Meloni spegne il caso Trump e affonda la sinistra: «Loro erano scarsissimi»

La premier: nessun contraccolpo nei rapporti con gli Usa

Giorgia Meloni tiene ferma la barra atlantica e prova a spegnere il caso Trump, senza negare che le parole del presidente americano l’abbiano «sinceramente colpita». Dal palco dell’iniziativa «Il giorno de La Verità», intervistata da Maurizio Belpietro, la presidente del Consiglio sceglie di non trasformare la tensione con Donald Trump in una crisi diplomatica. «Non vedo rischi di contraccolpi», chiarisce, aggiungendo però che «il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti deve tornare alla sua normalità».

Meloni non vuole «continuare ad alimentare il confronto», ma non cancella il peso politico degli attacchi arrivati da Washington. La premier non esclude la lettura secondo cui il tycoon avrebbe cercato di «distogliere l’attenzione dall’andamento dei negoziati sull’Iran, riportandola sulle difficoltà in ambito Nato».

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L’asse con gli Usa resta la linea dell’Italia

La risposta di Meloni è tutta dentro la continuità della politica estera italiana. «La politica estera italiana sarà quella degli ultimi 80 anni: mantenere solido il rapporto tra Usa e Ue è quello su cui si basa la forza dell’Occidente».

Poi la battuta, usata per riportare la discussione lontano dalle caricature: una dinamica del genere non può essere raccontata «come fosse Temptation Island…». Il riferimento è al video prodotto con l’intelligenza artificiale in cui Meloni e Trump litigano su una spiaggia come i protagonisti del reality.

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Alla vigilia di due appuntamenti internazionali, l’E5 a Berlino sulla Nato e il vertice intergovernativo con la Francia, la premier prova a riportare il confronto sul terreno dei dossier concreti. Con Emmanuel Macron, anticipa, «discuterò del Libano, è una delle cose su cui possiamo lavorare insieme».

Il 2 luglio «il governo sarà presente» al ricevimento all’ambasciata Usa per la festa dell’Indipendenza, «anche per rispetto all’ambasciatore Fertitta, personalità che molto lavora per i rapporti Italia-Usa». Per Meloni, il segnale politico era già arrivato con l’annullamento della missione del ministro degli Esteri Antonio Tajani negli Stati Uniti: «Il messaggio è passato».

Un altro passaggio riguarda lo Stretto di Hormuz. La premier ribadisce che l’Italia «deve fare la sua parte» per ripristinare la libertà di navigazione. Le decisioni dipenderanno dall’andamento dell’accordo Usa-Iran, mentre il governo attende da Bruxelles «i dettagli» per ricorrere alla flessibilità.

Accise, nucleare, casa e Commissione Covid

Sul fronte economico, Meloni conferma la linea indicata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. «Conto che nelle prossime settimane non serviranno risorse per le accise», dice, prima di scherzare sul tono del titolare del Mef: «Immagino la ventata di ottimismo che abbia portato Giorgetti…».

La premier rilancia anche sul nucleare. Si dice «determinata», assicura di non voler perdere «neanche un giorno» e più avanti lo definisce «estremamente importante». Sul piano casa rivendica l’azione dell’esecutivo: «già nei prossimi mesi i primi risultati».

Sulle tasse respinge l’etichetta di «lady tax» attribuita da Matteo Renzi. «Renzi è sempre efficace nelle battute, poi è difficile sostenere che questo è il governo delle tasse. Quando chiedi a questi signori quali tasse abbiamo aumentato non sanno rispondere, perché noi le tasse le abbiamo diminuite».

C’è poi il capitolo Commissione Covid. Meloni chiede chiarezza e attacca la sproporzione del dibattito pubblico: «Al di là dei profili penali io rimango colpita dal fatto che in Italia si sia speso molto più inchiostro sulle relazioni di Sangiuliano che sulle centinaia di migliaia di soldi degli italiani che venivano distribuiti per affari facili».

Il riferimento è alle forniture durante la pandemia. «Oggettivamente ci sono delle cose che stanno uscendo che sono abbastanza inquietanti: in buona sostanza ci sono persone improvvisate alle quali vengono pagate decine di milioni, quando non centinaia di milioni di commissioni, per importare in Italia dalla Cina un miliardo e duecento milioni di mascherine».

Legge elettorale e maggioranza

Meloni difende anche la riforma della legge elettorale, attesa venerdì nell’aula della Camera. Per la presidente del Consiglio non è una norma di parte: «Io non penso che questa sia una legge che serve al centrodestra. È una legge che serve a chi vince le elezioni per avere i numeri per governare, e quindi vinca il migliore, ma è sicuramente una legge che serve all’Italia perché secondo me sarebbe devastante tornare indietro».

Secondo Meloni, il centrosinistra contesta la riforma perché punta a un pareggio che gli consenta di governare anche in caso di sconfitta. E perché l’indicazione del premier lo costringerebbe a sciogliere un nodo politico: «Hanno oggettivamente un problema di chi ci mettono».

La leader di Fratelli d’Italia dice di non voler inseguire «alchimie e aritmetica». Il verdetto, spiega, arriverà davanti agli elettori: «Quando arriveranno le elezioni – dice -, fra un anno, quando sarà, lì varrà solamente: al governo ci vuoi il centrodestra o il centrosinistra? E si vedrà anche chi sta da una parte e chi sta dall’altra. Aspetto quel momento, è il momento che decide».

Meloni si dice «fiera» della sua maggioranza, «così solida con i tempi che abbiamo dovuto attraversare», e rivendica anche il voto al Parlamento Ue sul nuovo regolamento europeo sui migranti. «Viene definita “maggioranza Giorgia”, in realtà è una banale maggioranza di centrodestra che va dai partiti di centrodestra fino ai partiti considerati sovranisti, una realtà molto simile a quella del centrodestra italiano».

L’opposizione scarsissima

La chiusura è sugli avversari. Sull’opposizione, Meloni rivendica i risultati del governo rispetto alla stagione precedente: «Può anche darsi che noi siamo scarsi, ma allora loro erano scarsissimi, perché molte cose vanno molto meglio di quando al governo c’erano i nostri predecessori. Ma questo fa parte del dibattito politico».

Anche la domanda su Roberto Vannacci diventa un affondo contro il campo progressista: «La sinistra ne parla molto perché, non potendo parlare della loro coalizione, cercano disperatamente di dire che ha problemi la nostra. Renzi era tanto impegnato a lanciare la volata a Vannacci da non accorgersi che non lo avevano neanche convocato alla riunione dei leader del centrosinistra…».

Infine, una nota personale. Meloni si dice «fiera» anche di aver smesso di fumare da quasi due mesi: «L’ho fatto dal primo maggio, senza apparire sulle cronache, e nonostante fosse un periodo difficile».

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