Rapina alla Crédit Agricole, basista e complici nel mirino: spuntano i primi sospettati

La talpa avrebbe indicato caveau, allarmi e locali

La chiave del colpo potrebbe essere stata una talpa. Nella rapina alla banca Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, secondo gli investigatori, il ruolo del basista sarebbe stato determinante per indicare ai rapinatori la struttura dei locali, la posizione del caveau e il sistema di sicurezza.

È su questa figura che si concentra una parte decisiva dell’inchiesta aperta dopo l’assalto alla filiale, durante il quale furono tenute in ostaggio venticinque persone. A poco più di due mesi dalla rapina, il lavoro dei carabinieri del comando provinciale e della pm Federica D’Amodio, del pool Sicurezza urbana della Procura di Napoli guidata dal procuratore Nicola Gratteri, sarebbe vicino a una svolta: l’identificazione dei principali responsabili del colpo.

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I sospetti e la pista dei gruppi del centro storico

Il riserbo degli inquirenti resta massimo, ma l’indagine avrebbe già fissato alcuni punti. Nelle carte, racconta Dario Del Porto su «Repubblica Napoli», compaiono i nomi dei primi sospettati, ritenuti dagli investigatori professionisti della rapina e non esecutori improvvisati.

La pista seguita porta verso ambienti collegati ai gruppi storicamente radicati tra il Rione Sanità, l’area dei Tribunali e piazza San Gaetano. In questo quadro, però, il basista rappresenterebbe un profilo estraneo da questi contesti: non soltanto un componente della banda, ma la persona che avrebbe permesso ai rapinatori di conoscere in anticipo ciò che serviva per muoversi dentro l’istituto di credito.

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Le informazioni sulla distribuzione dei locali, sul caveau, sugli allarmi e sugli altri dispositivi di sicurezza avrebbero consentito alla banda di ridurre i margini di errore e di organizzare l’azione con una conoscenza precisa degli spazi interni della filiale.

I falsi alibi finiti al vaglio degli investigatori

Nel corso degli accertamenti sono emersi anche elementi relativi alla fase successiva alla rapina. Alcuni presunti componenti del gruppo avrebbero cercato di costruire coperture per sottrarsi ai controlli dei carabinieri. Tra gli alibi ritenuti sospetti ci sarebbero viaggi mai effettuati e certificati medici. Proprio su questi aspetti gli investigatori stanno verificando la possibilità che altre persone abbiano contribuito a proteggere o agevolare i componenti della banda.

L’inchiesta, quindi, non si limita alla ricostruzione dell’assalto alla banca, ma punta anche a chiarire la rete di eventuali appoggi esterni, coperture e complicità che avrebbe accompagnato la preparazione e la gestione del dopo-rapina.

Il possibile collegamento con il colpo di Giugliano

Un altro filone riguarda i possibili contatti con una rapina precedente. Gli investigatori stanno verificando se possano esserci collegamenti con l’assalto commesso il 16 gennaio 2023 contro la filiale di Giugliano della Banca popolare di Milano.

Su quel colpo è intervenuta un’inchiesta della Procura di Napoli Nord, che due settimane fa ha portato all’esecuzione di dodici ordinanze di custodia cautelare. Il confronto tra i due episodi resta uno dei passaggi ancora al vaglio degli inquirenti, mentre l’indagine sulla Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro appare ormai orientata verso i nomi e i ruoli di chi avrebbe partecipato alla rapina.

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