Pompei, lo scheletro di un equide riemerge nell’Insula dei Casti Amanti

Un nuovo tassello sulla vita quotidiana nell’antica città

Dalle stalle annesse al panificio dell’Insula dei Casti Amanti arriva una nuova testimonianza sulla Pompei di duemila anni fa: lo scheletro di un equide, ora al centro di analisi archeozoologiche e interdisciplinari. Il reperto è riemerso durante le indagini di scavo condotte in un ambiente destinato alla lavorazione del pane, all’interno del complesso dei Casti Amanti.

L’intervento è stato portato avanti in stretta collaborazione tra archeologi e specialisti del Laboratorio di Ricerche Applicate: archeozoologo, archeobotanica e antropologa. Un lavoro interdisciplinare che rappresenta uno degli aspetti più rilevanti della ricerca archeologica contemporanea. In particolare, l’archeozoologia consente di ricostruire le modalità di sfruttamento delle specie animali nel mondo antico e offre informazioni preziose sui sistemi produttivi, oltre che sul ruolo degli animali nella vita quotidiana.

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L’Insula dei Casti Amanti è uno dei cantieri più importanti di Pompei perché conserva un’intera struttura produttiva con forno, magazzini e ambienti di lavorazione, insieme all’abitazione del proprietario. Il complesso è noto per l’affresco del «casto bacio», rinvenuto in un triclinio della dimora e divenuto il riferimento che dà il nome all’intero isolato.

Al suo interno si trova anche un grande panificio con stalle annesse. Proprio in questi spazi, in passato, erano già stati individuati altri equidi utilizzati per azionare le macine e per trasportare il grano destinato alla produzione del pane.

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Gli approfondimenti

Lo scavo ha costituito la prima fase dell’indagine. A questa sono seguiti i primi studi sui materiali rinvenuti. Le analisi di laboratorio, ancora in corso, permetteranno di acquisire ulteriori elementi sulla funzione dell’animale nel contesto produttivo e sulle condizioni in cui si trovava al momento dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Lo studio dell’equide potrà contribuire anche alla comprensione delle dinamiche eruttive e delle reazioni degli animali agli eventi catastrofici che colpirono la città. Un ulteriore tassello nella ricostruzione di quelle ore drammatiche.

La scoperta conferma il valore straordinario di Pompei come contesto conservato, capace di restituire non soltanto oggetti e strutture, ma anche relazioni tra spazi, attività produttive, individui e animali. La ricerca prosegue tra studio dei reperti e indagini di laboratorio, in un confronto costante tra discipline diverse, con l’obiettivo di riportare alla luce anche le storie custodite dai resti più silenziosi.

Zuchtriegel: «Più ricerca sulle vite degli animali»

«Pompei per molto tempo – dice il direttore Gabriel Zuchtriegel – ha rappresentato soprattutto la bellezza degli affreschi, la possibilità di studiare la cultura materiale dell’antichità. In realtà è molto di più: è la possibilità di conoscere le vite umane che sono state spezzate durante l’eruzione, come nella recente esposizione dei calchi delle vittime qui a Pompei, ma anche le vite degli animali».

In questo caso, spiega Zuchtriegel, si tratta di «un equide, un cavallo o un asino, che è stato trovato all’interno di una Casa contenente bellissimi affreschi, la Casa dei Casti Amanti». La domus, aggiunge il direttore, «fungeva anche da panificio e da mulino. C’era una stalla dove, in passato, sono stati trovati diversi animali».

La nuova scoperta è arrivata «nell’ambito di nuovi scavi»: è stato individuato «anche un altro animale, un equide, che era scappato e si trovava in un altro ambiente». Per Zuchtriegel questo significa «più ricerca non solo sulle vittime umane, ma anche sugli animali, per capire come animali ed esseri umani vivevano e lavoravano insieme nella società di circa duemila anni fa».

Il direttore sottolinea anche il valore metodologico dell’indagine: «Lo scavo di questo equide nel complesso dei Casti Amanti è anche un ottimo esempio del lavoro multidisciplinare che ogni giorno si attua nel sito: archeologi e specialisti di discipline diverse che collaborano per ricostruire non solo gli oggetti, ma le relazioni tra persone, animali e spazi produttivi».

Le analisi, conclude Zuchtriegel, «sono ancora in corso e ci daranno ulteriori informazioni: il sito continua a offrire materiale di grande valore scientifico». Tutti gli approfondimenti sulla scoperta e sulle indagini condotte sono pubblicati sull’E-journal degli Scavi di Pompei, la rivista digitale del Parco, al link https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/

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