Napoli Est, la ferita sotto la cenere: il caso di via Mastellone resta un nodo irrisolto

“L’ex campo Rom”: un racconto di violenza ambientale tra roghi, silenzi e resistenza

A Napoli Est gli incendi non finiscono quando si spengono le fiamme. Restano nell’aria, nel terreno, nelle vite quotidiane di chi abita tra Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio. Via Mastellone è il simbolo di questa continuità: un’area passata da zona agricola a insediamento informale e discarica abusiva, oggi al centro di una lunga battaglia ambientale che coinvolge cittadini, associazioni e istituzioni. A guidarci in questo excursus ambientale è Mariarosaria De Matteo, «di professione sono un’insegnante, insegno nella zona est da molti anni, e sono attivista ambientale da oltre 30 anni», uno sguardo che tiene insieme scuola, territorio e salute.

Dalle prime criticità all’incendio del 2023

L’incendio del 18 luglio 2023 ha reso visibile a tutti, soprattutto ai media, una realtà già nota ai residenti: roghi tossici, sversamenti e inquinamento diffuso. Ma la storia parte da prima. Già negli anni precedenti l’area era gravemente compromessa. Nel 2021, con l’evacuazione degli occupanti grazie anche all’intervento di Emergency, si liberò lo spazio, ma non il problema: sotto restavano rifiuti interrati, materiali bruciati, sostanze ignote che continuano tutt’ora a rappresentare un rischio.

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In questi anni nasce Barra R-Esiste, associazione guidata proprio da Mariarosaria De Matteo. Il suo impegno unisce dimensione educativa e civile: difesa del territorio, diritto alla salute e sostegno alle famiglie. L’attivista racconta: «Barra R-Esiste nasce da un atto di disperazione perché, davanti a molte difficoltà ad interloquire in modo diretto e personale con le istituzioni, ho sentito il bisogno di mettere insieme anime diverse mosse dallo stesso obiettivo, ovvero batterci per la difesa del territorio ma soprattutto per il diritto alla salute e a un’aria pulita». L’associazione nasce quindi dalla difficoltà dalla necessità di creare una rete di cittadini, professionisti e attivisti capaci di agire insieme.

Via Mastellone: i bambini crescono tra miasmi e silenzi

La partecipazione è un elemento centrale: non delegare, ma costruire dal basso una risposta collettiva. «Io sono per la democrazia partecipata – spiega Mariarosaria –  chiunque doveva sentirsi libero di rappresentare le esigenze di tutti». Accanto a De Matteo, figure come Paolo Fierro di Medicina Democratica ed Enzo Morreale attivista sociale, contribuiscono a rafforzare una mobilitazione fatta non solo di proteste, ma anche di studio, raccolta dati e pressione amministrativa. «Quando sembriamo “tranquilli” non è perché ci fermiamo ma perché studiamo e approfondiamo»: un lavoro spesso invisibile, ma fondamentale per trasformare le denunce in richieste concrete.

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La lotta, però, è tutt’altro che semplice. Per anni le segnalazioni sono state minimizzate o ignorate, mentre una parte della cittadinanza restava divisa tra paura e sfiducia. «I cittadini ancora oggi forse non hanno ben compreso la situazione grave nella quale si trovano… le istituzioni sono molto assenti e non hanno mai fatto squadra». In questo clima, ogni iniziativa pubblica ha avuto anche un valore simbolico, come il volantino natalizio con la Sacra Famiglia in maschera antigas del 2024: una provocazione che ha aperto un confronto profondo anche all’interno delle comunità parrocchiali.

Queste ultime dichiara De Matteo, sono sempre state molto disponibili: «la locandina fu accolta in tutte le parrocchie della zona, compreso il decano: un segnale chiaro che il messaggio era stato compreso. Era evidente che Barra R-Esiste non aveva legami né appartenenze politiche, ma si muoveva in modo autonomo, aperta al contributo di chiunque volesse impegnarsi, senza farsi strumentalizzare né strumentalizzare altri».

Infatti il coinvolgimento della comunità emerse anche nel presepe vivente di Napoli Est tenutosi sempre nel 2024 dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie all’Oliva, dove i roghi di via Mastellone entrano nella narrazione collettiva, persino attraverso la voce dei bambini. A detta di Mariarosaria, infatti, proprio i più piccoli sono al centro della denuncia: «mi veniva detto che i bambini delle scuole della zona stavano con le salviettine sotto il naso perché i miasmi che arrivavano dal campo erano insopportabili, bambini che tornati a casa continuavano a respirare quell’aria. Bambini che non possono pagare per le angherie e le mancanze di chi ci amministra». Piccoli cittadini che rappresentano la misura concreta dell’emergenza e della sua ingiustizia.

Dati sanitari insufficienti: le risposte che non arrivano

Sul piano sanitario, nel mentre, i dati restano insufficienti. Da anni si parla di eccesso di mortalità nelle periferie nord-orientali, ma mancano informazioni aggiornate e facilmente consultabili. «Abbiamo chiesto qual è la ricaduta in termini di salute su questa zona. Perché al momento non lo sappiamo – ribadisce l’attivista – si passano sempre la palla». Comune e ASL si rimpallano le responsabilità, lasciando i cittadini in una condizione di incertezza che alimenta paura e sfiducia. Il timore è quello già visto nella Terra dei Fuochi: conseguenze che emergono solo a distanza di anni.

Intanto, sul territorio, il problema continua. Dopo l’incendio del 2023, le fumarole non sono scomparse e gli sversamenti proseguono nonostante l’area sia stata interdetta. «Io faccio dei sopralluoghi, cosa che dovrebbero fare le autorità, e faccio foto e comunicazioni». Infatti, rifiuti di ogni tipo continuano ad accumularsi, segno di controlli insufficienti e di una gestione ancora fragile.

Bonifiche senza chiarezza: cosa è stato fatto davvero?

Il nodo della bonifica resta centrale. Le comunicazioni ufficiali parlano di interventi, ma mancano chiarezza e trasparenza: non si sa cosa sia stato realmente rimosso, né cosa resti nel sottosuolo. A giugno 2024 infatti, il Comune aveva disposto un piano di bonifica che a fine 2025 risultava solo parzialmente avviato. «Ho visto propaganda pubblicitaria in cui dicevano che stavano provvedendo alla bonifica. Ma bonifica di cosa?» si chiede stanca De Matteo. Anche gli interventi sull’amianto, imposti dalla magistratura, appaiono incompleti. «Va fatta la bonifica di tutti i rifiuti sotterrati… ma soprattutto, tutto va comunicato ai cittadini». Una bonifica totale richiederebbe risorse significative, ma soprattutto un piano chiaro, condiviso e verificabile nel tempo.

Nel marzo 2026 la mobilitazione si è rafforzata anche sul piano formale: comitati e associazioni guidati da Enzo Morreale hanno presentato a Comune e Città Metropolitana accessi civici per ottenere documenti su bonifiche, mare e spazi pubblici. L’obiettivo è semplice ma cruciale: conoscere lo stato reale delle cose, oltre gli annunci. Rendere pubblici i dati significa restituire ai cittadini la possibilità di partecipare consapevolmente alle decisioni. La vicenda di via Mastellone si inserisce in un quadro più ampio di fragilità di Napoli Est: litorale non balneabile, progetti pubblici bloccati, carenza di spazi riqualificati. Non si tratta di un caso isolato, ma di una condizione strutturale che richiede interventi coordinati e continui nel tempo.

La solitudine di chi lotta: appello alla magistratura

Resta poi il tema del futuro dell’area. La destinazione d’uso è decisiva: da essa dipende la profondità della bonifica e il tipo di intervento necessario. «Noi associazioni abbiamo chiesto la riconnessione con il parco di via Mastellone per un grande parco urbano, perché pensiamo che la zona meriti compensazione di aria pulita». Ma il confronto resta aperto e privo di risposte definitive.

Alla base di tutto c’è una scelta: restare e continuare a lottare. Mariarosaria afferma: «purtroppo la solitudine nelle lotte è tipica, sono poche quelli che capiscono che anche da solo si può buttare giù una porta e fare sì che qualcuno ascolti la voce del tuo territorio». Dopo anni di battaglie, sarebbe più semplice andare via, ma molti cittadini scelgono di restare per difendere il proprio territorio. «Se fossi razionale dovrei fare i bagagli e andarmene, ma emotivamente non posso farlo».

Il punto è anche morale: «La periferia non è la pattumiera della città di Napoli». Per questo l’appello finale è alla magistratura, affinché vigili e garantisca interventi reali. «So che la Magistratura può fare e dovrebbe fare di più, come ha mostrato in passato, chiedendo conto e vigilando di quello che si sta facendo sul posto». Napoli Est non ha bisogno di nuove emergenze mediatiche, ma di continuità, memoria e trasparenza. A via Mastellone il problema, in fondo, non è solo ciò che è stato bruciato. È ciò che continua a restare sotto la cenere e la terra.

Foto di E. Rota

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