Il figlio del capoclan trasferito al carcere di Opera
Il boss Marco Di Lauro, alias F4, è in grado di reggere un processo? Lo stabilirà una perizia psichiatrica disposta dai giudici della Corte di Assise d’Appello di Napoli, chiamati a valutare se l’imputato – detenuto al 41 bis e ritenuto per anni al vertice dell’omonimo clan – sia effettivamente capace di partecipare al procedimento per l’omicidio di Eugenio Nardi. Il provvedimento, firmato dal presidente Saraceno, si uniforma alle indicazioni del Tribunale di Sorveglianza di Sassari e alle consulenze depositate dalla difesa, mentre la nuova udienza è fissata per il 9 gennaio.
Nel frattempo, Marco Di Lauro è stato trasferito dal carcere di Sassari al penitenziario di Opera, a Milano, restando sottoposto al regime di 41 bis, misura destinata a chi viene ritenuto ancora in grado di orientare le dinamiche dell’organizzazione criminale.
Il trasferimento di Marco Di Lauro, scrive Leandro Del Gaudio su «il Mattino», è maturato dopo interlocuzioni tra la magistratura sarda e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, alla luce di un quadro definito problematico: isolamento marcato, difficoltà nell’alimentazione, rifiuto delle terapie e scarsa partecipazione ai procedimenti nei quali risulta imputato. Una condizione che ricorda quella del fratello Cosimo Di Lauro, trovato senza vita nel carcere milanese il 13 giugno 2022.
Secondo le accuse formulate dalla Dda di Napoli e sostenute anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, Marco Di Lauro sarebbe il mandante dell’omicidio di Eugenio Nardi, avvenuto il 4 gennaio 2008 a San Pietro a Patierno, tre anni dopo la fine della faida tra il clan e gli scissionisti. Condannato all’ergastolo in primo grado, l’imputato è difeso dall’avvocato Gennaro Pecoraro, che ha presentato perizie di parte oggi confluite tra gli atti che saranno esaminati dai giudici insieme alla nuova consulenza psichiatrica.
Le assoluzioni nel processo Montanino-Salerno
Intanto, un altro fronte giudiziario sulla faida di Scampia ha visto un esito rilevante: la Corte di Assise d’Appello ha assolto Raffaele Abbinante, Vincenzo Pariante e Francesco Pariante, cancellando i tre ergastoli inflitti in primo grado per il duplice omicidio di Fulvio Montanino e Claudio Salerno. Un delitto che, emerse dalle indagini, scatenò la reazione furiosa di Cosimo Di Lauro – amico d’infanzia di Montanino – e contribuì ad accendere la guerra per il controllo delle piazze di spaccio. Restano definitive le condanne relative agli altri membri dell’ala scissionista coinvolti nella vicenda.




