Il controllo della Vela Celeste al centro della terza faida

Lo scontro tra gli scissionisti portò alla vittoria l’alleanza formata dalla Vanella Grassi, dai Marino, dai Leonardi e dagli Amato-Pagano

All’ombra delle Vele i ‘turisti’ del kobrett e della cocaina, fino a pochi anni fa, sbarcavano ogni giorno. E ci arrivavano in qualunque modo. Secondo le forze dell’ordine si parlava di un flusso che toccava la cifra di 1.500 persone al giorno per un business da tre milioni al mese. Un vero e proprio esercito di tossicodipendenti e di piccoli spacciatori giungeva nell’area nord per fare rifornimento. In macchina, in treno o sulle famigerate rotte della droga in autobus. E quando arrivavano lì, a Scampia, l’atteggiamento era quello di chi entrava davvero in un santuario.

Solo che non c’erano preti a dire messa, ma camorristi che stendevano ogni giorno un velo nero su chi in quei quartieri solo ci vive. Come gli addetti alla ricezione delle ‘comitive’ in aeroporto, all’arrivo allo stazionamento dell’R5 c’erano gli uomini del ‘sistema’ che indirizzavano le persone che sono lì per comprare. E non c’era bisogno di parole, bastava uno sguardo, un cenno d’intesa. Una piccola ‘carovana’ di ‘turisti’ seguiva passo dopo passo chi li guidava. E venivano smistati in maniera sistematica. Ne arrivavano tanti. Qualcuno ne arriva ancora.

Pubblicità

La Vela Celeste

La Vela Celeste era una delle tappe del viaggio, uno snodo importante per i signori della droga. Per i mercanti di morte ‘milionari’. In principio furono i Di Lauro, poi arrivarono le guerre e la scissione prese il controllo totale della Vela, che si trasformò in una vera e propria roccaforte dei clan. Al centro degli interessi anche quando la scissione implose sotto le ambizioni dei suoi nuovi, giovanissimi, ras. La terza faida ha ridisegnato la geografia criminale dell’area nord di Napoli. Equilibri confermarono la vittoria dell’alleanza formata dalla ‘Vanella Grassi’, dai Marino, dai Leonardi e dagli Amato-Pagano.

Il gruppo, nonostante la detenzione dei suoi principali esponenti e la scelta di collaborare con la giustizia presa da Rosario Guarino e Mario Pacciarelli, estese la sua influenza su buona parte di Secondigliano e Scampia. Guidati dall’allora latitante Umberto Accurso, i ‘vanelliani’, oltre a mantenere il controllo sui ‘capisaldi’ della ‘Vela Celeste’ e del Lotto ‘G’, si allargarono anche su alcuni edifici popolari di ‘Sette Palazzi’ e, soprattutto, sulle ‘Case dei Puffi’, fino a poco tempo prima considerata la più importante piazza di spaccio dell’area nord.

Pubblicità

Sotto il controllo del sodalizio anche il Lotto ‘U’ di Scampia più noto come ‘Cianfa di Cavallo’ e parte dei Lotti T/A e T/B di via Bakù, storiche roccaforti degli Abete. Questi ultimi, infatti, si piegarono alle condizioni imposte dai ‘vincitori’. Discorso analogo valse per gli Abbinante, costretti, dopo l’arresto dei loro capi, a rinchiudersi nel Rione Monterosa. L’area controllata dalla ‘Vanella Grassi’, che comprendeva anche le zone del Perrone e del Berlingieri, si estendeva anche al vicino quartiere di San Pietro a Patierno, su parte di Casavatore, dove perdura l’alleanza con i Ferone, e sul parco ‘La Quadra’ di Mianella.

Quanto restava di Secondigliano, invece, era una zona divisa tra i Di Lauro, che mantenevano il totale controllo del ‘Terzo Mondo’, i Licciardi, chiusi nella ‘Masseria Cardone’ e il sodalizio riconducibile al boss Giovanni Cesarano, che aveva ripreso ad operare nella zona del rione Kennedy.

I comuni a nord di Napoli

Più complessa la situazione nei vicini comuni di Melito e Mugnano dove, l’attività condotta dalle forze dell’ordine, registrò le tensioni tra gli Amato e i Pagano, le famiglie che diedero inizio alla rivolta contro i Di Lauro. I due sodalizi, dopo la cattura di Mario Riccio, entrarono in rotta di collisione a causa delle ambizioni dei nuovi ras.

I Pagano, che su Mugnano ebbero contatti anche con esponenti della vecchia famiglia malavitosa dei Ruocco, cercarono di espandersi anche su Melito, zona che gli Amato consideravano (e considerano) di ‘loro esclusiva proprietà’. I Pagano rinunciarono anche al loro disegno di conquistare parte di Marano, comune d’origine di Mario Riccio e ‘base di reclutamento’ per le nuove leve della cosca. Una rinuncia causata dall’intervento di Antonio Mennetta che, secondo gli investigatori, poco prima della sua cattura fece desistere Riccio dai suoi propositi per espressa richiesta dei Polverino. Ma anche dalle manovre militari che stavano organizzando i maranesi.

Federproprietà Napoli

Altri servizi

Cinque partiti, cinque risoluzioni: il centrosinistra è unito solo nel dividersi

L’opposizione si presenta divisa proprio sui dossier strategic La maggioranza trova una posizione comune sulle missioni internazionali. L’opposizione, per non essere da meno, ne trova...

Ex Ilva, Palazzo Chigi esclude la chiusura ma i sindacati proclamano lo sciopero

Posizioni ancora distanti tra governo e rappresentanti dei lavoratori Il 1959 è l’anno della costituzione dell’acciaieria più grande d’Europa e di una delle maggiori al...

Ultime notizie

Esodo estivo 2026, 16 milioni di veicoli sulle autostrade

Saranno due fine settimana ad alta intensità sulla rete di Autostrade per l’Italia. Le partenze degli italiani cominciano ad aumentare già nelle prossime ore,...

Bimba uccisa dal pitbull ad Acerra, il tribunale archivia: non fu colpa del padre

Per i magistrati l’aggressione del cane fu imprevedibile A oltre un anno dalla morte della piccola Giulia Loffredo, il tribunale di Nola mette un punto...

Omicidio Luca Esposito, il 26enne tunisino resta in carcere: contestata la premeditazione

Il legale dell'indagato: «Chiarite ulteriori dinamiche dell’accaduto» Si è svolta questa mattina nel carcere di Salerno-Fuorni l’udienza di convalida del fermo di Ridha Rahmouni, il...