Dazi e Ucraina, Meloni in Parlamento: Occidente deve restare unito

Centrodestra in Aula unito, centrosinistra ancora diviso

Va evitato ogni rischio di una divisione dell’Occidente, che mai come ora deve restare unito, tanto sulla crisi ucraina quanto nella partita sui dazi. Questa convinzione sta guidando le mosse di Giorgia Meloni e sarà alla base delle sue comunicazioni al Parlamento in vista del Consiglio europeo. E all’insegna dell’equilibrismo si annuncia anche la risoluzione unitaria su cui Palazzo Chigi e maggioranza hanno lavorato alla vigilia dell’intervento al Senato. Con il passare delle ore la bozza iniziale è diventata «più stringata», come dicono fonti parlamentari.

Centrodestra compatto, opposizioni divise

Nel centrodestra si esclude il rischio di crepe interne, sottolineando invece che le opposizioni andranno divise all’appuntamento. Quella del M5s, nella parte in cui si oppone al piano di riarmo europeo, potrebbe avvicinarsi alle posizioni dei leghisti, che però garantiscono di seguire i pareri del governo. Anche il Pd lavora per cercare una sintesi al proprio interno per evitare nuove divisioni dopo quella sulla risoluzione al Parlamento europeo, che sarà invece il testo riproposto alle Camere da Azione. Avs ribadirà il «no al riarmo nazionale».

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Niente riferimenti espliciti al ReArm Europe

Secondo quanto filtra, nella risoluzione di maggioranza sarebbero stati evitati riferimenti espliciti, e potenzialmente divisivi, al ReArm Europe, limitando l’input a rafforzare la capacità operativa degli Stati Ue nel quadro dell’alleanza Nato. «Qualcuno a Bruxelles forse pensa di usare soldi dei contribuenti italiani – con la scusa del ReArm Europe – per finanziare carri armati stranieri? No, grazie», ha sottolineato il leader della Lega Matteo Salvini (impegnato fra Varsavia e Bruxelles nelle prossime 48 ore).

Nella risoluzione ci sarebbe invece un riferimento all’Ecofin dell’11 marzo, dove è stata accolta con favore la proposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per uno strumento con garanzie europee capace di innescare investimenti privati fino a 200 miliardi di euro nella difesa. E sulla guerra in Ucraina sarebbe stata scelta una formula che comprende il lavoro con Ue, Usa e i tradizionali alleati per arrivare a una pace che rispetti il diritto internazionale, insieme a Kiev.

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Meloni parlerà in Senato alle 14.30, prima di depositare lo stesso discorso di circa un’ora alla Camera, dove la discussione è poi in programma mercoledì mattina. L’intervento si snoderà attraverso i punti all’ordine del giorno del summit di Bruxelles, competitività, Ucraina, i prossimi passi sulla difesa europea, Medio Oriente, Gaza, Siria, migrazioni e oceani. E dovrebbe confermare lo spartito su cui la premier fin qui si è mossa con equidistanza fra Usa e Ue.

Nessun annuncio su Washington, prudenza sugli aiuti a Kiev

I meloniani invece escludono che sia l’occasione per annunciare un viaggio a Washington, a cui si sta lavorando per le prossime settimane. Ci si può quindi attendere che la presidente del Consiglio ribadisca il sostegno all’Ucraina e all’azione diplomatica di Donald Trump, esprimendo una certa freddezza sull’idea dell’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas di altri 40 miliardi di euro di aiuti militari per Kiev, che la Lega ha bocciato senza esitazioni e su cui anche Antonio Tajani ha frenato, sottolineando che «va approfondita».

Nella Nato serve un pilastro europeo più forte, è un’altra delle convinzioni di Meloni, da cui ancora è difficile attendersi giudizi definitivi sul ReArm Europe, un piano a cui mancano ancora dettagli decisivi. Niente truppe in Ucraina, l’altro punto fermo. Accompagnato dall’idea, finora senza seguito, di «un immediato vertice tra Stati Uniti, Stati europei e alleati». E davanti alla preoccupazione per i dazi americani, un altro refrain della premier, va evitata una guerra commerciale.

Focus su Medio Oriente e migranti

Sul Medio Oriente, Meloni anche nell’incontro con il re di Giordania Abdullah II, ha ricordato gli «urgenti bisogni umanitari» a Gaza, e l’importanza di mettere fine alle violenze in Siria. Nelle sue comunicazioni non sarebbe poi una sorpresa la rivendicazione dell’idea di hotspot in Paesi terzi per migranti, sul modello Albania.

Su questo tema ha più volte attaccato Matteo Renzi, pronto a un nuovo round. «Arriva la Meloni in Aula, dopo tre mesi di fuga dal Senato – ha scritto nella sua enews il leader di Iv, che potrebbe intervenire sia in discussione generale sia in dichiarazione di voto -. Ci sarà da divertirsi, ho diverse cose da dire alla nostra Premier». Mercoledì alla Camera, invece, andrà con ogni probabilità in scena un’altra puntata dello scontro con Elly Schlein e Giuseppe Conte.

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