Lusso e vizi, l’inchiesta che scuote la movida milanese tra escort e droga

Sono finiti ai domiciliari Stefania Nobile e altre due persone

Va a colpire il mondo della movida milanese dove girano centinaia di migliaia di euro, ‘bollicine’ e superalcolici pregiati, macchine e orologi di lusso, ma anche la ‘bamba’, la cocaina rosa e le giovanissime escort, tra cui pure una minorenne, l’inchiesta della Procura di Milano che ha portato ai domiciliari Stefania Nobile, la figlia della regina delle televendite Wanna Marchi, il suo ex compagno Davide Lacerenza e una sorta di tuttofarem Davide Ariganello.

A fare da palcoscenico ai protagonisti di quella che sembra avere i contorni della commedia trash era la Gintoneria di via Napo Torriani: qui le donne, secondo gli inquirenti, erano chiamate «cavalli», l’importante era «pippare» e «strisciare le carte» di credito.

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E per i clienti speciali, come ereditieri con il portafogli gonfio, imprenditori romagnoli o trentini, youtuber, giornalisti di gossip, influencer, e qualche rappresentante di seconda file delle forze dell’ordine, riferiscono gli investigatori, c’era un privé con la moquette rosa e un soppalco per il sesso a pagamento.

Il locale, assieme a quello ufficioso – La Malmaison – è stato sequestrato dagli uomini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf: lì hanno trovato pure un piatto con della cocaina, resti probabilmente dell’ultima serata. Sequestrati anche 900 mila euro, provento di autoriciclaggio, una delle accuse ipotizzate a vario titolo con il favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e la detenzione e spaccio di stupefacenti.

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La ricostruzione degli investigatori

Reato quest’ultimo che riguarda anche qualche pusher, ma non Stefania Nobile: è finita sotto inchiesta in quanto si occupava della gestione economica e amministrativa della Ginto Eventi srl, società di catering da lei creata e intestata a Lacerenza, per giustificare il servizio illegale di delivery, ossia un business differente rispetto alla somministrazione di alimenti e bevande.

Secondo la ricostruzione della pm Francesca Crupi, che ha coordinato l’inchiesta assieme alla procuratrice aggiunta Bruna Albertini, il ‘pacchetto’ vizi proposto agli habitué poteva anche essere consegnato a casa. Le cifre andavano dai 3mila ai 10mila euro a serata, se non di più. Al punto che un cliente, quello da cui è partita l’indagine per via di segnalazioni per operazioni sospette da parte dell’Unità di Informazione Finanziaria di Bankitalia sui conti di Lacerenza, ha versato in circa tre anni e mezzo, dal 2020 al settembre 2023, oltre 641 mila euro.

Ed è proprio lui, un rampollo disoccupato dal 2008, che ha raccontato a inquirenti e investigatori quel che accadeva prima e dopo le due di notte: la serata sarebbe cominciata alla Gintoneria, con la droga in bella vista e le ragazze immagine che adescavano clienti, come «il sindaco ricco» o «la gente di Dubai» o gli «svizzeri», per indurli a ordinare le bottiglie più costose, per poi proseguire nella dependance per pochi intimi. Tutto, ovviamente, accadeva sotto l’occhio sempre acceso di telecamere a circuito chiuso in modo da poter postare sui social i video, a riprova che l’ex di Stefania Nobile e ora socio in affari non aveva misteri.

Viaggi in Albania, Usa e Turchia in Lamborghi

Una situazione che pure Wanna Marchi, che non è indagata, conosceva. Dalle intercettazioni riportate nel provvedimento della giudice Di Fazio, da un lato aveva preso le distanze criticando lo stile di vita di Lacerenza e prognosticando guai con la giustizia salvo poi plaudere alle notevoli entrate che le avevano consentito di viaggiare in Albania, negli Stati Uniti e in Turchia in compagnia della figlia a bordo di Lamborghini.

Anche Stefania Nobile aveva paura. Al telefono con Ariganelli, diceva di aspettarsi l’arrivo delle forze dell’ordine da un momento all’altro, aggiungendo che anche un amico poliziotto le aveva fatto capire che prima o poi sarebbero stati scoperti. Nonostante ciò, la Nobile avrebbe condiviso gli ‘affari sporchi’ dell’ex fidanzato e, riassumendo un passaggio dell’ordinanza, avrebbe chiuso gli occhi di fronte a quella che è una palese attività criminosa pur di ottenere facili guadagni.

«Non avendo la disponibilità degli atti di indagine, ma solo dell’ordinanza e del decreto di sequestro e avendo interloquito con la sola Stefania Nobile (non con gli altri due indagati che pure mi hanno nominato), posso solo commentare l’imputazione provvisoria e non gli atti che la supportano: Stefania Nobile è meramente accusata di essere stata amministratrice di fatto dell’attività e di non avere, in tale veste, impedito i fatti criminosi oggetto di imputazione provvisoria. Questo è l’unico commento che posso fare» afferma l’avvocato Liborio Cataliotti, legale della donna, che ha annunciato che presenterà subito istanza al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca dei domiciliari. Tra una settimana gli interrogatori di garanzia.

Alla ricostruzione degli inquirenti gli indagati potranno replicare, assistiti dai propri legali, e dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. Tutti, infatti, sono da ritenersi presunti innocenti fino a sentenza definitiva, nel rispetto del principio di non colpevolezza sancito dalla legge.

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