Il Sud preferisce pagare in contanti, ma il rischio riciclaggio è maggiore nel Centro-Nord

Un report sull’antiriciclaggio rivela l’esistenza di «agenzie», specializzate in «finanza sporca», soprattutto nel Centro-Nord

Si torna a parlare con apprensione di contante in Italia, la cui diffusione nel quotidiano riguarda prevalentemente le regioni del Sud. La divisione su scala nazionale è netta per quanto riguarda la generale propensione per questa forma di pagamento. Un’inchiesta però getta luce sul Centro-Nord, con ben cinque Regioni che hanno fatto scattare l’alert del riciclaggio.

Inchiesta riciclaggio in Italia:  aumenta la movimentazione del contante

Il 2023 ha evidenziato un aumento delle movimentazioni di contante in Italia. Si parla di 179,5 miliardi di euro, ovvero un +3,5% rispetto al 2022. I dati sono ricavati dalle operazioni comunicate dai soggetti obbligati, come banche e Poste. Ciò vuol dire che in realtà i numeri sono ben maggiori. In merito è scattata un’inchiesta dell’Unità di informazione finanziaria (Uif). Si stanno incrociando prelievi e depositi con le Segnalazioni per operazioni sospette (Sos). Se è vero che il Sud preferisce pagare in contanti, è nelle Regioni del Centro-Nord che il denaro liquido si associa maggiormente al rischio riciclaggio. Ecco i territori che hanno fatto scattare l’alert: Lombardia; Veneto; Emilia-Romagna; Toscana; Lazio.

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Il contante in Italia

Come detto, il Sud del Paese preferisce il contante, che domina ancora nelle percentuali delle operazioni effettuate. L’Unità di informazione finanziaria ha dunque elaborato un’analisi econometrica, al fine di ottenere una quota considerata fisiologica per l’operatività in contanti. Procedendo dunque a isolare la componente «potenzialmente anomala», simbolo di condotte illegali, come si legge nel report 2024.

I dati sono decisamente interessanti, dal momento che il Meridione fa largo utilizzo di banconote e monete fisiche, ma non è alla pari, affatto, con il Centro-Nord per quanto riguarda le segnalazioni di usi «anomali» di contante. La frequenza è ben maggiore nelle Regioni indicate in precedenza. Il rischio è medio alto e alto soprattutto nell’area settentrionale. Sguardo rivolto principalmente a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Al Centro invece riguarda la quasi totalità dei territori. Come indicato, però, di particolare rilevanza sono Toscana e Lazio.

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Un sistema che getta luce sul rischio infiltrazioni mafiose ma non soltanto. In questo scenario, l’analisi dell’Antiriciclaggio evidenzia come il complessivo aumento del rischio nell’ultimo anno riguardi principalmente le province di Asti, Cremona, Grosseto, Pistoia e Pisa.

Agenzie di riciclaggio

Stando a quanto riportato da Il Sole 24 Ore, l’analisi dell’Antiriciclaggio ha portato alla scoperta di un sistema fiscale a dir poco oscuro. Soprattutto in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna esistono delle «agenzie», per così dire, specializzate in «finanza sporca».

Il tutto gestito da organizzazioni criminali, in parte italiane e in parte cinesi, capaci di ripulire i capitali illeciti ottenuti. Una vera e propria alta organizzazione basata sul riciclaggio, che vede come fulcro il sistema delle fatture false, generate a fronte di operazioni inesistenti. Ecco in che modo il denaro sporco diventa lecito.

Esiste dunque una catena di società il cui unico scopo è quello di produrre fatture e carte contabili. Atti illeciti che mirano a ripulire denaro frutto di altri atti illeciti, come l’evasione fiscale. Ma quanto costa tutto ciò? Si parla del 7% dell’ammontare dell’operazione, se svolta nei confronti di un «imprenditore affiliato». Differente invece il caso di operazioni rivolte verso altri soggetti. Il costo infatti sale all’11%. In termini di guadagno, le cifre sono enormi. Si pensi che la Guardia di Finanza ha scoperto nelle sole Marche movimenti illeciti per circa 2 miliardi in 24 mesi. In Emilia-Romagna è stata invece provata l’emissione di 1.141 fatture false.

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