«Un mondo a parte»: un film per restituire visibilità all’anima

Milani racconta l’Abruzzo, dove insegnanti eroici, provano a costruire un futuro per territori che rischiano di rimanere aridi deserti

La cinematografia è uno strumento importante del «soft-power» che mira, nella sua lettura antropologica e culturale, a costruire un immaginario, ovvero una sfera dell’immaginazione quale si costituisce e si può riconoscere attraverso i miti, la produzione letteraria e filosofica. Hillman ha cercato di definirlo con l’incontro tra la vocazione complessiva di un territorio e di una comunità in cui innestare i talenti presenti e prossimi.

Dice bene lo psicanalista: «Credo quindi che la vera immagine sia quella della forma interiore, della forma psichica, della forma dell’anima. Una forma che tenendo insieme le varie visibilità dà profondità al visibile, lo fa diventare, visibilità dell’anima. Ed è qualcosa che abbiamo perso. Abbiamo confuso l’immagine con il visibile.» Beh… ecco che con il film «Un mondo a parte» di Riccardo Milani si ha la risposta a questo bisogno, ovvero al bisogno di ricostruire un’anima dispersa e senza bussola.

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È un film, quello che invitiamo a vedere, con Antonio Albanese e Virginia Raffaele che racconta di spopolamento dei centri rurali, di montagne e di Abruzzo e di abruzzesi, di scuola senza alunni, di denatalità. Con al centro una scuola che sta per chiudere e con insegnanti eroici, che si ingegnano e costruiscono un futuro per dei territori che rischiano di rimanere definitivamente deserti, aridi al punto da non riuscire più a coltivare sentimenti.

Ma, alla fine, seppur con uno sguardo lieve, il paese in tutte le sue sfaccettate componenti conduce un’umanità variopinta alla temporanea soluzione, a ritrovare nella scuola il motore sociale, l’occasione per costruire uno stare al mondo dignitoso. È un film da vedere che mette in luce un nuovo immaginario collettivo, quello dei sacrifici e della dignità: quello della vita vera che rimuove ninnoli e lacchè, e che dà una risposta a quanti hanno compreso che non è più tempo di ideologie, ma è tempo produrre e concretizzare bellezza.

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