Giunta Campania, De Luca jr spacca il Pd e blocca le trattative: «Decide Piero»

Ritorno a Napoli per Sarracino? Ipotesi vicepresidenza

De Luca mette in crisi la formazione del nuovo governo regionale. Non Vincenzo, ma Piero. I veti imposti dal nuovo Governatore M5S, Roberto Fico – «no ai consiglieri eletti e no ai candidati non eletti» – rendono infatti ancora incerti i nomi della futura giunta campana. Con questa regola restano fuori il figlio di Clemente Mastella, Armando Cesaro, l’ex assessora alla Scuola Lucia Fortini, nonostante l’appello di 300 dirigenti scolastici per la sua riconferma, e ancora Luca Cascone, deluchiano di lungo corso, ed Enza Amato, presidente del Consiglio comunale di Napoli e prima dei non eletti PD.

Eppure i partiti sembravano già aver definito una rosa di nomi. Mario Casillo, ex capogruppo Pd e recordman di preferenze, era considerato destinato alla vicepresidenza con delega ai Trasporti. Enzo Cuomo, sindaco dem di Portici, veniva dato come sicuro assessore, soprattutto dopo l’evento elettorale in cui era salito sul palco accanto a Elly Schlein, Fico e Piero De Luca. L’immagine, apparentemente, era quella di un Pd compatto in vista dei congressi provinciali, inizialmente previste a dicembre e poi rinviate a gennaio 2026. Poi la rottura è emersa con tutta la sua forza. «Decide Piero», avrebbe comunicato il suo portavoce ai consiglieri ed esponenti dem.

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Un segretario regionale scelto a candidatura unica, frutto di un accordo tra il padre – l’ex governatore – e la segretaria nazionale, necessario per sbloccare la candidatura del pentastellato. Il cambio di passo è stato immediato. «Non passeremo dal sultano al sultanino», avrebbe commentato un veterano degli antideluchiani. «È capace, ma dovrebbe distaccarsi dal padre», aggiunge un altro dirigente.

Intanto prende quota l’ipotesi del ritorno a Napoli di Marco Sarracino, parlamentare e braccio destro di Schlein, possibile vicepresidente con delega al Lavoro: potrebbe lasciare la Camera, lasciando a Casillo l’assessorato ai Trasporti come compensazione. Un’altra possibile dimissionaria è la deputata M5S Gilda Sportiello, papabile per il Welfare, delega contesa anche da Anna Riccardi (Fondazione Famiglia di Maria) e da Andrea Morniroli (Dedalus). La Sanità, la casella più delicata, dovrebbe restare nelle mani del presidente. A Laura Valente potrebbe andare la Cultura, mentre tra i nomi in circolazione ci sono anche Alfonso Pecoraro Scanio (Avs) e Paolo Siani (Pd).

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Pur mostrando resistenze, Fico non esclude del tutto nomine politiche. Ma la decisione non è solo sua: il Pd resta il principale partito di maggioranza e, nonostante il silenzio dello «sceriffo» ormai ai margini, l’influenza di De Luca junior nelle trattative appare determinante. L’ex governatore non ha partecipato alla proclamazione di Fico. «Ci siamo sentiti domenica – ha raccontato il neopresidente -. È stata una telefonata cordiale, di auguri».

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