Scafati, Aliberti non arretra: sul Sarno servono fatti, non processi mediatici

Il sindaco chiede un tavolo tecnico tra gli enti coinvolti

C’è un momento in cui una polemica smette di essere soltanto uno scontro tra due uomini politici e finisce per mettere a nudo qualcosa di più grande. Nel caso di Pasquale Aliberti e Francesco Emilio Borrelli quel momento sembra essere arrivato. Perché si può discutere dei toni. Si può considerare opportuna o meno una frase, un video, una risposta pubblicata sui social.

Si può persino stabilire chi abbia alzato per primo il livello dello scontro. Ma tutto questo rischia di far perdere di vista ciò che dovrebbe interessare davvero ai cittadini di Scafati e dell’intero Agro: il Sarno continua a essere un problema e le responsabilità per affrontarlo non possono essere scaricate, comodamente, su un solo Comune. È questo, depurato dalle asperità della polemica, il punto politico più forte della posizione di Aliberti.

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Il Sarno oltre i confini di Scafati

Il sindaco sostiene che l’amministrazione scafatese avesse già portato all’attenzione pubblica la questione degli scarichi, richiamando in particolare una denuncia del 7 agosto e le comunicazioni trasmesse alla Procura. Ha inoltre posto un problema tutt’altro che secondario: Scafati può e deve controllare ciò che accade nel proprio territorio, ma il sistema del Sarno supera i confini amministrativi della città. Fiume, affluenti, canali, aziende, reti e competenze appartengono a un mosaico istituzionale molto più vasto.

Ed è proprio qui che la vicenda cambia prospettiva. Il sopralluogo di Borrelli ha certamente avuto un valore: ha riacceso i riflettori su una ferita ambientale che nessuno può permettersi di considerare normale. Documentare una situazione critica è utile. Denunciarla pubblicamente lo è altrettanto. Ma Aliberti pone una domanda successiva, forse meno spettacolare e certamente più scomoda: cosa succede il giorno dopo? È difficile liquidare questa domanda come semplice polemica politica. Se esistono scarichi abusivi bisogna identificarli. Se esistono responsabilità devono essere accertate. Se alcuni scarichi sono invece autorizzati occorre distinguerli da quelli illegali. E soprattutto bisogna capire quale ente abbia il compito di controllare, intervenire e sanzionare.

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Dalle denunce alle responsabilità istituzionali

Il sindaco ha chiamato in causa, tra gli altri, Regione Campania, Consorzio di Bonifica ed Ente Idrico Campano, chiedendo che l’attenzione mediatica venga trasformata in un confronto istituzionale concreto. Questa posizione merita attenzione, indipendentemente dalle appartenenze politiche. Per troppo tempo il Sarno è stato terreno perfetto per il rituale delle indignazioni: immagini impressionanti, dichiarazioni durissime, accuse reciproche. Poi le telecamere si spengono.

I cittadini, invece, rimangono. Rimangono gli odori, la preoccupazione per l’ambiente, i canali da controllare, gli scarichi da verificare. Rimane soprattutto quella sensazione, molto diffusa nell’Agro, che davanti a un problema conosciuto da decenni le istituzioni riescano con sorprendente facilità a individuare la competenza degli altri e molto più difficilmente a costruire una responsabilità comune. Aliberti, questa volta, ha messo il dito esattamente lì.

Borrelli ha replicato duramente, contestando al sindaco l’effettività dell’attività di controllo e annunciando anche l’intenzione di informare la Procura in relazione alla successiva vicenda del video riguardante l’abitazione della madre. Sono affermazioni che, naturalmente, vanno riportate e tenute distinte dalla valutazione politica sul Sarno. Ma proprio qui sarebbe opportuno fermare l’escalation personale. Perché trascinare il confronto sul terreno delle biografie, delle insinuazioni o delle vicende personali non rende l’acqua del Sarno più pulita. E non aggiunge una sola risposta alla questione fondamentale. Anzi.

Dal confronto social a quello istituzionale

Il punto interessante dell’intervento di Aliberti è proprio il tentativo di riportare la discussione dalla dimensione social a quella istituzionale: documentazione, competenze, controlli, eventuali denunce circostanziate, coinvolgimento degli enti sovracomunali. Il sindaco ha sollecitato un tavolo tecnico e un’azione coordinata che coinvolga i soggetti interessati. È una strada decisamente meno rumorosa di un video virale. Ma potrebbe essere molto più utile. E c’è un’altra questione che Scafati ha diritto di porre. Non è accettabile che una città collocata in un sistema idrografico complesso finisca per diventare, nell’immaginario pubblico, il terminale sul quale riversare indistintamente responsabilità originate lungo un territorio assai più vasto.

I confini dell’inquinamento non coincidono con quelli disegnati sulle carte comunali. Per questo la battaglia di Aliberti può assumere un significato che supera persino la difesa della sua amministrazione: costringere ogni livello istituzionale ad assumersi la propria parte di responsabilità. Comune di Scafati compreso, naturalmente. Essere dalla parte del sindaco, in questa vicenda, non dovrebbe significare concedergli un’immunità politica. Significa riconoscere che la domanda posta è legittima: se tutti conoscono il problema, chi sta facendo concretamente ciò che gli compete? È una domanda semplice soltanto in apparenza. La risposta non può essere una nuova guerra di video.

Rompere il ciclo di denunce e silenzi

Il Sarno non ha bisogno di un vincitore della polemica tra Aliberti e Borrelli. Ha bisogno che qualcuno rompa un meccanismo diventato quasi patologico: denuncia, indignazione, rimpallo delle responsabilità e infine silenzio, fino alla denuncia successiva. Se dalle parole di questi giorni nasceranno verifiche coordinate, controlli più incisivi, un dossier puntuale sugli scarichi e un confronto serio tra Regione, Comuni ed enti competenti, allora questa aspra polemica avrà prodotto almeno qualcosa. Altrimenti passerà anche questa. E mentre la politica continuerà a discutere su chi abbia avuto ragione davanti a una telecamera, Scafati continuerà ad avere davanti il Sarno.

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