Nell’opposizione è ancora rissa: «Renzi gli elettori li fa scappare»

L’appello del leader di Iv: «I veti sono un regalo a Meloni»

Le prime ore di pausa estiva non sono bastate a calmare gli animi. E tantomeno c’è riuscito l’appello di Matteo Renzi: «I veti sono un regalo a Meloni». I lavori del Parlamento si erano chiusi con Giuseppe Conte e i leader di Alleanza Verdi-Sinistra che in Transatlantico parlottavano concordando sull’insofferenza per Iv. Qualche giorno dopo, il vento non solo non è cambiato, ma Conte ha tenuto a mettere in chiaro la posizione del M5s: «Renzi gli elettori li fa scappare».

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E il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli ha messo in fila le perplessità sue e del segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: «Come si fa a essere a supporto del totismo a Genova e poi essere contro il totismo in Liguria? – ha chiesto Bonelli – E come fa Italia Viva ad appoggiare la destra in Basilicata, dove ha demolito la sanità e ha consentito la colonizzazione delle trivelle?». Insomma, il compito di Elly Schlein non si annuncia facile: dall’alto del 24% delle politiche, spetta alla segretaria cercare un punto di equilibrio in questa compagine a oggi rissosa.

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Che poi l’avversione di Bonelli non è verso il (fu) terzo polo in quanto tale. Su Calenda «non pongo veti – ha detto Bonelli a Il Fatto Quotidiano – anche se lui li pose su me e Nicola. Ma ho studiato dai gesuiti, conosco bene la cultura del perdono. Non ho problemi a confrontarmi né con Calenda, né con Magi», mentre con Renzi si pone una questione di «credibilità».

Conte, invece, resta freddo anche nei confronti di Azione. «Un sondaggio pubblicato da La Repubblica – ha ricordato in un’intervista a L’Espresso – dice che gli elettori Pd e Cinque Stelle sono scettici sul campo largo. In particolare non apprezzerebbero la presenza di Renzi e Calenda. È la conferma che anche l’elettorato progressista vuole un progetto di qualità costruito su obiettivi chiari e definiti e, soprattutto, non rimane insensibile al tema dell’etica pubblica».

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La strategia di Renzi

Il progetto è quello, in autunno, di far sedere a un tavolo tutti i leader di opposizione, per cominciare a tessere l’alleanza. Modi e termini sono da costruire. Renzi, per esempio, ha proposto un contratto alla tedesca, che metta nero su bianco i punti programmatici condivisi, come premessa vincolante di una futura alleanza di governo. Le regionali d’autunno in Emilia Romagna, Liguria e Umbria dovrebbero spingere l’intesa, visto che le sfide, sulla carta in discesa, verranno affrontate con candidati governatori sostenuti da tutte le forze del campo largo.

In Emilia Romagna è già in lizza l’attuale sindaco di Ravenna Michele de Pascale (Pd), in Umbria è in corso un pressing sulla sindaca di Assisi Stefania Proietti, mentre in Liguria il tavolo regionale sta lavorando a un’intesa: in pole c’è la candidatura del deputato Pd ed ex ministro Andrea Orlando. La lettura della mappa estiva delle feste di partito sarà intanto un termometro degli umori. Per esempio: manca ancora un programma ufficiale, ma a quella nazionale dell’Unità, che si terrà a Reggio Emilia fra la fine di agosto e gli inizi di settembre, a turno dovrebbero salire sul palco tutti i leader delle forze di opposizione.

Per il momento, imperversa la cautela. «Non c’è alcuna discussione, non c’è un tavolo di coalizione – ha sottolineato la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti – Renzi ha fatto dichiarazioni unilaterali, ha semplicemente detto: ‘Voglio entrare nel centrosinistra’. Bonelli e Fratoianni e anche Conte stanno dicendo: ‘Non basta che ora dici che vuoi venire a sinistra e tutto è risolto’»

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