Giuseppe Mercalli e la misura dei terremoti: l’eredità di uno scienziato

Una figura chiave nella storia della sismologia e della vulcanologia

Giuseppe Mercalli è una delle figure più influenti nella storia della sismologia e della vulcanologia mondiali. Sacerdote cattolico, scienziato instancabile e docente universitario, Mercalli ha lasciato un’eredità duratura nella ricerca scientifica sulla misurazione dei terremoti e sull’osservazione dei vulcani. La sua opera, in particolare la celebre scala di intensità sismica che porta il suo nome, ha gettato le basi per la comprensione moderna dei fenomeni tellurici.

Biografia e formazione di Giuseppe Mercalli

Nato a Milano il 21 maggio 1850 da una famiglia benestante, Giuseppe Mercalli ricevette inizialmente un’educazione privata, per poi frequentare il Seminario liceale di Monza e il Seminario maggiore di Milano. Fu ordinato sacerdote nel 1872, ma la sua passione per la scienza lo spinse ad approfondire le scienze naturali, laureandosi nel 1874.

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Dopo gli studi, Mercalli iniziò l’insegnamento di materie scientifiche nei seminari, combinando vocazione religiosa e ricerca scientifica. Insegnò prima a Monza e in seguito a Reggio Calabria, dove iniziò a interessarsi ai fenomeni sismici della regione. La sua carriera accademica proseguì con la libera docenza in geologia e mineralogia all’Università di Catania e poi con incarichi a Napoli, dove insegnò vulcanologia e sismologia.

La scala di intensità e il ruolo di Giuseppe Mercalli meteorologo delle scienze della Terra

Il contributo principale della vita di Giuseppe Mercalli fu l’elaborazione della scala di intensità sismica che porta il suo cognome. A differenza della scala Richter, che misura quantitativamente l’energia liberata da un terremoto, la Scala Mercalli si basa sugli effetti osservati sui materiali, sulle strutture e sulle persone durante un sisma, con una classificazione empirica dei danni.

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Inizialmente Mercalli aveva sviluppato una prima scala con sei gradi, ma in seguito la perfezionò adottando una versione in dieci gradi, accolta ufficialmente già nel 1900 dall’Ufficio centrale di meteorologia del Regno d’Italia. Questa scala, successivamente ampliata da altri studiosi in quella che è conosciuta come scala Mercalli–Cancani–Sieberg, rimane ancora oggi uno strumento fondamentale per comprendere l’impatto dei terremoti.

Come vero precursore del rischio sismico, e non solo come classificatore, Mercalli fu considerato anche un pioniere nella zonazione geologica del territorio italiano, suddividendo aree in base alla pericolosità sismica osservata.

Ricerche sui vulcani e contributi scientifici

Oltre alla sismologia, l’opera di Mercalli si estese allo studio dei vulcani. Osservò da vicino vulcani attivi come Stromboli, Vulcano e il Vesuvio e descrisse le loro eruzioni nei minimi dettagli. La sua opera “Vulcani e fenomeni vulcanici in Italia” (1883) fu una delle prime mappature sistematiche dei vulcani italiani, e il volume “I vulcani attivi della Terra” divenne un testo di riferimento della vulcanologia.

Mercalli trascorse buona parte della sua vita a Napoli per osservare da vicino il Vesuvio, pubblicando le sue osservazioni nel bollettino scientifico della Società sismologica italiana e dedicando anni di studio agli eventi eruttivi e alla dinamica vulcanica del territorio campano.

Un capitolo particolare della sua ricerca riguarda anche fenomeni che oggi si definirebbero precursori sismici. Alcuni suoi studi, ad esempio, portarono all’identificazione di reazioni animali anomale prima di eventi tellurici, talvolta chiamati in letteratura la “sindrome di Mercalli”.

Gli ultimi anni e la tragica morte

Nel 1911 Mercalli fu chiamato a dirigere il prestigioso Osservatorio Vesuviano di Napoli, la più antica istituzione vulcanologica al mondo. Qui continuò la sua attività di ricerca fino alla sua morte nel marzo del 1914. La notte tra il 18 e il 19 marzo, un incendio scoppiato nella sua abitazione di Napoli provocò la sua tragica fine; le cause restano in parte dibattute, con alcune cronache che riportano anche ipotesi alternative all’incidente.

La sua figura resta centrale nella storia della geologia e della sismologia, non solo per la scala che porta il suo nome, ma anche per la rigorosa metodologia di osservazione e raccolta dati che caratterizzò tutta la sua opera scientifica.

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