Ex Ilva, il governo valuta un affiancamento industriale al fondo Flacks

Dialoghi preliminari con i big dell’acciaio per rafforzare il progetto

Al Mimit si lavora a una soluzione che eviti gli errori del passato e che metta al riparo l’ex Ilva da nuove crisi industriali. È in questo quadro che prende forma l’ipotesi di un affiancamento tra il fondo americano Flacks e una rosa di player siderurgici considerati solidi, chiamati a rafforzare la componente industriale dell’operazione.

Il ministero, spiega l’Adnkronos, avrebbe avviato una fase di dialogo preliminare con alcuni operatori del settore dell’acciaio attivi in Italia, inclusi gruppi nazionali. Un confronto ancora informale, definito dalle fonti come «dialogante», che si colloca nelle primissime battute e che, al momento, non avrebbe prodotto adesioni ufficiali né una struttura operativa definita.

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Il confronto avviato con gli acciaieri

Un primo segnale di questo percorso sarebbe arrivato mercoledì scorso, quando – riferiscono fonti qualificate – è stata convocata una riunione straordinaria del consiglio di Federacciai. In quell’occasione, il presidente Antonio Gozi avrebbe rivolto un appello alla platea degli associati per verificare la disponibilità di potenziali partner industriali interessati al dossier ex Ilva.

Tra i nomi che circolano in questa fase esplorativa figurerebbero Marcegaglia, Metinvest e Danieli, mentre non risulterebbe, almeno per ora, il coinvolgimento di Arvedi. Le aziende contattate non avrebbero tuttavia fornito riscontri formali e l’interlocuzione resterebbe confinata a un livello preliminare, privo di impegni vincolanti.

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Alla base di questo ragionamento ci sarebbe la volontà dell’esecutivo di non ripercorrere le criticità emerse durante la gestione Mittal. Se da un lato Flacks viene considerato un investitore affidabile sotto il profilo finanziario, capace di sostenere i progetti necessari a evitare il declino dell’impianto, dall’altro emergerebbe l’esigenza di integrare competenze tecniche più profonde, tipiche dei grandi operatori siderurgici.

La trattativa con Flacks e i tempi del dossier

Parallelamente, il confronto con il fondo statunitense prosegue e viene descritto come positivo. I tempi fissati dal dicastero di via Veneto resterebbero, allo stato, realistici. L’obiettivo è chiudere l’iter di vendita entro gennaio, un traguardo che presupporrebbe il completamento delle interlocuzioni con i player industriali già nel corso di questa settimana.

Successivamente dovrebbero aprirsi i tavoli con imprese e sindacati per il confronto sul piano industriale, seguiti dalla notifica del golden power e dal passaggio al vaglio dell’Antitrust europeo. L’assegnazione definitiva consentirebbe quindi la consegna degli impianti entro il primo quadrimestre dell’anno.

Restano però aperti i nodi più sensibili del dossier: il ruolo dello Stato, la scansione temporale degli investimenti e la gestione della forza lavoro. La proposta avanzata da Flacks prevede una partecipazione pubblica, attraverso Invitalia, pari al 40%, con la possibilità per il fondo di rilevare in futuro anche questa quota. Una presenza pubblica che il ministro Urso ha più volte definito indispensabile, sia per sostenere la ripartenza industriale sia per garantire un presidio sulla tutela occupazionale. Nell’offerta americana si punta infatti all’assorbimento di circa 8mila lavoratori, mentre resta da definire l’esatta entità della partecipazione statale, su cui le parti mantengono il massimo riserbo.

Il paracadute industriale e gli interessi in campo

L’eventuale ingresso di operatori con una solida esperienza siderurgica risponderebbe alla necessità di un vero e proprio «paracadute industriale». Lo stesso Gozi aveva sottolineato nei giorni scorsi che, «al di là del suo entusiasmo, Flacks non ha alcuna esperienza siderurgica e questo induce alla prudenza, perché il livello di complessità è tale da richiedere operazioni di siderurgia straordinaria, per le quali l’esperienza vale ancora di più».

In questa logica si inseriscono gli interessi delle aziende coinvolte nei primi contatti. Metinvest, multinazionale ucraino-olandese attiva nei comparti minerario e siderurgico e tra i maggiori produttori mondiali di minerale di ferro e acciaio, è già presente in Italia con impianti di rilaminazione nel Nord del Paese. A questo si aggiunge la recente joint venture con Danieli per la realizzazione di un impianto siderurgico di nuova generazione a Piombino, in Toscana. L’investimento complessivo ammonta a 3 miliardi di euro e prevede l’impiego di tecnologia avanzata fornita da Danieli, con una capacità produttiva annua di 2,7 milioni di tonnellate di acciaio laminato a caldo a basse emissioni di carbonio.

Il gruppo Marcegaglia, attivo nella trasformazione dell’acciaio e storico cliente di Acciaierie d’Italia, è da tempo attento alle evoluzioni dell’ex Ilva. La società ha partecipato al bando del Mimit, confermando l’interesse per l’acquisizione di alcuni asset, con particolare attenzione ai tubifici, mantenendo però un profilo prudente in attesa di sviluppi più concreti.

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