Nell’Unione Europea regna il caos: la maggioranza Ursula a pezzi

Chi ha votato la von der Leyen, adesso la rinnega

Quando a settembre Ursula von der Leyen si presenterà a Strasburgo per lo Stato dell’Unione avrà di fronte a sé un emiciclo identico negli attori ma, rispetto al luglio 2024, completamente stravolto nelle alleanze. L’intesa con gli Stati Uniti, dopo i già chiari segnali giunti in occasione della mozione di censura presentata contro la presidente della Commissione, ha certificato il caos politico che vive l’Europa da mesi. Un caos crescente dove, in un gioco di specchi, a difendere Ursula è una parte dei sovranisti laddove i gruppi tradizionalmente europeisti sembrano parlare dai banchi dell’opposizione.

Il patto di Turnberry divide l’Eurocamera

Il patto di Turnberry – o la doccia gelata scozzese, a seconda delle interpretazioni – sarà oggetto di discussione e probabilmente anche di un voto quando, dopo le ferie estive, gli eurodeputati torneranno in Aula. Sarà un appuntamento dall’esito imprevedibile. Socialisti, Liberali e Verdi hanno scelto di attaccare frontalmente i termini dell’accordo.

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Tra gli euroscettici, non tutti hanno gridato allo scandalo. Alcuni – come la Lega – per ragioni di alleanze di governo, altri perché, attaccando l’intesa sui dazi, si attaccherebbe anche il principale riferimento politico della maggioranza dei sovranisti, ovvero Donald Trump. In mezzo ci è finita proprio la numero uno di Palazzo Berlaymont, che in autunno rischia di entrare in uno spigolosissimo cul de sac. A testimonianza di quella sorta di imbarazzo con cui, in Europa, è stato accolto l’accordo con gli Usa c’è la posizione dei Popolari.

Popolari divisi, centrosinistra in confusione

Il loro leader, Manfred Weber, ha benedetto il patto siglato in Scozia ma nel gruppo non tutti la pensano così. Tra i tedeschi, ad esempio, filtra un certo malumore, sapientemente tenuto lontano da canali social e note diffuse alla stampa. Diverso l’atteggiamento dei Socialisti, secondo i quali – parole del presidente della commissione Commercio Internazionale del Pe, Bernd Lange – «l’accordo scolpisce l’asimmetria nella pietra». «L’Ue un gigante economico ma politicamente irrilevante», è stato invece l’affondo dei Liberali. «Ma von der Leyen l’avete sostenuta voi», ha osservato il meloniano Carlo Fidanza, rivolgendosi al Pd, ma con parole che valgono anche per gli altri filo-Ue.

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Il punto è che il voto che ha incoronato Ursula nel luglio 2024 ormai, è un lontano ricordo, mentre nel centrosinistra europeo si è fatta spazio la convinzione che von der Leyen sia più attenta agli input delle destre su tanti, cruciali dossier. Affermazione che è vera solo in parte, visto che con i Patrioti la presidente della Commissione non può fare asse. L’intesa con Trump, in questo contesto, non ha fatto altro che portare alla luce ciò che in Ue temono in tanti: una maggioranza solida, di qualsiasi tipo, all’Eurocamera non c’è più perché se è vero che non è cambiato niente dopo le elezioni, è soltanto perché non si è tenuto conto del voto espresso dagli europei che hanno fatto crescere la destra e hanno ridimensionato la sinistra. Purtroppo, non in maniera sufficiente a cambiare la maggioranza

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