Delitto della Duchesca, le minacce prima dell’agguato: «Dammi i soldi o uccido tuo marito»

Amoroso già denunciato da Procopio e la moglie per le intimidazioni ricevute sui social: voleva 5mila euro di un debito già restituito

«Dammi i soldi perché te lo uccido a tuo marito, io non sono Totò Riina ma mi chiamo Amoroso». Era questo il contenuto minaccioso di alcuni messaggi Instagram finito agli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Luigi Procopio, il 45enne ucciso in zona Duchesca, a Napoli. Per Antonio Amoroso, 37 anni, accusato dell’omicidio, il gip di Milano ha convalidato il fermo.

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Ai messaggi diretti alla moglie di Procopio, zia dell’indagato, che risalgono allo scorso 17 maggio, sono seguite altre minacce. Antonio Amoroso, infatti, era già stato denunciato il 6 settembre proprio per le intimidazioni che aveva rivolto alla coppia, oltre che sui social anche con messaggi audio. Minacce legate a un debito di cinquemila euro che l’indagato sosteneva non gli fosse stato restituito e che invece Procopio e la moglie sostenevano di avere restituito alla madre di Amoroso. Non è tutto. Dalle indagini è emerso che Amoroso ha aperto il fuoco anche contro la zia, mancandola, sotto gli occhi non solo del bambino di 11 anni, ma anche della sorella 16enne.

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La ricostruzione

Una vera e propria esecuzione. Secondo quanto emerso dalle indagini, Amoroso ha atteso la vittima nell’androne del palazzo che si affaccia sul civico 38 e prima ha sparato a Procopio centrandolo alla gamba, e poi lo ha finito quando ormai era a terra con altri colpi di pistola, uno dei quali alla testa. Poi avrebbe anche sparato alla moglie di Procopio che era a circa tre metri di distanza, per fortuna mancando il bersaglio. All’indagato vengono contestati quindi i reati di omicidio volontario aggravato, tentato omicidio, porto abusivo di pistola, possesso di documenti falsi (mostrati ai poliziotti quando l’hanno rintracciato e arrestato) e anche evasione dagli arresti domiciliari dove si trovava a Minturno, in provincia di Latina.

Il movente sarebbe riconducibile all’astio che Amoroso aveva nei confronti di marito e moglie per un presunto debito di 5mila euro: due anni fa, infatti, quando l’indagato era ricercato dalle forze dell’ordine per avere sparato alla compagna dell’epoca (il tentativo di omicidio risale al 2022), Procopio e la moglie l’avrebbero convinto a costituirsi. Prima, però, Amoroso avrebbe consegnato 5mila euro in contanti alla moglie di Procopio affinché li custodisse, parte dei quali usati dallo stesso Amoroso per l’avvocato e per degli acquisti.

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A luglio 2022, la moglie di Procopio, parente di Amoroso, su input dell’arrestato cominciò a restituire i soldi, in varie tranches, richiesti proprio da Amoroso dal carcere grazie a un cellulare che deteneva illegalmente in cella. Sempre secondo il racconto, malgrado gran parte di quella somma fosse stata restituita, Amoroso ha continuato a chiedere alla coppia gli iniziali 5mila euro che aveva consegnato prima dell’arresto. Il giudice per le indagini preliminari di Milano Roberto Crepaldi ha convalidato il provvedimento di fermo emesso nei confronti di Antonio Amoroso, detenuto nel carcere di San Vittore, applicato la custodia cautelare in carcere e dichiarato la propria incompetenza.

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