Vincenzo De Luca non sa a che santo appellarsi: offende tutti e dichiara guerra all’Italia

La Regione Campania sempre più isolata

Il governatore Vincenzo De Luca ormai sempre più disperato: con il passare del tempo e l’avvicinarsi delle elezioni regionali in Campania vede sempre più avvicinarsi il pensionamento. Non si spiega altrimenti l’atteggiamento che Vincenzino da Salerno sta assumendo in questi ultimi mesi. Sempre pronto ad attaccare tutto e tutti, in questi ultimi mesi ha deciso di offendere pesantemente il governo e i ministri della Repubblica italiana. E lo ha fatto anche oggi. Superando i limiti della dialettica politica e scadendo nello squallore. Parole pesanti che stanno praticamente isolando la Regione Campania dalle altre istituzioni.

Il dialogo istituzionale

Mentre il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, per esempio, dialoga con il ministro Fitto per ricevere un ulteriore finanziamento per la bonifica di Bagnoli, lui preferisce definire l’Esecutivo di Roma un «governo di disturbati» che «vanno ricoverati». Ma cosa avrebbero fatto gli esponenti romani? Semplicemente avrebbero chiesto a Palazzo Santa Lucia di esporre programmi e piani di spesa per i fondi Fsc.

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L’attacco a Sangiuliano

Lo aveva spiegato bene nei giorni scorsi il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che, a margine di un evento a Napoli, aveva tentato di smorzare i toni delle polemiche tra lo «sceriffo» salernitano e il responsabile del dicastero della Coesione. «Non è che Fitto non voglia erogare risorse alla Campania, anzi vuole darle, come ha fatto con altre regioni italiane, ma i fondi non vanno buttati a pioggia. Devono essere collegati a un programma preciso e dettagliato, con idee chiare di ciò che si vuole fare nell’interesse della collettività».

«La Regione ha speso solo 3,5 miliardi sui 9,3 destinati alla Campania ovvero il 37% delle risorse attribuite per la programmazione 2014-2020. Presentateci un programma credibile e basato su esigenze concrete e lo Stato farà la sua parte e finanzierà il programma, ma non chiedeteci risorse che non sappiamo dove finiscono», aveva affermato il ministro della Cultura.

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Vincenzo De Luca, padrone del pastificio

Queste parole però, a un politico abituato a non avere lacci e lacciuoli, a governare (anzi a regnare) incontrastato, come meglio gli pare, non possono far piacere e Vincenzo De Luca ha deciso di definire Sangiuliano un «analfabeta di ritorno» e ha ribadito che in Campania comanda lui: «Il programma lo decide la Regione, non lo decide né il ministro, né il presidente del Consiglio, né qualche altro squinternato di ministro che va girando per i nostri territori». Nel frattempo però, forse infastidito dai risultati del governo a Caivano, promette opere edili faraoniche difficili da attuare e continua a offendere.

La guerra al governo

Ma poiché nemmeno il suo partito (il Pd) lo tollera più di tanto, Vincenzo De Luca da Ruvo del Monte (Pz), ha deciso di inneggiare addirittura alla guerra. Perché se i Dem lo ignorano, il governo lo ignora, i sindacati lo ignorano, praticamente tutti lo ignorano, servono parole dure per ritagliarsi un po’ di spazio. Siamo «in guerra nei confronti di questo governo» ha detto prima di aggiungere: «Oltre queste parole potrei solo fare appello alla lotta armata». Alla faccia della pace e della concordia sociale. Per la Campania saranno due anni lunghissimi.

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