Ex Ilva, Urso è ottimista: «Siamo riusciti a Terni e Piombino, riusciremo anche a Taranto»

L’8 luglio riunione a oltranza fino a raggiungere soluzione condivisa

«Non ho mai visto un pessimista che abbia raggiunto un obiettivo». Lo ha detto Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, a margine della relazione annuale dell’Ania, ai giornalisti che gli hanno domandato se sia fiducioso sulla vicenda dell’ex Ilva. «Come spesso accade nel nostro Dicastero ci sarà una riunione a oltranza, fino a raggiungere una soluzione condivisa», ha aggiunto parlando del tavolo sull’acciaieria in programma il prossimo 8 luglio.

«È quello che abbiamo fatto in questi tre anni, ogni qualvolta abbiamo dovuto affrontare una crisi, talvolta eredità del passato, per chiudere nel migliore dei modi con la piena condivisione delle responsabilità di tutti gli attori».

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«Abbiamo chiuso il contratto di programma che delinea un percorso per il rilancio produttivo del polo siderurgico di Terni sulla via della transizione green che per prevede anche un aumento graduale di occupazione. Abbiamo definito – ha osservato ancora – due accordi di programma per il lancio del sito storico di Piombino di due grandi attori internazionali che consentirà di far tornare al lavoro coloro che erano in cassa integrazione da oltre 10 anni. Se siamo riusciti a Terni, se ci siamo riusciti a Piombino, penso che ci possiamo possiamo riuscirci anche a Taranto».

Il ministro Adolfo Urso ha convocato a Palazzo Piacentini, con inizio alle 9.30 e senza limiti di orario, tutte le amministrazioni chiamate a sottoscrivere l’Accordo di Programma per la decarbonizzazione per l’ex Ilva. Sarà una maratona istituzionale, propedeutica alla conferenza dei servizi in calendario il 10 luglio, che dovrà ridefinire l’AIA: l’Autorizzazione Integrata Ambientale, crocevia tra continuità produttiva e sostenibilità. Ma la firma non sarà un atto dovuto.

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Ex Ilva, Emiliano: «Rigassificatore solo lontano e sicuro»

Ieri il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha tracciato una linea netta: «Sì all’accordo, ma alle nostre condizioni. Il rigassificatore, se ci sarà, dovrà essere sicuro e lontano dal porto, come accade a Ravenna. E sul desalinizzatore serve chiarezza: la salamoia in mare non è una soluzione accettabile». Emiliano chiede inoltre misure sociali concrete: dalla deroga per nuove assunzioni nella sanità pugliese, alla trasformazione dell’ospedale SS. Annunziata in un Irccs sulle malattie da inquinamento, fino a garanzie per la gestione degli esuberi.

La posizione della Regione, che dovrà essere condivisa da Provincia e Comuni, è il cuore di un negoziato che vede lo spettro del blocco totale della produzione aleggiare sull’intero sistema siderurgico nazionale. In previsione c’è anche l’appuntamento del 3 luglio al Ministero del Lavoro, dove si discuterà della Cigs per oltre 4mila lavoratori, di cui 3.500 a all’ex Ilva di Taranto.

I sindacati

«Più che un impasse quella dell’ex Ilva è una situazione drammatica, rischiamo una bomba sociale vera e propria. Senza Aia rischiamo la chiusura dell’ultimo altoforno – avverte Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl – a Taranto e non alimenterebbe più neanche Genova». Per questo i sindacati puntano su un’intesa rapida ma solida. Cgil e Fiom parlano di incontro positivo e ribadiscono: «Il gas è indispensabile per decarbonizzare. La Regione è pronta al confronto, ma servono garanzie su continuità e sicurezza».

Per Gianni Ricci, segretario generale Uil Puglia, e Davide Sperti, segretario generale Uilm Taranto, «l’accordo non può essere un’imposizione né un pretesto per chiudere Taranto scaricando le colpe sugli enti locali». Netta anche la posizione dell’Usb: sì all’Aia, ma con tempi più rapidi, più diritti e più investimenti. Il sindacato propone una legge speciale per l’ex Ilva di Taranto, mille assunzioni pubbliche e agevolazioni fiscali, rilanciando anche la proposta di nazionalizzazione.

E la piazza? Associazioni e comitati – dai Genitori Tarantini al WWF – hanno manifestato in città vecchia per dire no all’Accordo di Programma interistituzionale sull’ex Ilva e ai progetti «calati dall’alto» sul territorio jonico, tra cui dissalatore al Tara, rigassificatore, impianto fanghi e nuove discariche. «Taranto – denunciano – non può essere ancora una volta sacrificata».

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