Strage di Erba, il procuratore generale: «Olindo e Rosa? Una cascata di prove»

Aperta la discussione per la revisione del processo

Lei, Rosa Bazzi, per gran parte dell’udienza assorta, guardando in alto. Lui, Olindo Romano, con lo sguardo fisso, seguendo le parole di magistrati e avvocati nel primo round del match che sperano si traduca in un’assoluzione per la strage per cui sono stati condannati: quella di Erba dell’11 dicembre del 2006 (quattro vittime tra cui un bambino di due anni e un ferito grave) e per la quale sono in carcere da quasi 18 anni. I coniugi Romano tornano in aula questa volta a Brescia dove si discute la loro richiesta di revisione della sentenza e quella del sostituto pg di Milano Cuno Tarfusser, si lanciano sguardi d’intesa ma parlano poco, sempre vicini e con atteggiamento dimesso.

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Le nuove prove

Nel frattempo, l’avvocato dello Stato Domenico Chiaro e il pg Guido Rispoli gettano acqua sul fuoco delle loro speranze e negano che ci siano «prove nuove» tali da comportare un proscioglimento, come prevede il perimetro della revisione. «Non sono fatti nuovi dal punto di vista probatorio», secondo Chiaro, anzi, «non assurgono a dignità di prove».

Per quanto riguarda il presunto deficit mentale di Rosa Bazzi che inficerebbe le sue confessioni, poi ritrattate, «c’è il sospetto che ci fosse interesse» da parte dell’imputata a rispondere in modo scorretto ai consulenti: «Non sa dove è il Brasile, in Spagna, ha risposto». E Olindo «inizialmente era apparso non avere rimorsi, poi la ritrattazione. Dategli l’Oscar a questo punto».

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La Procura di Milano

Poi una frecciata a Tarfusser (in un passaggio l’avvocato dello Stato sbaglia il cognome): la sua «non è l’istanza della Procura di Milano che l’ha solo trasmessa chiedendo fosse dichiarata inammissibile». L’avvocato dello Stato Chiaro pone anche qualche dubbio sull’operato dei magistrati milanesi che avrebbero potuto non trasmetterla a Brescia sotto l’egida della Procura generale perché in questo modo si è creato «un unicum nella storia processuale italiana». L’istanza a firma di Tarfusser «è totalmente inammissibile perché redatta e depositata da un soggetto non titolare».

Il procuratore generale

Il pg Rispoli non è da meno: sui coniugi Romano vi è «una cascata di prove che credo sia impossibile con questo processo di revisione ribaltare», ha detto il magistrato, aggiungendo anche di trovare «odioso provare a mettere in mezzo la famiglia Castagna, parti lese di un crimine orrendo», come è successo in passato.

Un regolamento della criminalità organizzata, come ipotizzato dai difensori e dalla parte civile Azouz Marzouk, che ha perso la moglie e il figlio nella strage, è «assolutamente inverosimile» per spiegare quanto successo: «Devo fuggire dal secondo piano, vado a mettermi in una corte chiusa, con la macchina lontano; le armi sono state spranghe e un coltellino di piccolo cabotaggio. Poi uccidere un bambino, per quale motivo?» e «mando a fare una cosa di questo genere per un ergastolo infamante come lo sono tutti, ma questo ancor di più?», domanda Rispoli.

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Nell’asettico linguaggio giuridico nella memoria depositata quelle prove non sono «qualificabili come vere e proprie prove nuove» e «non risultano avere, anche in concreto, quella capacità demolitoria del giudicato» richiesta. «Loro sono innocenti, la giustizia non è stata fatta» dice Azouz arrivando in aula. «Stiamo ottenendo una parte di una rivincita» verso la verità, aggiunge.

Gli risponde da Erba Giuseppe Castagna, che in aula invece non ha voluto esserci, e le sue parole suonano come un anatema: «Azouz in tutta la sua vita, prima e dopo la strage, ha sempre e solo lottato per se stesso. Prima ha lasciato sola Raffaella ad affrontare i vicini e a difendere suo figlio, dopo ha lottato per monetizzare al meglio il suo status di vittima». La parola passa alla difesa il 16 aprile. «Il pg è entrato nel merito – spiega uno dei legali dei Romano, Fabio Schembri – vuol dire che queste prove non sono così inammissibili e lo dimostreremo».

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