Deficit, l’Ue apre all’Italia: In autunno potrebbe uscire dalla procedura

La manovra potrebbe avere margini più ampi

La partita sui conti pubblici italiani non è chiusa. Da qui all’autunno, le nuove valutazioni su deficit, Pil e Superbonus potrebbero incidere sulla procedura d’infrazione e sulla prossima manovra del governo Meloni. Il margine politico ed economico dell’esecutivo potrebbe infatti dipendere da una verifica tecnica attesa dopo l’estate. Se i dati italiani dovessero essere rivisti in positivo, Bruxelles potrebbe modificare il proprio giudizio e aprire la strada all’uscita dalla procedura d’infrazione. Uno scenario che resta ipotetico, ma che la Commissione europea non esclude.

A indicare questa possibilità è stato il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, che a La Stampa ha spiegato: «Teoricamente è possibile». Il riferimento è all’eventuale correzione dei numeri su Pil e deficit, attesa in autunno, quando saranno disponibili i dati definitivi legati anche al Superbonus. Dombrovskis ha raccontato che, a margine dell’Ecofin di inizio settimana, il ministro Giancarlo Giorgetti «ha detto che potrebbero esserci alcune rivalutazioni» dei dati Eurostat «in autunno, alla luce dei numeri definitivi del Superbonus. E quindi potrebbero esserci degli sviluppi».

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Per il momento, però, l’Italia resta oltre il limite europeo. Il deficit si è fermato al 3,1%, sopra la soglia del 3%, e la Commissione, nelle previsioni economiche di primavera del 3 giugno, certificherà la permanenza del Paese sotto procedura. Il quadro, tuttavia, non è considerato del tutto definitivo. Negli ultimi anni, infatti, i numeri macroeconomici italiani hanno risentito di fattori straordinari e difficili da contabilizzare in modo lineare. Dal 2020, gli effetti del Covid si sono intrecciati con quelli del Superbonus, producendo oscillazioni e aggiornamenti nel corso dell’anno solare.

Superbonus, truffe e ritardi nelle contabilizzazioni

Il punto più sensibile riguarda proprio il Superbonus. Un eventuale miglioramento del rapporto deficit/Pil potrebbe arrivare dai dati collegati al numero delle truffe e alle contabilizzazioni in ritardo. Sono questi gli elementi che potrebbero incidere su un riconteggio favorevole. Resta però una distinzione decisiva. Per evitare lo sforamento del 3%, è più realistico intervenire sulla riduzione del deficit che puntare su un aumento del Pil. In quest’ultimo caso servirebbe una crescita molto consistente, ma al momento non emergono segnali tali da giustificare un salto di quella portata.

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Il passaggio chiave sarà la seconda Notifica a Eurostat, prevista a fine settembre e relativa agli stessi anni già comunicati ad aprile. L’Istat pubblicherà i dati il 22 settembre, così da consentire ai documenti programmatici di finanza pubblica di recepire gli aggiornamenti dei Conti. L’invio a Eurostat dovrà avvenire entro il 30 settembre. Nella seconda release, per l’anno T-1, saranno inserite nei Conti le informazioni di base che nel frattempo si sono consolidate, fornite soprattutto dal Mef. Tra queste rientra anche il bilancio dello Stato parificato dalla Corte dei Conti.

La trasmissione dei dati a Eurostat e la verifica nell’ambito della Notifica seguiranno, anche in questa fase, modalità e tempi analoghi a quelli della Notifica di aprile. Le clarifications si svolgeranno nelle prime tre settimane di ottobre, mentre i dati validati saranno diffusi tra il 21 e il 22 ottobre di ogni anno, contemporaneamente sui siti di Eurostat e Istat.

Energia, difesa e linea anti-crisi

Sulle parole di Dombrovskis, un portavoce della Commissione ha chiarito il punto politico e tecnico della questione: «Ciò che è importante sono i dati presentati dalle autorità italiane. Se ci fosse una modifica nei dati, ad esempio se venissero rivisti, allora la Commissione giungerebbe a conclusioni diverse».

L’apertura europea, dunque, c’è ed è tutt’altro che consueta. Ma il margine negoziale resta selettivo. La richiesta italiana di scorporare le spese per l’energia dal computo del deficit ha trovato un muro a Palazzo Berlaymont. Più praticabile, invece, è apparsa la proposta di utilizzare una parte della clausola di salvaguardia per la difesa.

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