Tragedia della funivia del Faito, la Procura: «Non il vento ma incuria umana»

Fragliasso: «Alla base un errore umano»

A un anno dal disastro della funivia del Monte Faito, emerge una linea investigativa precisa: per la Procura di Torre Annunziata, il forte vento del giorno precedente non spiega da solo la caduta della cabina due. Il procuratore Nunzio Fragliasso indica invece l’«incuria umana».

Secondo quanto illustrato dallo stesso Fragliasso nel corso di una conferenza stampa convocata per fare il punto sull’inchiesta, la cabina due non sarebbe precipitata a causa delle raffiche che, il giorno prima della tragedia, avevano superato i 100 kmh. Il procuratore ha spiegato che stando agli elementi finora emersi, «alla base ci sarebbe stato un errore umano. Dunque questa tragedia sarebbe stata evitabile». L’attenzione degli inquirenti si concentra invece su responsabilità riconducibili a una gestione non adeguata.

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Il magistrato ha sottolineato come la tragedia, che ha causato la morte di quattro persone – il conducente e tre turisti stranieri – e il ferimento di una quinta, fosse evitabile e «dovrebbe insegnare molto». Un richiamo diretto alla prevenzione: «i controlli devono essere effettivi, periodici e fatti con oculatezza». Alla conferenza erano presenti anche i rappresentanti del comando provinciale dei vigili del fuoco, della squadra mobile della Questura di Napoli e del commissariato di polizia di Castellammare di Stabia.

Indagini complesse tra condizioni estreme e recuperi difficili

Le attività investigative sono iniziate immediatamente dopo l’incidente, già il giorno stesso, sia presso la stazione della funivia a valle sia nel punto in cui la cabina è precipitata. Fin dalle prime fasi, ha evidenziato Fragliasso, le operazioni si sono rivelate «particolarmente complicate e difficili». A rendere tutto più complesso è stata la natura impervia dei luoghi: la cabina era rimasta sospesa lungo il fianco della montagna, trattenuta soltanto da alcuni alberi su una parete quasi verticale, a circa 40 metri dalla strada. Una condizione che ha reso estremamente difficoltose le operazioni di recupero.

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I numeri dell’inchiesta e delle attività tecniche

Il procuratore ha poi fornito un quadro dettagliato delle dimensioni del procedimento, definito «solo parzialmente rappresentativo» della complessità delle indagini e delle attività peritali. Gli indagati sono 26, mentre 24 sono le persone offese, tra cui la vittima sopravvissuta e i familiari delle vittime decedute. Coinvolti 29 avvocati difensori: 24 per gli indagati e cinque per le persone offese. Sul piano tecnico operano due periti del tribunale, due consulenti tecnici del pubblico ministero e 23 consulenti tecnici delle parti private. L’area interessata dalle indagini si estende per circa dieci ettari, utilizzati per la ricerca e il recupero dei reperti.

Sul fronte operativo, i vigili del fuoco hanno effettuato 158 accessi, impiegando complessivamente 1.370 uomini per il recupero della cabina, del carrello e del traliccio, oltre che per la ricerca di elementi fondamentali come le boccole delle teste fuse. Gli stessi hanno inoltre realizzato vie di accesso in sicurezza per consentire il lavoro di tecnici, magistrati e polizia giudiziaria.

La polizia del commissariato di Castellammare di Stabia ha eseguito oltre cento sopralluoghi, sia in autonomia sia a supporto di vigili del fuoco e polizia scientifica. Quest’ultima ha effettuato circa ottanta sopralluoghi, per un totale di quasi 150 giorni lavorativi, con l’impiego di circa 600 unità di personale, arrivando al recupero e alla catalogazione di 44 reperti. Le operazioni di recupero della cabina precipitata, del carrello e del traliccio di collegamento hanno richiesto tre mesi effettivi di lavoro, da agosto a dicembre 2025.

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