Le mani dei Mallardo sulle elezioni, l’accusa: dall’ex sindaco 10mila euro al clan

Notificato anche un sequestro del valore di alcuni milioni

Soldi e appalti al clan Mallardo, componente di rango dell’Alleanza di Secondigliano, per vincere le elezioni: sarebbe stato il perno attorno al quale ruotava un sistema di tangenti, l’ex sindaco di Giugliano in Campania Antonio Poziello, arrestato dal Ros insieme con altre 24 persone a cui la Dda di Napoli contesta, tra l’altro, lo scambio politico-mafioso, reato che sarebbe stato commesso in occasione della tornata elettorale del 20 e 21 settembre 2020.

Complessivamente sono state notificati 20 arresti in carcere e 5 ai domiciliari e oltre agli esponenti del clan, tra i destinatari dei provvedimenti figurano anche consiglieri, ex assessori e amministratori di società. Le accuse, a vario titolo, sono associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, estorsione, tentata estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori e corruzione. Oltre agli arresti è stato notificato un sequestro del valore di alcuni milioni di euro.

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La ricostruzione dell’accusa per l’ex sindaco Poziello

Poziello, consigliere comunale fino allo scorso ottobre, è stato eletto per la prima volta nel 2015; dopo essere stato sfiduciato si è ripresentato alla guida di una coalizione, perdendo le elezioni vinte dall’attuale sindaco, Nicola Pirozzi del Pd. Nei mesi scorsi è finito in un’altra indagine sull’affidamento del servizio dei rifiuti urbani: la Procura di Napoli Nord aveva chiesto i domiciliari però respinti dal gip.

Al clan Mallardo, dopo la sua scarcerazione avvenuta il 27 gennaio 2019 retto da Domenico Pirozzi, detto ‘Mimì o’ pesante’, Poziello avrebbe versato 10mila euro e promesso servigi e appalti affinché gli procurasse i voti.

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Tra le accuse anche un episodio corruttivo (in concorso con un ex assessore, un dirigente comunale e il rappresentante di una società) per la concessione di un permesso negato finalizzato alla realizzazione di un complesso commerciale di una nota catena internazionale di fast-food, e mazzette, da ben 25mila euro mensili, che sarebbero state intascate con due ex consiglieri comunali e due esponenti del clan (a cui sarebbero stati promessi anche posti di lavoro), che sarebbero stati versati dalla ditta che si era aggiudicata la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti a Giugliano.

Tangenti da centinaia di migliaia di euro

Ma nella lista dei reati ipotizzati ci sono anche turbative d’asta e altre tangenti: da centinaia di migliaia di euro, per influenzare la gara di appalto per l’aggiudicazione degli interventi stradali di collegamento alla base Nato di Giugliano in Campania, e per i lavori di «recupero e razionalizzazione di immobili di edilizia residenziale pubblica». Ma il clan Mallardo, piuttosto organizzato per la ricerca di voti da dirottare al candidato compiacente, non disdegnava le tipiche attività criminali core business delle mafie, come le estorsioni e l’usura. E quanto qualcosa andava storto scattavano minacce da brividi.

Alla ricostruzione degli inquirenti, comunque, gli indagati potranno replicare, assistiti dai propri legali, e dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. Tutti, infatti, sono da ritenersi presunti innocenti fino a sentenza definitiva, nel rispetto del principio di non colpevolezza sancito dalla legge.

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