Napoli e il Museo di Totò: dopo 30 anni di attese forse la svolta

Ma serve un accordo con la Regione Campania per i locali

Dopo anni di ritardi, ostacoli burocratici e continui rinvii, il Museo di Totò potrebbe finalmente vedere la luce. Il Comune di Napoli ha compiuto un passo decisivo con l’approvazione della rimodulazione del quadro economico, accogliendo una richiesta della Soprintendenza per il completamento delle opere. Un segnale positivo che avvicina l’apertura al pubblico degli spazi espositivi dedicati al grande attore napoletano, ma che non scioglie ancora del tutto i dubbi sul futuro del museo.

Un progetto nato nel 1995 e mai completato

Infatti, la concessione gratuita dei locali di Palazzo dello Spagnolo, concessa al Comune per venticinque anni dalla Regione Campania, scadrà alla fine dell’anno corrente, lasciando aperto un interrogativo sul futuro della nascente struttura. Come riportato da «Il Mattino», la travagliata vicenda del Museo di Totò affonda le sue radici nel 1995, anno in cui venne avviato l’iter per la realizzazione di un luogo dedicato alla memoria del «Principe della risata».

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L’idea era quella di trasformare due appartamenti situati al quarto e al quinto piano di Palazzo dello Spagnolo, nel Rione Sanità, in un museo che celebrasse la vita e la carriera del grande attore. Tuttavia, tra intoppi burocratici, mancanza di fondi e continui rimpalli di responsabilità tra le istituzioni, il progetto ha accumulato oltre trent’anni di ritardi.

L’ultimo ostacolo: l’acquisizione del locale al piano terra

L’ultimo ostacolo alla realizzazione del museo è rappresentato dall’acquisizione di un locale al piano terra dell’edificio. Questo spazio, infatti, è destinato a diventare la biglietteria e il punto di accoglienza per i visitatori, ma soprattutto consentirà l’accesso all’ascensore, un elemento imprescindibile per garantire l’accessibilità a tutti della struttura e ottenere i permessi definitivi di apertura. Senza ciò, il museo non potrebbe accogliere il pubblico, poiché le normative vigenti prevedono la piena fruibilità per le persone diversamente abili.

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L’acquisizione del locale ha una storia altrettanto complessa: già nel 2000, Liliana, figlia dell’attore, aveva garantito la cessione dello spazio attraverso un accordo tra l’Associazione Antonio De Curtis e l’amministrazione comunale. Il locale era stato acquistato con fondi dell’associazione proprio per essere destinato al museo. Tuttavia, la compravendita effettiva si è concretizzata solo nel febbraio 2024, dopo la scomparsa di Liliana nel 2022, quando gli eredi hanno ufficialmente firmato l’atto di cessione.

Una volta completata questa fase, la documentazione necessaria è stata inviata alla Soprintendenza, che ha imposto un’ulteriore condizione: il Comune di Napoli doveva fornire una delibera che certificasse la copertura finanziaria per l’acquisto. Questo ha innescato una serie di meccanismi a livello amministrativo, che ha coinvolto anche la Città Metropolitana, l’ente che ha stanziato i fondi per l’operazione. Dopo un rapido rimpallo di documenti e approvazioni, il Comune ha potuto rimodulare il quadro economico, includendo i 50mila euro necessari per l’acquisto del locale, consentendo così di sbloccare definitivamente l’iter per la conclusione dei lavori.

Il nodo della concessione: il museo rischia di restare un sogno

Con il superamento di questo ultimo ostacolo burocratico, i lavori per l’area di accoglienza al piano terra, se non ci saranno nuovi ostacoli, potranno procedere spediti. Secondo le previsioni, il museo potrebbe finalmente aprire le sue porte entro il 2025, ponendo fine a un’attesa durata trent’anni. Tuttavia, resta un’incognita che potrebbe mettere nuovamente a rischio il futuro della struttura: la scadenza della concessione gratuita degli spazi.

Se non verrà rinnovata la concessione o stabilite nuove condizioni favorevoli, il Comune potrebbe trovarsi nella difficile situazione di dover negoziare un nuovo accordo o, peggio, di perdere la disponibilità degli spazi proprio nel momento in cui il museo sta per diventare realtà. Nonostante gli ultimi sviluppi positivi, la prudenza resta d’obbligo.

L’auspicio è che le istituzioni coinvolte, dalla Regione al Comune, possano trovare una soluzione rapida ed efficace per garantire l’inaugurazione del museo e la sua gestione e fruibilità nel lungo termine. Napoli deve a Totò un luogo in cui la sua memoria possa essere celebrata degnamente, e la città non può permettersi di perdere questa opportunità dopo anni di attese e promesse.

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