Crisi di Hormuz, Meloni: «L’Italia farà la sua parte con l’ok del Parlamento»

La premier: navi italiane con postura esclusivamente difensiva

Dopo la tregua tra Washington e Teheran, si accelera sul dossier Hormuz. L’Italia si dice pronta a contribuire a una presenza navale internazionale, con un obiettivo dichiarato: garantire la sicurezza delle rotte. La disponibilità è stata formalizzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il vertice dei Volenterosi convocato a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron. L’ipotesi è quella di «una presenza navale internazionale a Hormuz quando vi sarà una cessazione delle ostilità, in coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali e con una postura esclusivamente difensiva».

L’obiettivo è garantire, dopo la tregua siglata dagli Stati Uniti e dall’Iran, la libera circolazione delle navi. Il contributo italiano, però, potrà esserci solo con il via libera del Parlamento, mentre non sarà necessaria una risoluzione dell’Onu. Non è una pre-condizione, spiegano nel governo: occorre agire subito, in maniera efficace e senza veti.

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Il piano del governo e il passaggio alle Camere

A sollecitare una convergenza politica ampia è il ministro della Difesa Guido Crosetto: «In questo momento non servono differenziazioni o scuse. Tutti devono avere lo stesso obiettivo. Siamo stati i primi a parlare di Onu ma non capisco perché per una missione così importante ci possano essere dei no. In un momento del genere dovrebbe essere facile ritrovarsi su posizioni comuni».

La missione viene considerata una «missione aperta» e nel governo non ci si aspetta una partecipazione degli Stati Uniti. Donald Trump, intanto, è tornato a criticare la Nato: «Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio. Sono stati inutili nel momento del bisogno: una tigre di carta». Tra Italia e Usa, inoltre, non ci sarebbero stati contatti in questi giorni. «Se gli Stati Uniti non ci saranno non ci dovranno essere giudizi negativi», osserva ancora Crosetto.

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L’Europa, intanto, si muove e punta a farlo in tempi brevi. La prossima settimana, ha annunciato il primo ministro britannico Starmer, ci sarà una riunione tecnico-militare che dovrà dare risposte sulla tempistica. Tutto dipenderà dalla tenuta della tregua tra Teheran e Washington, ma l’Italia, afferma Crosetto parlando con l’AGI, «è pronta a fare la propria parte».

Fregate, sminamento e sicurezza nello stretto

Tra le ipotesi sul tavolo c’è un impegno italiano per lo sminamento dello stretto e, spiegano fonti informate sul dossier, anche la concreta possibilità di inviare fregate qualora si rendesse necessario scortare convogli mercantili.

La premier ha chiarito la linea dell’esecutivo, spiegando che occorre «rassicurare l’industria marittima, per fornire un quadro di sicurezza per le navi in transito nello stretto». E ha rivendicato il senso politico dell’iniziativa: «Il lavoro che stiamo facendo non è mosso da un interesse di parte, ma da un interesse generale. L’obiettivo, ovviamente, necessita di uno sforzo che coinvolge diversi ambiti, quello diplomatico, quello securitario, anche quello umanitario, se si pensa ai marittimi che sono bloccati nel Golfo e se si pensa alle nazioni che vengono impattate direttamente dalla crisi».

Dopo le critiche piovute dal presidente americano Donald Trump, Meloni è volata a Parigi, dove è stata accolta da Macron con un saluto caloroso. Il confronto, ha osservato la presidente del Consiglio, è stato «molto produttivo» ed è rientrato in «una iniziativa estremamente importante». A margine della riunione, la premier ha avuto anche un colloquio con il cancelliere tedesco Merz.

La premessa di Meloni resta che l’Iran deve rinunciare alla corsa nucleare, ma il dossier affrontato all’Eliseo ha riguardato la riapertura di Hormuz, che per la premier «è parte di qualsiasi serio progetto di negoziato per la crisi in Medio Oriente». In questo quadro, ha aggiunto, «L’Italia offre la sua disponibilità a mettere a disposizione proprie unità navali sulla base di un’autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali. È un impegno in linea con le missioni Aspides e Atalanta».

Le opposizioni insistono sul mandato Onu

Le opposizioni, però, chiedono un mandato Onu. «A tutti sta a cuore la libertà e la sicurezza della navigazione, ma una missione specialmente in uno scenario così delicato e deteriorato, dev’essere chiara – argomenta il responsabile Esteri del Pd Beppe Provenzano – nelle regole di ingaggio e avere una forte base giuridica fondata sul diritto internazionale. Al momento il governo non ha chiarito né le une né l’altra».

Per il Movimento 5 Stelle nessuna spedizione militare italiana al largo delle coste iraniane è pensabile se non avviene sotto l’egida dell’Onu. Sulla stessa linea Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs. Critico anche Matteo Renzi: «Come si cambia per non morire, cantava Fiorella Mannoia ma Meloni è stonata dal punto di vista politico, si è rimessa al tavolo di quelli che non voleva vedere perché voleva fare il ponte di Trump. Era venuta via con sdegno, ora fa retromarcia». Sul fronte politico arrivano aperture da Azione. Nella maggioranza, invece, il via libera arriva da Forza Italia e Noi Moderati, mentre dalla Lega non sono arrivati commenti.

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