, che fa il paio con quella di Speranza, con il sì di Fratoianni, di contrapporre a Meloni – pur di evitare le primarie fra Schlein e Conte – un ultranovantenne o un under 18, pur sapendo che nessuno dei due, se vincesse, potrebbe governare. Non sarà che Vannacci, Schlein e Conte pensano di proporci un futuro da campo(santo)?

E, per chiudere, una ciliegina sulla torta dell’on. Bonaccini. È proprio certo che a votare per la destra siano quelli che hanno studiato poco? Ci rifletta un attimino e forse si renderà conto che, se parlasse di meno, avrebbe più ragione.

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