Capri, l’isola di un amore sospeso e di una grotta infestata

Dove leggende, archeologia e tradizione popolare si intrecciano

Luogo dove Odisseo quasi si arrese al canto delle Sirene, Capri è una delle meravigliose isole presenti nel golfo di Napoli. Si trova di fronte alla penisola sorrentina, alla quale si ritiene fosse unita per poi essere in parte sommersa dal mare e separata quindi dalla terraferma. Amministrativamente parlando, è suddivisa tra i comuni di Capri e Anacapri e, a differenza di Ischia e Procida, è di origine carsica. A questa affascinante isola sono legate diverse leggende circa la sua origine.

La leggenda di Vesuvio e Capri

Una delle piu romantiche, scritta da Matilde Serao, riguarda la storia d’amore di Capri e Vesuvio. Vesuvio era un nobile cavaliere napoletano che si innamorò totalmente di una bellissima fanciulla di nome Capri. La famiglia della ragazza non approvava questa relazione e per questo decise di allontanarla e farla imbarcare su un battello per porre fine a questo amore.

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Capri, piena di dolore, decise di togliersi la vita gettandosi in mare. Inghiottita dalle onde non fu più trovata ma nel golfo di Napoli emerse un’isola la cui forma ricordava proprio la silhouette di una donna.

Venuto a conoscenza dell’accaduto il giovane Vesuvio pianse lacrime di sangue e dal tanto dolore si trasformò in un monte, in un vulcano la cui rabbia era diventata lava che ribolliva. Ancora oggi Vesuvio, separato dal mare dalla sua Capri, continua a guardarla da lontano.

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I Faraglioni

Molto noti sono i bellissimi faraglioni che in antichità, si presume fungessero da fari per le imbarcazioni, infatti venivano accesi dei fuochi sulle loro sommità. Secondo Omero, invece, la nascita dei Faraglioni si deve al conflitto tra Polifemo e Odisseo in quanto, secondo la leggenda, il gigante li avrebbe scagliati in mare contro l’astuto eroe. D’altro canto Virgilio li identifica come la casa delle sirene, magiche e pericolose creature che ammaliavano i marinai per farli schiantare contro gli scogli. Per altri invece rappresentano la fertilità, credenze popolari sostengono che più le donne trascorrono tempo sull’isola, più aumenta la loro fertilità.

La Grotta Azzurra

La Grotta Azzurra
La Grotta Azzurra

Iconica è la misteriosa e spettacolare Grotta Azzurra che in età romana, ai tempi di Tiberio, era utilizzata come un ninfeo marittimo, infatti l’antro costituiva una vera e propria appendice subacquea ad una villa augusto-tiberiana detta di Gradola. Qui sono state trovate numerose statue romane rappresentanti Poseidone.

Successivamente, con il declino dell’impero romano, iniziò ad essere conosciuta come il rifugio di spiriti maligni e fantasmi. Infatti fino al XIX secolo, si racconta, che nessuno più osò entrarvi. Addirittura venne soprannominata la «Grotta del Diavolo».

Solo nel 1826 ci fu la sua rivalsa poiché il poeta prussiano August Kopisch assieme al pittore Ernesto Fries, al marinaio Angelo Ferraro, al locandiere Pagano e Michele Federico, decise di esplorare un antro senza dar peso alle antiche leggende che volevano la grotta infestata. La sua riscoperta affascinò all’epoca e ancora oggi tutti i viaggiatori curiosi amano avventurarsi in uno dei posti più belli in assoluto.

La piazzetta di Capri, cuore simbolico dell’isola

Non è un panorama mozzafiato né un capolavoro naturalistico, eppure la piazzetta di Capri rappresenta l’anima più autentica e riconoscibile dell’isola. Ufficialmente Piazza Umberto I, è il centro nevralgico della vita caprese: un salotto a cielo aperto dove residenti e visitatori si incontrano tra tavolini all’aperto, caffè storici e scorci che si aprono improvvisamente sul mare e sulla Marina Grande.

Qui il tempo sembra rallentare e trasformarsi in rito quotidiano, tra conversazioni, arrivi eccellenti e il continuo via vai che da decenni alimenta il mito mondano di Capri. Se i Faraglioni raccontano la potenza della natura, la Piazzetta racconta invece la sua dimensione umana, sociale e culturale: un luogo piccolo nelle dimensioni, ma enorme nel valore simbolico.

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