Zona rossa estesa, oltre 1.500 sfollati. Aperta indagine della Procura
Dall’elicottero il quadro appare ancora più drammatico: case affacciate sul precipizio e un fronte di frana che continua ad avanzare. Giorgia Meloni arriva a Niscemi dopo il sorvolo dell’area colpita dallo smottamento che sta mettendo a rischio l’intero centro abitato e che non si è ancora arrestato. Al termine della ricognizione, la presidente del Consiglio annuncia l’impegno dell’esecutivo: «Il 1997 non si ripeterà. La gente non dovrà aspettare anni, decenni, per avere gli indennizzi. Il governo metterà sul piatto i provvedimenti, e soprattutto i soldi, necessari».
Il sopralluogo e le misure annunciate
Decine di abitazioni risultano sospese nel vuoto e una fascia di cinquanta metri dal ciglio del burrone è completamente interdetta, inaccessibile anche ai soccorritori. La zona rossa si estende fino a centocinquanta metri dal fronte della frana e tutto ciò che ricade al suo interno è considerato a rischio. Dopo il punto effettuato in elicottero con il ministro della Protezione civile Nello Musumeci e il capo del Dipartimento Fabio Ciciliano, la premier sottolinea: «Di persona è tutto ancor più impressionante».
«La situazione è particolarmente complessa e sono intenzionata a dare risposte immediate: voi sapete meglio di me, perché in questo territorio ci vivete, che Niscemi non è nuova a questi disastri. E conoscete il sentimento della popolazione rispetto a quello che è accaduto nel 1997, con indennizzi arrivati anche dopo 28 anni». Un’esperienza che ha inciso sulle aspettative dei cittadini nei confronti delle istituzioni: «È qualcosa che mi rendo conto ha impattato giustamente sui cittadini e sulla aspettativa che i cittadini hanno dalla politica. Mi piacerebbe che insieme disegnassimo una storia completamente diversa».
Il punto più critico riguarda le abitazioni collocate sull’orlo del precipizio, destinate a non essere più utilizzabili e dalle quali non sarà possibile rientrare per recuperare beni. «Possiamo intervenire con Casa Italia, abbiamo le risorse per intervenire anche da subito», assicura la presidente del Consiglio. Alle critiche delle opposizioni sugli stanziamenti previsti per i territori colpiti dal ciclone Harry, Meloni replica che «i cento milioni sono un primo stanziamento emergenziale».
La frana attiva e il quadro istituzionale
In municipio la premier incontra il sindaco Massimiliano Conti, il prefetto di Caltanissetta Donatella Licia Messina e i vertici della Protezione civile, impegnati nel monitoraggio di una situazione in continua evoluzione. Il fronte della frana supera i quattro chilometri di estensione, ha già portato allo sgombero di oltre 1.500 persone ed è ancora attivo. Resta elevato il rischio di un arretramento verso aree del centro abitato finora non coinvolte.
Sul posto interviene anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani: «Ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme. Bisogna rimboccarsi le maniche, cosa che stiamo facendo. Le risorse le individueremo, c’è tutta la buona volontà». Le sue dichiarazioni arrivano mentre all’Assemblea regionale siciliana, con voto segreto, viene approvato a maggioranza un ordine del giorno presentato dai deputati di Sud Chiama Nord che impegna il governo dell’Isola a destinare in particolare i 1,3 miliardi di euro previsti come cofinanziamento regionale del Ponte sullo Stretto a un programma straordinario di ricostruzione, risanamento ambientale e messa in sicurezza del territorio. Una questione sollevata anche da tutte le opposizioni.
L’indagine e i nodi irrisolti
Sul fronte giudiziario la Procura di Gela, coordinata da Salvatore Vella, ha aperto un’indagine per disastro colposo e danneggiamento. La stessa ipotesi di reato era stata contestata dopo la frana del 1997, procedimento conclusosi con l’assoluzione di tutti gli imputati. Ai magistrati spetterà accertare cosa sia stato fatto negli ultimi trent’anni in un’area classificata a rischio geologico R4, il livello massimo, dal 2007. Un territorio già devastato nel 1997 e interessato da continui smottamenti; l’ultimo, nel 2019, portò alla chiusura di una delle tre strade provinciali che conducono a Niscemi.
La ricostruzione degli interventi di consolidamento e della messa in sicurezza dei corsi d’acqua risulta complessa. Un dato, però, è certo: dei 46 progetti sul dissesto idrogeologico finanziati con 99 milioni di euro del Pnrr, nessuno riguarda Niscemi. Inoltre, nessuna delle amministrazioni comunali succedutesi negli ultimi nove anni ha presentato progetti alla Struttura commissariale per il consolidamento del territorio.




