Almeno cinque colpi contro Antonio Musella
Un agguato con modalità camorristiche, ma un movente ancora da definire. È su questa linea che si muovono le indagini sull’omicidio di Antonio Musella, 51 anni, ucciso nella notte tra lunedì e martedì a Ponticelli mentre era a bordo del suo furgone.
Tra le ipotesi prese in considerazione dagli inquirenti non viene esclusa neppure quella della vendetta trasversale. Musella sarebbe stato inseguito e poi raggiunto da almeno cinque colpi di pistola. La dinamica dell’assassinio, ritenuta tipicamente camorristica, ha portato la procura di Napoli ad affidare il coordinamento degli accertamenti della Polizia di Stato alla sezione della Dda coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Amato. Le attività investigative sono condotte dalla Squadra Mobile e dal commissariato Ponticelli.
Gli investigatori, tuttavia, mantengono aperti più scenari. A Napoli, in diverse occasioni, modalità mafiose sono state utilizzate anche per commettere omicidi che poi avevano poco o nulla a che fare con la criminalità organizzata. Musella lavorava nel settore ortofrutticolo e, secondo quanto raccontato da Gennaro Scala sul Corriere del Mezzogiorno, si stava recando a Volla per lavoro. Aveva precedenti per estorsione, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale ma non risultano a suo carico precedenti per associazione di stampo mafioso. Risulta, invece, imparentato con alcune esponenti delle cosiddette «pazzignane», storico gruppo criminale del quartiere.
Una delle piste ritenute non improbabili collega la sua morte a un arresto avvenuto qualche mese fa. Ma gli accertamenti della Polizia di Stato sono solo all’inizio e non escludono altri moventi. Secondo la prima ricostruzione, Musella sarebbe stato inseguito, speronato e poi ucciso con un volume di fuoco che non lascia dubbi sulle intenzioni di chi ha sparato. L’obiettivo, per gli investigatori, era eliminare l’uomo che gli assassini avevano davanti.



