Incendio sul Vesuvio, le pro loco: «Un colpo al cuore del nostro territorio»

L’appello: «Prevenzione subito»

I tre fronti di fuoco che hanno interessato il Vesuvio sono, al momento, sotto controllo. L’intervento delle squadre di terra e dei mezzi aerei ha permesso di circoscrivere le fiamme. Ma il pericolo non è ancora del tutto scongiurato. Possibili reinneschi potrebbero verificarsi sia lungo il perimetro dell’area colpita sia all’interno della zona già ridotta in cenere.

Le immagini dei boschi anneriti riportano alla memoria l’estate del 2017, quando un incendio di proporzioni devastanti distrusse centinaia di ettari di vegetazione. Anni di lavoro, progetti di riforestazione e cure pazienti avevano permesso un lento ritorno del verde. Un processo che, secondo le associazioni locali, in pochi giorni è stato cancellato.

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Non è solo una tragedia ambientale

A dare voce alla rabbia e alla frustrazione delle comunità sono stati i presidenti di diverse pro loco vesuviane: «Vesuvio in fiamme: un colpo al cuore del nostro territorio. Dopo gli incendi del 2017, tanto era stato fatto per far rinascere la vegetazione. Oggi, giorni di fuoco cancellano anni di impegno, sacrifici e speranza».

Questo incendio «non è solo una tragedia ambientale, ma anche un duro colpo per il turismo, per l’immagine del nostro territorio, per la nostra identità. Non possiamo più accettare che la prevenzione venga sottovalutata. Serve un dialogo serio tra istituzioni, associazioni e cittadini: serve proteggere, non solo ricostruire. Confidiamo nella forza di chi ama davvero questo territorio. Noi, come Pro Loco, ci saremo sempre».

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Un appello accorato che punta il dito contro la carenza di misure preventive e chiede un cambio di passo. Le firme arrivano da Luigi Trapani (Pro Loco Trecase Aps), Tiziana Castellano (Pro Loco Villa Regina Aps – Boscoreale), Salvatore Giordano (Pro Loco Il Faro Aps – Torre Annunziata), Teodoro Napoli (Pro Loco Boscotrecase Aps), Luigi Scognamiglio (Pro Loco Oplonti Marina del Sole Aps) e Angelo Di Ruocco (Pro Loco Torre del Greco 1978). Per ora il peggio sembra alle spalle, ma il Vesuvio resta in bilico tra le ferite del presente e la paura di un futuro che, senza prevenzione, rischia di ripetersi.

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