Trapianto di cuore fallito, la madre di Domenico: «Gli ho promesso giustizia e nessuno lo dimenticherà»

La mamma: «Nessun’altra famiglia deve soffrire»

Una promessa fatta davanti alla morte di un figlio: ottenere giustizia e impedire che la sua storia venga dimenticata. «Quando è morto gli ho fatto due promesse: che avrebbe avuto giustizia e che nessuno lo avrebbe dimenticato. Nessun’altra famiglia deve soffrire come stiamo soffrendo noi». Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico, lo ha raccontato a Domenica In, dove è intervenuta insieme al marito Antonio Caliendo e all’avvocato Francesco Petruzzi per ripercorrere la vicenda del trapianto di cuore che avrebbe dovuto salvare il bambino.

«Siamo qui, negli studi televisivi, per questo, altrimenti staremmo a casa a piangere. Vogliamo ricordare Domenico e aiutare gli altri bambini che hanno bisogno di un trapianto o che hanno subito un danno per malasanità».

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La diagnosi quando aveva quattro mesi

La storia del piccolo Domenico inizia quando aveva appena quattro mesi. Un pianto diverso dal solito spinse i genitori a portarlo al pronto soccorso dell’ospedale di Nola. Da lì il trasferimento al Monaldi e la diagnosi: cardiomiopatia dilatativa. «Ci dissero che aveva il 50% di possibilità di morire. Sapevamo che senza un cuore nuovo sarebbe arrivato massimo a 5 anni».

Per due anni la famiglia ha vissuto tra controlli continui e terapie, aspettando la possibilità di un trapianto. «Sono riuscita a gestire la sua malattia e fargli vivere una vita come tutti i bambini». Il momento più difficile, ha raccontato la madre, è stato spiegare la tragedia agli altri figli. «La piccolina bacia ancora le foto di Domenico, il più grande mi ha detto “mamma fagliela pagare”. Quel sabato mattina sono corsa a casa, dovevano saperlo da me».

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La telefonata per il trapianto e l’ultima volta che lo ha abbracciato

La sera del 22 dicembre 2025 arriva la telefonata dall’ospedale: c’è un cuore compatibile. Una notizia che, invece di portare sollievo, lascia spazio a una sensazione difficile da spiegare. «Ammetto di aver attaccato il telefono. Avevo una brutta sensazione e non riuscivo a viverla bene», ha ricordato la madre.

Anche il padre del bambino ha raccontato lo stesso timore. «Ero davanti alle macchinette nel corridoio della terapia intensiva e ho detto al mio amico “io me lo porto a casa”. Avevo una sensazione terribile ma poi con Patrizia ci siamo detti: “se lo portiamo via che genitori siamo”». La mattina del 23 dicembre il bambino entra in sala operatoria. «Mi è saltato in braccio dicendo “mamma”. Quella è stata l’ultima volta che mi ha abbracciato».

L’intervento, il cuore che non riparte e i dubbi sul trasporto

Dopo l’operazione arrivano le prime notizie dalla sala operatoria. «Alle 19.30, finita l’operazione, vengono la dottoressa e un’infermiera a dirmi solo che il cuore non parte e che dovevano attaccarlo all’ecmo, sperando o che il cuore ripartisse o che arrivasse un cuore nuovo».

La famiglia racconta di aver scoperto altri particolari solo settimane dopo. «Abbiamo saputo dai giornali, il 7 febbraio, che il cuore era arrivato congelato», ha spiegato la madre. Durante la trasmissione è intervenuto anche l’avvocato Francesco Petruzzi. «Il ghiaccio secco non è l’unico problema. Nessuno ha monitorato la temperatura durante il trasporto e il box non era conforme alle linee guida».

La fondazione e l’iniziativa della Nazionale cantanti

Per i genitori l’obiettivo adesso è trasformare il ricordo del figlio in qualcosa di concreto. «Vogliamo dare giustizia e aprire la fondazione in suo nome». A sostegno dell’iniziativa è arrivato anche un video messaggio di Sal Da Vinci, fresco vincitore del Festival di Sanremo. «Con i vertici della Nazionale cantanti abbiamo deciso di fare una partita per raccogliere dei fondi da devolvere alla fondazione di Domenico. Era doveroso da parte mia e della città tutta».

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