Senza sport e servizi cresce il rischio di disagio sociale
L’ultima ricerca della Fondazione CESVI sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia certifica ancora una volta una realtà che dovrebbe scuotere le coscienze di tutti: la Campania continua a occupare gli ultimi posti delle classifiche relative alla qualità della vita dei minori.
Sanità, servizi, mortalità infantile, spazi pubblici, luoghi di aggregazione, opportunità educative e sportive. I numeri sono impietosi e raccontano una terra che continua a negare ai propri bambini ciò che dovrebbe essere garantito come diritto fondamentale. La vera emergenza del Sud non è soltanto economica. È culturale, sociale e generazionale. Da anni, proprio dalle colonne di questo giornale, abbiamo avanzato proposte concrete per affrontare il problema. Non slogan, ma idee e progetti.
Lo sport come presidio sociale
Abbiamo indicato nello sport uno dei più potenti strumenti di inclusione sociale, di prevenzione del disagio, di contrasto alla dispersione scolastica e di educazione alla legalità. Abbiamo chiesto investimenti strutturali sugli impianti sportivi di quartiere, sulle palestre scolastiche, sulle associazioni sportive dilettantistiche, sui percorsi di accompagnamento per i minori delle periferie più fragili.
Perché chi opera quotidianamente nel mondo della legalità sa bene che la repressione, da sola, non basta. La sicurezza si costruisce prima di tutto offrendo opportunità. Un campo sportivo aperto è spesso più efficace di una telecamera. Una palestra funzionante vale più di cento proclami. Un bambino che pratica sport, che vive spazi educativi sani, che incontra allenatori e figure positive, è un bambino meno esposto al rischio della devianza e della violenza.
Il degrado che compromette la crescita
Se tutto ciò che circonda un minore appare degradato, dai servizi sanitari agli spazi verdi, dalle aree gioco alle strutture sportive , è inevitabile che anche il suo percorso di crescita venga compromesso. L’età evolutiva è il momento in cui si costruisce il rapporto con la società, con le regole e con il futuro. Trascurare questo passaggio significa alimentare le fragilità che poi esplodono sotto forma di disagio sociale, criminalità e violenza giovanile.
E allora torna alla mente una delle immagini più potenti e dolorose degli ultimi anni: quei ragazzini che giocano a basket senza un canestro. Una scena che potrebbe sembrare soltanto una fotografia di degrado urbano, ma che in realtà rappresenta perfettamente il risultato della ricerca CESVI.
Bambini che continuano a giocare senza avere gli strumenti necessari. Bambini costretti a inseguire sogni in assenza delle strutture che dovrebbero sostenerli. Bambini che provano a costruirsi un futuro mentre le istituzioni dimenticano di costruire il contesto nel quale quel futuro dovrebbe nascere.
Quel canestro che manca non è soltanto un pezzo di ferro. È il simbolo delle occasioni negate, delle politiche assenti, delle priorità sbagliate.
Una vertenza nazionale per l’infanzia del Mezzogiorno
Per questo serve una grande vertenza nazionale sull’infanzia del Mezzogiorno. Serve una mobilitazione politica, culturale e mediatica che metta finalmente al centro i diritti dei bambini del Sud. Serve che il tema diventi una priorità dell’agenda pubblica. Perché non può esistere una Napoli delle grandi vetrine internazionali e delle candidature olimpiche se contemporaneamente migliaia di minori continuano a vivere in condizioni che l’Europa considera tra le peggiori del Paese.
La vera sfida non è organizzare il prossimo grande evento. La vera sfida è impedire che la prossima generazione venga abbandonata. Perché una società che lascia i propri bambini ultimi in classifica sta già condannando il proprio futuro. E nessuna operazione di marketing territoriale potrà mai nascondere questa verità.




