Per Maurizio Landini fine corsa alla Cgil. Sul dopo, voci sempre più insistenti

Nel 2026 scade il mandato: tutto indica ancora un futuro da protagonista

C’è una data che segna un confine per Maurizio Landini: agosto 2026. Quel mese compirà 65 anni e, secondo lo Statuto della Cgil, dovrà lasciare la guida del sindacato. Ma chi conosce Landini sa che non è tipo da farsi da parte. Il dopo-Cgil, a quanto pare, è già in costruzione. E se qualcuno sospetta che la sua vera destinazione sia la politica, come più volte raccontato anche da ilSud24, non è un’idea campata in aria: anche «il Riformista», con un’inchiesta firmata da Aldo Torchiaro, apre a questo scenario.

«Bisogna fare una vera riforma fiscale, investire su scuola e sanità, dire sì alla pace e no al riarmo. Ma anche portare avanti politiche sociali e abitative, oltre che migliorare i trasporti». Così parla Landini in un comunicato di qualche giorno fa. Ma a leggere queste parole, sembra di sfogliare un volantino elettorale più che un documento sindacale.

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Dentro c’è di tutto: fisco, pace, casa, sanità, trasporti ma manca il lavoro che proprio per la Cgil dovrebbe essere centrale. E invece no: il tema dei lavoratori scivola sempre più ai margini, mentre il segretario preferisce battersi su fronti internazionali. Battaglie lontane anni luce dai problemi di chi ogni giorno timbra il cartellino.

La svolta politica del sindacato

Negli ultimi mesi la Cgil si è trasformata per una precisa scelta strategica: spostare il baricentro del dibattito dal lavoro alla politica. E al centro di questa metamorfosi c’è proprio Landini, prossimo alla scadenza.

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Il suo mandato, infatti, non potrà durare oltre quanto previsto dallo Statuto. Ma l’uscita di scena, a quanto pare, sarà solo formale. A Corso Italia, infatti, le regole restano ferree. Nel luglio 2023, l’Assemblea Generale della Cgil ha approvato le Delibere attuative dello Statuto: l’articolo 7.1.7 stabilisce che «il mandato esecutivo termina al compimento del 65° anno di età». Tradotto, chi raggiunge la pensione deve farsi da parte.

La norma però non ha mancato di suscitare polemiche. Durante una direzione infuocata nel settembre 2023, riferisce ancora «il Riformista», l’avvocata Francesca Carnoso, dirigente Fisac Cgil, aveva denunciato che «o le regole valgono per tutti o siamo di fronte a insostenibili privilegi». Poche settimane dopo, la sua collaborazione con la sigla dei bancari si è chiusa. La regola resta comunque in vigore, nero su bianco.

Un addio che sa di campagna elettorale

Il conto alla rovescia è iniziato. Nel 2026 Landini dovrà lasciare il suo incarico, ma l’addio alla Cgil non coincide con un addio alla scena pubblica. Anzi, potrebbe diventare l’occasione per un rilancio politico in vista delle elezioni del 2027. Le relazioni con Cisl e Uil sono ormai compromesse, e l’obiettivo sembra chiaro: sfidare direttamente Giorgia Meloni sul terreno della politica.

Gli scioperi restano lo strumento principale, ma i temi cambiano: non più il salario o i contratti, ma Gaza, la pace, la giustizia sociale in chiave globale. Tutto lascia pensare che Landini non intenda congedarsi, ma semplicemente cambiare campo. E stavolta, il campo sarà quello della politica attiva.

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