Un blitz per evitare la vendetta: 6 fermi nel Napoletano, c’è anche il ras dei Moccia

Ricostruito un pestaggio per costringere una vittima a consegnare denaro

«Quella è una stronzata, levati questa (una camicia) di dosso…»: figura anche la fase propedeutica di un pestaggio, compiuto lo scorso 6 agosto ad Afragola, in provincia di Napoli, nelle indagini della Polizia di Stato sfociate ieri nella notifica di sei provvedimenti di fermo emessi dalla Procura di Napoli. E tra i destinatari delle misure precautelari notificate dalla Squadra Mobile di Napoli e dal personale delle Sezioni Investigative del Servizio Centrale Operativo figura anche Mauro Franzese, 55 anni, ritenuto a capo del gruppo malavitoso Moccia-Franzese.

I coinvolti

I fermi, emessi dai sostituti procuratori della Dda Ilaria Sasso del Verme e Giorgia De Ponte (procuratore aggiunto Sergio Ferrigno), riguardano anche Salvatore Ambrosio, 31 anni; Jonathan Piglia, 29 anni; Vincenzo Rullo, 41 anni; Salvatore Iorio, 40 anni e Salvatore Barbato, 60 anni, lo scorso 20 novembre 2024, ferito con diversi colpi di pistola esplosi in via Salvo D’Acquisto a Casoria nel corso di un agguato. E proprio quest’ultimo episodio ha spinto la Polizia di Stato e la Procura ha emettere i fermi, per evitare ritorsioni legate a questo fatto di sangue.

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I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione camorristica, droga, armi, estorsione e tentata estorsione e ora i provvedimenti sono in attesa di essere convalidati dal gip di Nola e di Napoli Nord.

La tesi accusatoria

Franzese è ritenuto dagli inquirenti un «senatore» del clan Moccia, in particolare il referente sul territorio a Casoria, popoloso comune alle porte di Napoli. Era lui a parere degli investigatori a gestire le strategie criminali (estorsioni e traffico di droga) avvalendosi dei suoi luogotenenti: Barbato, Piglia e Ambrosio.

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La gestione degli affari ha portato il gruppo di Franzese a contrapporsi con le organizzazioni malavitose di Afragola e di Caivano. Barbato e Ambrosio si occupavano anche di eseguire le azioni di fuoco dettate da Franzese; ad Ambrosio era anche delegato il compito di trasportare le armi e di sostituire periodicamente i telefoni adoperati dal suo gruppo per comunicare; Piglia si occupava invece di mettere a segno, insieme con Barbato, le azioni intimidatorie nei confronti di vittime e rivali. Rullo, infine, veicolava i messaggi, le cosiddette «imbasciate», e le intimidazioni di Franzese e custodiva le armi. Del gruppo farebbe parte anche un altra persona che si sarebbe occupato, tra l’altro, del traffico di droga.

Il pestaggio

Tra gli episodi documentati dalla Polizia di Stato figura anche un pestaggio compiuto lo scorso 6 agosto per costringere una vittima a consegnare una somma di denaro. Durante la fase preparatoria i gruppo, composto da Barbato, Piglia, Ambrosio e da altre persone al momento non identificate, si preoccupa anche dell’abbigliamento, ritenuto troppo vistoso, di uno dei componenti, effettivamente cambiatosi la camicia per restare più anonimo. Non solo. Uno dei tre, Barbato, si preoccupa anche del fatto che uno dei suoi complici potesse avere dei tatuaggio capaci di renderli riconoscibili.

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