Caso Sangiuliano, chiesto il processo per Maria Rosaria Boccia

Gli avvocati dell’ex ministro: «Ci costituiremo parte civile»

La procura di Roma ha chiesto il processo a giudizio per Maria Rosaria Boccia, indagata in relazione alla denuncia presentata dall’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. All’imprenditrice di Pompei sono contestati i reati di stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum nell’ambito dell’organizzazione di alcuni eventi.

A Boccia, i pm di Roma, contestano «condotte reiterate ossessive e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale» nei confronti di Sangiuliano. L’imprenditrice di Pompei, secondo l’atto di accusa, «chiedeva dapprima velatamente e poi in modo sempre più esplicito di lavorare insieme con nomina fiduciaria del Ministro, al fine di giustificare alla presenza quotidiana presso gli Uffici ministeriali, contestualmente ponendo in essere azioni volte a screditare i suoi collaboratori più vicini, con progressivo isolamento, e avanzando continue richieste di essere portata a conoscenza dei colloqui istituzionali o con il proprio staff».

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Inoltre, «effettuava plurime e pressanti richieste di consegnarle il telefono cellulare, utilizzato da Sangiuliano anche per i contatti istituzionali, per ispezionarlo, anche pretendendo la consegna di password o comunque lo sblocco delle applicazioni o, in alternativa, di consentirle indiscriminato accesso da remoto». Nel procedimento sono parti offese Sangiuliano, la moglie e l’ex capo di gabinetto del dicastero Francesco Gilioli.

Sangiuliano parte civile

«Ci costituiremo parte civile. È questo il primo momento giudiziario che conferma la verità di Gennaro Sangiuliano. Siamo certi che il prosieguo giudiziario confermerà tutte le ipotesi accusatorie formulate dalla Procura». Lo affermano gli avvocati di Gennaro Sangiuliano, Silverio Sica e Giuseppe Pepe.

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La difesa: «Lesa segretezza degli atti»

«Si censura ancora una volta la disdicevole condotta degli organi di stampa in ordine alla divulgazione della notizia secondo cui la Procura della Repubblica di Roma abbia richiesto il rinvio a giudizio nei confronti della dottssa Maria Rosaria Boccia nella vicenda che l’ha coinvolta con l’ex Ministro Gennaro Sangiuliano», affermano i difensori di Maria Rosaria Boccia, Francesco Di Deco e Saverio Sapia. «Tale deprecabile comportamento – proseguono- lede gravemente i principi di segretezza e riservatezza di atti istruttori, neppure accessibili alla interessata, alla difesa ed alle parti processuali».

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