Una delle pagine più affascinanti dell’architettura italiana del ’900
Pomigliano d’Arco a forma di aereo è una delle pagine più affascinanti della storia urbanistica italiana del Novecento, dove architettura, industria e comunità si intrecciano in un progetto che guardava al futuro. La città fu pensata non solo come polo produttivo, ma come un organismo urbano razionale e funzionale, in cui la forma, quella di un aeroplano, non era solo metaforica ma espressione di una visione integrata di lavoro e vita.
Il progetto «aereo»: disegno urbano e utopia industriale
Negli anni ’30 Pomigliano d’Arco fu scelta come sede di un nuovo Centro Industriale Aeronautico affidato ad Alfa Romeo Avio. Fu l’ingegnere Ugo Gobbato, insieme all’architetto Alessandro Cairoli, a concepire un quartiere industriale che, se visto dall’alto, suggerisce la forma di un aereo: il Viale Alfa Romeo come fusoliera, gli stabilimenti come ali e la residenza operaia come coda.
L’obiettivo non era solo estetico: nel piano erano inseriti alloggi per gli operai con orti privati, servizi sociali, aree comuni e collegamenti efficienti, un modello urbano innovativo per l’epoca, pensato per migliorare la qualità di vita dei lavoratori e integrare il tessuto produttivo con quello residenziale.
La presentazione del progetto fu fatta a Mussolini nel 1936, e nel 1940 il polo aeronautico era già operativo con migliaia di lavoratori. Tuttavia, la Seconda guerra mondiale e i bombardamenti ridussero gran parte delle strutture originali.
Architettura, arte e memoria delle Palazzine operaie
Un elemento che continua a raccontare questa storia di cemento e tecnologia sono le “Palazzine”, il complesso residenziale storico progettato da Cairoli per gli operai della fabbrica aeronautica.
Le facciate degli edifici sono decorate, ancora oggi, con formelle in terracotta realizzate dallo scultore Angelo Bertolazzi: bassorilievi che celebrano i mestieri e le tecnologie del tempo, dal montaggio di motori alle macchine utensili, trasformando la città in una sorta di museo urbano a cielo aperto.
Nel corso del 2025 sono stati presentati anche studi e saggi accademici dedicati a queste formelle e alla loro valenza storica, sottolineando l’importanza di preservare questo patrimonio architettonico e culturale.
Nel libro ‘Città Alfa Romeo. 1939, Pomigliano d’Arco quartiere e fabbrica aeronautica’, l’autore Sergio Stenti analizza questo complesso come un organismo urbano completo: dalla produzione alla residenza, ai servizi collettivi, alla stazione ferroviaria e persino alla chiesa.
Dal passato aeronautico all’industria automobilistica e oltre
La visione industriale di Pomigliano non si fermò con la guerra: negli anni ’60 il territorio fu destinato alla produzione automobilistica con la nascita del progetto Alfasud, voluto per rilanciare l’industria nel Sud Italia e combattere l’emigrazione interna verso Nord.
Lo stabilimento, costruito sulle aree dell’ex aeroporto e del polo aeronautico, è ancora oggi uno dei principali impianti produttivi italiani: oggi conosciuto come ‘Giambattista Vico’, produce modelli come l’Alfa Romeo Tonale oltre alla Panda e ospita moderni reparti di ricerca e sviluppo tecnologico.
Oggi Pomigliano d’Arco è parte di un distretto industriale multifunzionale che comprende anche gli stabilimenti aerospaziali di Avio Aero (General Electric) e Leonardo (ex Alenia Aermacchi).
Mobilità sostenibile e rigenerazione urbana
Negli ultimi anni la città sta vivendo nuove trasformazioni urbane. Nel 2025 è stato inaugurato un cantiere per un sistema di mobilità sostenibile che collegherà Pomigliano con la stazione AV di Afragola tramite percorsi ecologici e servizi di trasporto pubblico a basso impatto ambientale, nell’ambito del Piano Urbano Integrato.
Parallelamente, iniziative di riqualificazione urbana come l’installazione di nuove fioriere e arredi pubblici mirano a migliorare l’estetica e la vivibilità delle aree chiave come Viale Alfa e piazza Garibaldi.




