«Un ristorante del clan Contini aperto davanti alla Questura di Napoli»

Il dettaglio nei verbali di Luca Esposito, genero di Patrizio Bosti e, per un breve periodo collaboratore di giustizia

Il clan Contini aveva problemi di soldi, si parla di ammanchi milionari. Questioni di cattiva gestione. Il dettaglio emerge nei verbali di Luca Esposito, genero di Patrizio Bosti e, per un breve periodo, collaboratore di giustizia fino alla ritrattazione: «Patrizio voleva recuperare un po’ di soldi e metterli a giro, cioè investire. Flora, per recuperare soldi andò anche da Tonino ma ebbe un rifiuto, proprio perché Patrizio aveva detto di non dare i soldi ai figli. I Festa di cui parlo, hanno i soldi di Patrizio in mano e fanno riferimento a Domenico Festa, esponente del clan Contini. Fanno grandi affari illeciti. Hanno aperto un ristorante con i soldi di Patrizio davanti alla Questura di Napoli».

Il ‘sistema’

Esposito spiegò la struttura dell’Alleanza, o meglio il ‘sistema’: «È capeggiato da Patrizio Bosti e Eduardo Contini. Attualmente comandano Gennaro De Luca e Carmine Botta, zio del marito di Flora, fratello di Salvatore Botta, capo del clan Botta che è interno al clan Bosti-Contini. De Luca e Botta passano le mesate». Una struttura organizzata a impronta familiare. Qui sta la forza dell’Alleanza.

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Il pentimento di Esposito seguì la sua cattura: «Nelle fasi successive al mio arresto ho tentato diverse volte di avere contatti con mia moglie, ma invano. Ho inviato lettere. Ho ricevuto telegrammi da mio figlio e Flora Basti, che è colei che detiene il denaro; che riceve la mesata dal sistema, sempre attraverso Ciro detto ‘O luongo, un cognato. Flora mi invitava a farmi forza – spiega – che tutto sarebbe passato presto. Così volevano dirmi di restare sempre dalla loro parte, offrendomi un finto affetto. Così accadde pure quando io fui arrestato nel 2019 e Patrizio Bosti mi mandò tanti telegrammi». La famiglia Bosti, secondo l’interpretazione, temeva che Esposito parlasse. Come, di fatto, è accaduto.

L’assetto del clan Contini

Il genero di Bosti riferì anche che in merito «all’assetto attuale del clan», le notizie gli sarebbero state fornite da Ettore Bosti, figlio di Domenico, cugino del cognato omonimo di Esposito. Tornando alla situazione economica del clan, «nei cinque giorni di detenzione domiciliare, Patrizio Bosti trovò una pessima situazione economica, con ammanchi di alcuni milioni di euro. Rita Aieta aveva un grande ascendente sul figlio e lo copriva sempre». Proprio «a causa del figlio hanno perso un sacco di soldi».

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Poi aggiunse: «Patrizio si arrabbiò molto per questo; e in quei pochi giorni Patrizio mi volle in casa con lui e si confidò con le figlie anche in mia presenza, lamentando questa cattiva gestione del denaro che aveva avuto suo figlio Ettore. Che aveva fatto guai. Mancavano sei, sette milioni di euro». Poi uno spaccato sulle cosiddette mesate: «La mesata si compone di: 2.500 euro a Patrizio Bosti Patrizio; 1500 a Ettore Bosti; 1000-1500 a Rita Aieta. Più 4500 da un garage. Patrizio ha spese enormi per gli avvocati. Nei colloqui, Patrizio dice di andare dal “borsaro”, che aveva avuto 50mila euro da investire, ma li aveva persi. Questi soldi, secondo l’ordine di Patrizio, andavano presi da e portati a un altro che tiene i soldi dei Bosti-Contini».

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