«Hamas sarà completamente disarmato». Con queste parole Donald Trump ha annunciato un accordo che punta a porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, confermato poco dopo anche dal movimento islamista. L’intesa, il cui testo non è stato ancora pubblicato, lega la gestione dell’arsenale di Hamas al graduale ritiro delle forze israeliane. Israele, per il momento, non ha commentato. Il presidente statunitense ha indicato nel «disarmo completo» il passaggio necessario per avviare un nuovo governo palestinese e ha precisato che l’esercito israeliano lascerà Gaza «una volta completato il disarmo».
Le armi del movimento dovrebbero essere raccolte e custodite sotto il controllo di un comitato istituito dal Board of Peace di Trump, chiamato anche a governare la fase di transizione. Hamas chiede però che i mediatori garantiscano il rispetto dell’accordo da entrambe le parti. Ghazi Hamad, componente della delegazione negoziale, ha parlato di «concessioni per il bene del popolo nella Striscia di Gaza, per salvarlo da uccisioni e sfollamenti», avvertendo che il movimento non applicherà i propri impegni qualora Israele non rispetti i suoi: «Se Israele non attua l’accordo, non lo faremo nemmeno noi».
Disarmo, tunnel e nuova amministrazione palestinese
Il piano non riguarderebbe soltanto la consegna delle armi. Una fonte diplomatica aveva anticipato la creazione di un percorso per eliminare tunnel, depositi e impianti utilizzati per la produzione di armamenti. Il Board of Peace ha successivamente confermato che Hamas ha accettato una tabella di marcia per le prossime fasi del cessate il fuoco, annunciando l’imminente avvio del Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, il Ncag, destinato ad assumere gradualmente la piena autorità sul territorio.
Nella nuova architettura di sicurezza rientrerebbero anche la Forza Internazionale di Stabilizzazione e una forza di polizia palestinese. Secondo Trump, le due strutture dovranno collaborare per garantire la sicurezza di Gaza, dei suoi abitanti e dei territori confinanti. Nikolay Mladenov, Alto Rappresentante del Board of Peace per Gaza, ha però sottolineato che la riuscita del piano dipenderà soprattutto dai controlli sul terreno: «L’attuazione e la verifica devono essere concrete. Il ritiro deve procedere di pari passo con il disarmo».
La tregua non ha fermato raid e vittime
L’accordo viene annunciato mentre il cessate il fuoco raggiunto a ottobre resta formalmente in vigore senza aver interrotto le violenze. I precedenti tentativi di arrivare a una soluzione duratura si erano arenati e Israele ha continuato a condurre raid aerei e attacchi di artiglieria quasi quotidiani nella Striscia, della quale controlla oltre il 60 per cento. Secondo il ministero della Salute di Gaza, i cui dati sono considerati attendibili dalle Nazioni Unite, dall’inizio della tregua sono stati uccisi almeno 1.214 palestinesi. Soltanto nei raid di ieri sono morte quattro persone, tra cui due bambini.
Dopo quasi tre anni di bombardamenti, decine di migliaia di abitanti vivono ancora nelle tende e gran parte delle strutture rimaste nel territorio palestinese è stata distrutta. Hamas accusa Israele di avere violato ripetutamente il cessate il fuoco attraverso incursioni aeree, sparatorie contro i civili e l’avanzamento della cosiddetta Linea Gialla, il confine informale che divide le zone sotto il controllo militare israeliano da quelle amministrate dal movimento islamista.
Il confronto si sposta adesso sui tempi e sui meccanismi di applicazione. L’emittente egiziana Al-Qahera News ha annunciato che Il Cairo ospiterà a breve una riunione dei mediatori, alla quale prenderanno parte anche Stati Uniti, Qatar e Turchia. Hamas dovrà concordare con loro ogni passaggio operativo. Hamad stima che serviranno almeno 14 giorni, forse di più, per definire modalità, scadenze e sistemi di verifica dell’accordo.




