Sicurezza, il governo invoca collaborazione ma le opposizioni si sfilano

Dal fermo preventivo alle norme anti-coltelli, il nodo delle misure

Il governo chiede una presa di posizione chiara a tutela delle forze dell’ordine e dell’incolumità dei cittadini, ma dalle opposizioni arrivano soltanto polemiche e chiusure. È questo il quadro politico che accompagna il pacchetto Sicurezza che l’esecutivo si appresta a portare in Consiglio dei ministri, con l’obiettivo di intervenire rapidamente sulle misure considerate più urgenti.

L’orientamento del governo è quello di inserire in un decreto legge una parte degli interventi, dal fermo preventivo di persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento di una manifestazione al potenziamento del divieto di accesso ai centri urbani, fino al rafforzamento delle forze di polizia e alla non iscrizione nel registro degli indagati degli agenti che agiscono per legittima difesa. Le norme dovranno però superare il vaglio del Colle, motivo per cui all’interno dell’esecutivo è in corso un lavoro definito certosino.

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La richiesta che sarebbe arrivata anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni è quella di dare subito un segnale per fermare le violenze nelle manifestazioni, ma con misure a prova di costituzionalità. Nel provvedimento d’urgenza dovrebbero rientrare le norme anti-coltelli e quelle per la prevenzione della violenza giovanile, mentre nell’esecutivo c’è chi spinge per un’approvazione rapida anche delle altre misure, come il fermo preventivo e le tutele per le forze dell’ordine. La consapevolezza, ragiona una fonte di maggioranza, è che il Colle si muoverà secondo i principi e i paletti della Costituzione.

Il doppio binario tra decreto e disegno di legge

Il confronto tra l’esecutivo e il Quirinale sul dossier è aperto da settimane. «C’è ottimismo per le norme contro la criminalità e per sostenere le forze dell’ordine. Il pacchetto Sicurezza, tra decreto e disegno di legge, saprà offrire nuovi strumenti per difendere gli italiani perbene e prevenire scene scandalose come quelle viste pochi giorni fa a Torino», ha fatto sapere la Lega.

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I provvedimenti saranno comunque sul tavolo di palazzo Chigi alla riunione del Consiglio dei ministri. Un vertice convocato dalla presidente del Consiglio, con il vicepremier Antonio Tajani in collegamento e la presenza del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, dei ministri Matteo Piantedosi, Guido Crosetto e Carlo Nordio, dei sottosegretari Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano e dei vertici delle forze dell’ordine, è servito a fare un nuovo punto sul pacchetto da tempo approntato dal Viminale.

Si tratta di un doppio binario, un decreto legge e un disegno di legge, frutto di un’intesa politica già raggiunta nella maggioranza. «Non è la cronaca a dettare l’agenda, è la cronaca che ha confermato la validità delle norme studiate», spiega una fonte di governo. La discussione, tuttavia, si è concentrata anche sulle modalità tecniche delle singole misure.

Sul fermo preventivo, ad esempio, il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri ha osservato che «già adesso un tifoso che non può andare allo stadio viene chiamato a firmare all’ora della partita per avere la garanzia che sia in un commissariato e non allo stadio». Più complessa, invece, la possibilità di obbligare gli organizzatori di una manifestazione a versare una cauzione. «È una misura complicata da attuare», ha sostenuto. Questioni affrontate prima nel vertice politico e poi nel successivo confronto tra i tecnici al lavoro sul dossier. «Nessuno stop ad alcuna idea, ma occorre una copertura giuridica forte», hanno ribadito fonti parlamentari azzurre.

L’appello bipartisan e la risposta delle opposizioni

La Lega incalza affinché nel decreto vengano inserite «le norme più a cuore per la Lega»: la stretta sui coltelli, la riforma delle polizie locali, il fermo preventivo delle persone sospette per prevenire violenze durante i cortei, lo sgombero di tutte le case occupate e non soltanto delle prime. A queste si aggiungono il rafforzamento del taser anche nelle città che non lo hanno, l’incremento dell’operazione Strade Sicure dagli attuali 6100 militari a 10mila e la cauzione per chi organizza manifestazioni, sulla quale permangono dubbi.

Un primo perimetro delle misure potrebbe emergere dalla risoluzione di maggioranza che le forze di governo stanno preparando. Tra Camera e Senato si discute infatti della possibilità di trasformare l’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sugli incidenti al corteo di Torino contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna in comunicazioni in Aula, ipotesi che presupporrebbe un voto.

È su questo passaggio che la presidente del Consiglio e l’intero governo auspicano una convergenza ampia. «È la prova del nove, si capirà chi veramente ha intenzione di sostenere le forze dell’ordine e di tenere all’incolumità dei cittadini», è la sfida lanciata dalla maggioranza alle opposizioni dopo il vertice. In una nota di palazzo Chigi si sottolinea che «la premier Giorgia Meloni e il governo ribadiscono il pieno sostegno alle forze dell’ordine e, in questa delicata fase anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein intendono rivolgere all’opposizione un appello a una stretta collaborazione istituzionale».

Un appello che, per il momento, le opposizioni accolgono con freddezza. La linea condivisa dalle minoranze resta quella di non concedere deleghe in bianco al governo su norme definite repressive e di evitare strumentalizzazioni, senza però indicare proposte alternative o correttivi concreti alle misure in discussione.

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