Inchiesta Huawei, la procura belga disposta alla revoca dell’arresto di Lucia Simeone

Niente carcere ma per 14 giorni dovrà essere a disposizione

Colpo di scena nell’inchiesta sul presunto giro di tangenti che sarebbero state versate ad alcuni politici affinché si spendessero in sede Ue, attraverso una missiva, per favorire il colosso cinese Huawei sul 5G: il giudice istruttore belga si è detto disponibile a revocare il mandato di arresto europeo e l’iscrizione al sistema Schengen (SIS) – previa autorizzazione della Corte di Appello di Napoli – purché la collaboratrice del parlamentare europeo di Forza Italia Fulvio Martusciello Lucia Simeone si renda disponibile a rimanere in Belgio e a collaborare con gli inquirenti per almeno per due settimane, da persona libera.

La disponibilità delle autorità belghe – che hanno in sostanza accolto la prima richiesta di Lucia Simeone, che si è sempre detta disponibile a sottoporsi al processo ma senza la detenzione in carcere – deve ora essere sottoposta al vaglio della Corte di Appello di Napoli: con il via libera Simeone andrebbe in Belgio da persona libera.

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La comunicazione è stata fatta pervenire dagli avvocati Claudio Pollio e Antimo Giaccio attraverso il loro corrispondente in Belgio, l’avvocato Antony Rizzo: alla Simeone lo scorso 13 marzo è stato notificato un mandato di arresto europeo nell’abito di questa inchiesta delle autorità inquirenti belghe.

Il giudice istruttore chiede, infine, che venga indicato un indirizzo in Belgio dove rintracciare Simeone in qualsiasi momento e di non avere alcun contatto diretto o indiretto con gli altri indagati e persone coinvolte nell’indagine, in particolare con Fulvio Martusciello e con l’ex collaboratore del Parlamento Europeo Nuno Miguel Benoliel De Carvalho e attuale dipendente di Huawei.

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L’ottava sezione della Corte di Appello di Napoli ha rinviato al prossimo 22 aprile la decisione sulla proposta avanzata dal giudice istruttore belga. L’ottava sezione ha disposto la traduzione degli atti ricevuti dal Belgio in risposta alle istanze avanzate dagli avvocati alla scorsa udienza riguardanti lo stato delle carceri nel Paese. In particolare l’esistenza all’interno delle strutture di presidii sanitari in grado di poter tenere sotto controllo le patologie di Lucia Simeone.

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