Ex Ilva, Urso tira dritto ma Bitetti blocca il tavolo e lascia i lavoratori nell’incertezza

Il ministro conferma la riunione al Mimit

La partita per il futuro dell’ex Ilva è sempre più un confronto a due. Da una parte il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, dall’altra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Il primo prende tempo, si rifiuta di firmare l’Accordo di programma proposto dal governo e sconvoca il Consiglio comunale che avrebbe dovuto esaminarlo; il secondo invece tira dritto confermando la riunione del 12 agosto, al Mimit, che nelle intenzioni del ministro avrebbe dovuto definire il documento di vitale importanza per garantire, e delineare, il futuro all’acciaieria.

Urso chiama in causa direttamente Bitetti: al tavolo «il sindaco di Taranto dovrebbe manifestare qual è l’intendimento della città in merito alle proposte formulate da mesi con chiarezza e trasparenza». Poi l’affondo: «Il sindaco ci ha chiesto più volte di rinviare la riunione per convocare il Consiglio comunale e discutere del piano. Mercoledì, invece, ci ha detto che non è necessario, che hanno preso la decisione i capigruppo della maggioranza. Insomma, ciò che prima sembrava una condizione assolutamente necessaria non è più così necessaria. Il 12 sarà il giorno della verità e della responsabilità».

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L’ennesimo colpo di scena è arrivato con una nota diffusa da Palazzo di Città nella serata di mercoledì. Il sindaco, recependo le indicazioni dei capigruppo di maggioranza, ha annunciato la propria contrarietà alla firma dell’accordo proposto dall’Esecutivo. I capigruppo di maggioranza hanno quindi ritenuto «superfluo convocare nei prossimi giorni il Consiglio comunale in quanto – si legge – l’accordo così formulato è lacunoso e privo di garanzie per la città».

Le proposte alternative del sindaco

Al sindaco è stato dunque chiesto non firmare l’intesa ed è stato proposto un nuovo Accordo di programma con la previsione della totale decarbonizzazione entro cinque anni. Bitetti ha avanzato inoltre la proposta di adottare un decreto-legge speciale per Taranto, così da mettere in campo risorse dedicate alla riconversione industriale insieme a strumenti straordinari per la rigenerazione urbana e ambientale.

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Urso intanto ha convocato sempre il 12 agosto, dopo la riunione sull’Accordo di programma, anche i sindacati e le associazioni d’impresa e dell’indotto ex Ilva.

Le preoccupazioni delle associazioni e dei sindacati

Confindustria Taranto, Confapi Taranto e Aigi paventano «una bomba sociale senza eguali, con 15mila addetti esclusi dal ciclo produttivo». Allerta massima anche tra i sindacati. «Chi vuole chiudere l’Ilva lo dica chiaramente e se ne assuma le responsabilità. Oggi è il momento del coraggio, della determinazione e della verità», dichiara il segretario generale Uilm, Rocco Palombella. La Fiom, con il segretario generale Michele De Palma e il coordinatore siderurgia Loris Scarpa, sottolinea la «mancanza di qualsiasi senso delle istituzioni», annunciando «iniziative di tutela sindacale per tutte le lavoratrici e i lavoratori interessati».

Il segretario generale Fim, Ferdinando Uliano, afferma che «la decisione del sindaco Bitetti, e della sua maggioranza, di non sostenere il piano di decarbonizzazione condanna lo stabilimento di Taranto alla perdita di oltre 7.000 posti di lavoro, tra dipendenti diretti e dell’indotto». «Ferma opposizione della Fim-Cisl e delle altre forze sindacali a questa scelta», conclude.

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