Comitati all’attacco: «Nessuna programmazione, cittadini lasciati soli»
Torna l’incubo della chiusura estiva della Linea 1 della metropolitana di Napoli. Dopo lo stop dello scorso anno, la sospensione del servizio per consentire nuovi lavori di manutenzione sul tratto tra Piscinola e Colli Aminei rischia nuovamente di isolare l’area nord del capoluogo e numerosi comuni della provincia, da Scampia a Mugnano, coinvolgendo un bacino di utenza che sfiora il milione di abitanti.
Ma a far discutere non è soltanto la chiusura in sé. A suscitare proteste è soprattutto l’assenza di una comunicazione chiara da parte di Anm e la mancanza di coordinamento tra gli enti coinvolti, mentre cittadini e pendolari si preparano ad affrontare mesi di disagi senza conoscere ancora tempi certi, frequenze delle navette sostitutive e modalità del servizio.
La denuncia dei comitati: «Era tutto noto da oltre un anno»
«Quello che sta succedendo oggi era noto da oltre un anno», denuncia Davide Saponaro del Comitato Metropolitano TPL Napoli Nord. «Già durante una riunione della Commissione Mobilità del Comune di Napoli ci era stato spiegato che i lavori effettuati nel 2025 riguardavano soltanto uno dei due binari e che sarebbe stato necessario un nuovo stop per intervenire sull’altro. Comune e Anm erano perfettamente consapevoli della situazione».
Secondo il rappresentante del comitato, però, nonostante il largo anticipo con cui il problema era noto, le istituzioni avrebbero riproposto sostanzialmente le stesse misure adottate l’anno scorso. «Si continua a parlare delle stesse navette sostitutive, che già nel 2025 avevano mostrato tutti i loro limiti. Il sistema ha retto perché i cittadini si sono arrangiati: passaggi da amici e parenti, taxi, anche abusivi, e soluzioni alternative. Non certo perché il servizio fosse adeguato».
La critica più dura riguarda però il fronte della comunicazione. «A pochi giorni dalla chiusura non esiste un programma pubblico dettagliato. Fino all’ultimo momento non abbiamo saputo con certezza quando sarebbero iniziati i lavori: si diceva dal 22 giugno al 14 settembre, in coordinamento con la chiusura delle scuole, ma pare siano stati posticipati. Della chiusura temporanea lo abbiamo appreso dai giornali».
Lo slittamento dei lavori e il nodo delle informazioni ai pendolari
L’Anm, con un comunicato stampa, ha informato che «i lavori sui binari della Linea 1 nella tratta compresa tra Piscinola e Colli Aminei, il cui inizio era programmato per il prossimo 22 giugno, inizieranno il 29 giugno e termineranno sempre il 14 settembre. Pertanto, dal 22 giugno al 28 giugno, le stazioni di Piscinola, Chiaiano e Frullone resteranno regolarmente aperte al pubblico e il servizio continuerà a svolgersi senza alcuna variazione».
L’azienda napoletana dei trasporti ha inoltre spiegato che lo slittamento di una settimana «è dovuto a sopravvenute e imprevedibili esigenze di Anm, che deve completare alcune attività di propria competenza utili a garantire supporto e assistenza all’esecuzione dei lavori».
«Per consentire ai clienti di programmare al meglio i propri spostamenti» — tasto dolente per gli attivisti — «Anm fornirà quanto prima, attraverso i propri canali informativi, tutti gli aggiornamenti relativi agli orari delle corse monodirezionali della Linea 1 nelle fasce mattutina e serale e agli orari e percorsi della navetta sostitutiva».
Per i comitati, il problema assume contorni ancora più gravi guardando oltre i confini del capoluogo. Sul tavolo resta infatti l’incognita relativa alla linea Arcobaleno dell’Eav, la cosiddetta Metro Campania Nord-Est, anch’essa interessata da possibili interventi di manutenzione.
Il rischio isolamento per Mugnano, Scampia e l’area nord
«La vera emergenza è la totale assenza di coordinamento tra gli enti», continua Saponaro. «Lo scorso anno provammo a mettere intorno a un tavolo Comune di Napoli, Anm ed Eav. Un dialogo c’è stato, ma senza risultati concreti. Oggi il rischio è che la chiusura contemporanea delle due infrastrutture, metropolitana Linea 1 gestita da Anm e linea Arcobaleno gestita da Eav, lasci completamente isolati territori come Mugnano, privandoli di collegamenti efficienti sia verso Napoli sia verso Aversa».
Una situazione che, secondo il comitato, fotografa una condizione ormai strutturale delle periferie e della provincia dell’area nord: territori chiamati a sopportare le conseguenze delle decisioni prese altrove e raramente coinvolti nei processi decisionali.
Da qui la richiesta di un potenziamento stabile del trasporto su gomma. Le proposte avanzate dai comitati non riguardano soltanto il periodo dell’emergenza, ma una revisione complessiva dell’offerta di mobilità nell’area nord. Tra le ipotesi c’è il rafforzamento delle linee già esistenti e il prolungamento di alcuni percorsi verso il centro città, consentendo ai cittadini di raggiungere direttamente zone come piazza Dante o Museo senza dover ricorrere a continui cambi tra autobus e metropolitana.
Mancini: «Anm comunica malissimo 365 giorni all’anno»
Sulla stessa linea Peppe Mancini, del Coordinamento Territoriale Scampia, che punta il dito contro quella che definisce una cronica incapacità comunicativa dell’azienda di trasporto.
«Anm comunica malissimo 365 giorni all’anno e nei momenti di maggiore difficoltà la situazione peggiora ulteriormente», afferma. «Prima si è parlato di una chiusura dal 22 giugno, poi di un rinvio di una settimana. Informazioni che inevitabilmente non raggiungono tutti i cittadini. C’è chi si organizza per usare l’auto e chi invece aspetta navette che magari non partiranno perché la metro sarà ancora aperta. È una gestione confusa».
Per Mancini, l’aspetto più incomprensibile è che i problemi erano già noti. «Hanno avuto un anno di tempo per prepararsi. Eppure non sono riusciti nemmeno a comunicare una data certa. Le navette dell’anno scorso hanno funzionato non perché erano efficienti, ma perché molte persone hanno semplicemente rinunciato a utilizzare il trasporto pubblico».
Anche da Scampia, come da Mugnano, arriva la richiesta di soluzioni diverse dai semplici servizi sostitutivi. «Più che aggiungere navette bisognerebbe prolungare le linee esistenti. Il C67, ad esempio, potrebbe arrivare fino a piazza Dante o Museo, evitando ai cittadini ulteriori cambi e ulteriori perdite di tempo».
Il confronto con il 2025 e l’appello alle istituzioni
Il confronto con il 2025, secondo gli attivisti, rende il quadro ancora più preoccupante. «L’anno scorso almeno esisteva un dibattito pubblico e, seppur in ritardo, arrivavano comunicazioni da parte dell’Anm e delle istituzioni. Nel 2025 il biglietto per la navetta era valido anche per la metropolitana e fu comunicato prima dell’attivazione del servizio. Oggi registriamo un silenzio quasi totale. Persino sulle agevolazioni tariffarie o sui biglietti integrati non è stato ancora comunicato nulla».
Un clima che sta producendo scoraggiamento tra i cittadini e tra gli stessi componenti dei comitati. «Molti pensano che sia inutile mobilitarsi se le decisioni vengono prese comunque senza ascoltare il territorio», ammette Saponaro.
Nel frattempo, i rappresentanti delle associazioni annunciano nuove iniziative nelle sedi istituzionali, dalla Commissione Mobilità del Comune di Napoli alla Consulta regionale dei trasporti, oltre a un appello rivolto a sindaci e consiglieri comunali dell’area nord per chiedere un potenziamento strutturale del trasporto pubblico locale.
Perché il timore, condiviso da residenti e pendolari, è che ancora una volta a pagare il prezzo più alto siano le periferie e la provincia: territori già fragili sul piano dei collegamenti e che rischiano di ritrovarsi, per l’ennesima estate, ai margini della città.




