Trump si vendica dei no di Meloni e insulta la premier: Tajani cancella la visita negli Usa

Gelo sull’asse Roma-Washington dopo le parole del tycoon

L’offesa di Donald Trump a Giorgia Meloni dice molto più del presidente americano che della premier italiana. Davanti a una leader che ha detto no su dossier delicatissimi, dalla guerra all’Iran fino agli attacchi a Papa Leone, Trump ha risposto con il linguaggio della prepotenza.

L’affondo è arrivato durante una conversazione con La7. Parlando con L’Aria che tira su, il presidente americano ha portato subito il discorso sulla premier italiana: «Come sta il suo primo ministro? Come sta?». Alla domanda sul colloquio avuto al G7 di Evian con Giorgia Meloni, Trump ha rilanciato: «Cosa ha detto quando mi ha incontrato?». Poi ha aggiunto: «Probabilmente è contenta che io le abbia parlato! Non ero obbligato a parlarle!». Il passaggio più grave è arrivato subito dopo: «Non so cosa dirle! Mi ha implorato di fare una foto con lei! Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena!».

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Meloni: «Allibita»

La risposta di Giorgia Meloni è stata immediata: «Certe cose meritano una risposta immediata. Le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate, sono francamente allibita. Non so perché il Presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è del resto la prima volta che accade. Posso solo dire che dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente, però una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai».

Parole durissime, che spostano il caso dal terreno personale a quello politico. Trump potrebbe aver voluto presentare il conto dopo i troppi no ricevuti dalla premier: no all’utilizzo delle basi americane in Italia per usi di guerra, no all’intervento italiano nella guerra contro l’Iran e nel canale di Hormuz, no agli attacchi del presidente americano a Papa Leone.

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Tajani annulla la missione negli Usa

La reazione istituzionale italiana non si è fermata a Palazzo Chigi. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso solidarietà alla premier con una telefonata. Antonio Tajani, ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ha cancellato la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno.

Lo ha annunciato su X: «Le gravi e offensive parole del presidente Trump nei confronti del presidente del Consiglio Giorgia Meloni offendono tutta l’Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno». Negli Usa Tajani avrebbe dovuto partecipare all’Italy-Us business, investment, science and innovation forum a Miami, in Florida.

Tommaso Foti ha espresso «piena e affettuosa solidarietà» a Meloni, definita bersaglio delle «offensive affermazioni» di Trump. Il ministro per gli Affari europei ha avvertito che questi comportamenti mettono a rischio lo storico rapporto tra Stati Uniti ed Europa e ha chiuso: «Non indebolisce l’Europa, non fa piegare la testa all’Italia di Giorgia Meloni».

Guido Crosetto ha scritto su X: «Non posso immaginare Giorgia Meloni chiedere una fotografia a nessuno, nemmeno sotto minaccia». Per il ministro della Difesa, parlare di «caduta di stile» sarebbe persino troppo poco, perché frasi del genere non aiutano «né gli USA, né l’Italia, né l’alleanza».

Adolfo Urso ha parlato di «false e infamanti affermazioni, prive di ogni fondamento» e ha chiesto alle forze politiche una reazione comune «a difesa delle istituzioni della Repubblica, della storia e della dignità del nostro Paese».

La maggioranza difende Meloni

Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha ricordato che Trump aveva già rivolto insulti ad altri leader europei, da Macron a Merz fino a Starmer. Poi ha aggiunto: «L’Italia non implora mai, tantomeno lo fa Giorgia Meloni di cui evidentemente Trump soffre la leadership». La Lega ha scritto sui social che, con i fronti di guerra ancora aperti, «non è accettabile polemizzare con alleati e amici» e ha ribadito: «L’Italia e il suo governo non implorano nessuno».

Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, ha definito le parole di Trump «ingiustificate e inaccettabili» e ha criticato «una parte delle opposizioni» che ha trasformato il caso in polemica interna, «toccando uno dei punti più bassi della storia politica italiana». Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, ha parlato di un Trump «fuori controllo», accusandolo di aver offeso non solo la premier, ma «60 milioni di italiani». Ronzulli ha condiviso anche la scelta di Tajani di cancellare il viaggio a Miami.

Le opposizioni tra solidarietà e polemica

Dalle opposizioni sono arrivate anche posizioni di solidarietà. Lorenzo Guerini, deputato del Pd ed ex ministro della Difesa, ha espresso vicinanza «piena e convinta» a Meloni, pur parlando di fallimento della scommessa politica su Trump. Per Guerini, i rapporti tra amministrazione americana e governo italiano «non hanno mai toccato punti così bassi».

Carlo Calenda ha definito Trump «un mentitore seriale nonché un bullo da operetta» e ha aggiunto di non credere che Meloni abbia implorato alcunché. Alessandra Moretti, eurodeputata del Pd, ha chiarito che stare dalla parte politica opposta «non significa tifare contro l’Italia».

Chi usa l’offesa per colpire la premier

Altre reazioni, invece, hanno trasformato l’attacco subito da Meloni in un’occasione per colpire la presidente del Consiglio. Riccardo Magi ha scritto che Trump «ora bullizza anche Giorgia Meloni, l’ultima alleata che le era rimasta» e ha chiesto alla premier di fare «mea culpa». Matteo Renzi ha definito le frasi di Trump «orripilanti», ma poi ha attaccato Meloni: «Buongiorno Giorgia, ben svegliata». Per il leader di Italia viva, «la destra mondiale ha fallito».

Angelo Bonelli ha parlato di «subalternità» a Trump e ha sostenuto che Meloni dovrebbe provare «tanta vergogna» e pensare «seriamente» a farsi da parte. Nicola Fratoianni ha indicato nella «subalternità a Trump» la causa della situazione, citando acquisti di armi e gas dagli Stati Uniti.

Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle, che su X ha scritto: «La differenza tra un vero leader e una premier che si fa baciare in testa da Biden e che elemosina foto a Trump, umiliando l’Italia. Meloni tolga il disturbo, ora tocca a noi!». Il post era accompagnato da un montaggio con Giuseppe Conte e Giorgia Meloni e dalla scritta: «Conte porta in Italia 209 miliardi, rispettato nel mondo; Meloni porta dazi e spese militari. Il Presidente Usa, “Meloni mi fa pena”».

Sindacati e imprese

Maurizio Landini ha definito le parole di Trump «particolarmente gravi», perché rivolte a una figura che rappresenta il Paese e il governo. Il segretario generale della Cgil ha però aggiunto che le distanze dalla politica di Trump andavano prese «da un po’».

Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha espresso sostegno alle istituzioni italiane e alla presidente del Consiglio «a prescindere dal colore politico», definendo le dichiarazioni di Trump «veramente inopportune». Dal palco di Confindustria Asti a Nizza Monferrato, ha ricordato anche l’impatto dello scenario geopolitico sui costi industriali.

Nico Gronchi, presidente nazionale di Confesercenti, ha parlato di parole «inaccettabili» e ha ribadito che tra Paesi alleati servono «lealtà, responsabilità e rispetto reciproco», soprattutto in una fase delicata per gli equilibri globali.

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