Governo, la Meloni: «Cambio di atteggiamento sindacati, ora 2 scioperi generali all’anno»

La premier rivendica la linea dell’Esecutivo

«Se ci racconta di avere la squadra migliore del mondo avrà un risveglio terribile», punge Matteo Renzi. Il caro benzina? «Grazie dell’assist, se vuole aiutarci con il suo amico Mohamed bin Salman ad abbassare il prezzo faccia da ponte», la replica altrettanto affilata di Giorgia Meloni. Il botta e risposta tra il leader di Italia viva e la presidente del Consiglio ha ravvivato, ieri pomeriggio, il question time della premier al Senato.

Spicca anche la stoccata ai sindacati quando si rinnova il braccio di ferro tra Mit e parti sociali sulla mobilitazione dei trasporti indetta per lunedì prossimo: «Registro un cambio di atteggiamento da parte di alcune organizzazioni sindacali, che prima avevano una mobilitazione abbastanza contenuta. Ora fanno due scioperi generali ogni anno», rileva Meloni.

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Da un lato la linea del governo. «Il record dell’occupazione femminile è ciò mi rende più fiera», rivendica la premier. «Solo annunci» ribattono le opposizioni.

Il ricordo di Giulia Cecchettin

Il secondo ‘premier time’ del governo Meloni inizia con gli applausi e la standing ovation per ricordare Giulia Cecchettin, nella giornata in cui molti senatori indossano la spilla con nastrino bianco dedicata alla giovane studentessa per il cui omicidio è accusato l’ex fidanzato.

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Il botta e risposta con Renzi

L’atmosfera ‘bipartisan’ lascia poi il campo al vivace scambio con il leader Iv. «In questo momento, cara presidente del Consiglio, si trova di fronte a un racconto di sé stessa per cui lei sarebbe la povera Cenerentola. Ma lei non è né Cenerentola, né la Bella Addormentata nel bosco, né Biancaneve e i sette nani. E’ la presidente del Consiglio dei ministri che non ha fiducia nella sua squadra e che vede, mai come in questo momento, aumentare la benzina, il costo della vita e la qualità delle persone», è l’affondo. Meloni ribatte squadernando lo spread «ai minimi da molto tempo», la «fiducia dei mercati», e la «promozione di quattro agenzie di rating».

La legge di Bilancio

Novanta minuti per nove interrogazioni – di maggioranza e opposizioni – spaziando da temi economici (occupazione femminile, pensioni) alla guerra in Ucraina fino al maltempo e all’accordo con l’Albania sui migranti. «Abbiamo lavorato nella legge di Bilancio con misure per le famiglie con i figli, per aumentare il reddito disponibile, incentivare la natalità e favorire il lavoro delle mamme: le potenzieremo», rivendica la premier. Tempi rispettati (interrogazione, replica e controreplica) e qualche fuori programma. Come le bizze del microfono della premier: salta il sonoro e Meloni cambia posto per poi proseguire il question time.

Le pensioni

Rispondendo a un’interrogazione del Pd, Meloni ha ribadito l’intenzione del governo di «rivedere» la misura sulle pensioni «con particolare riferimento al tema degli operatori sanitari e, in ogni caso, faremo in modo che non subisca alcun tipo di penalizzazione chi accede alla pensione di vecchiaia e chi ha un’elevata anzianità contributiva». Tra gli scranni di Palazzo Madama non è mancato il ritorno di vecchie polemiche – legate comunque a dossier attuali – come la telefonata fake messa in scena da due comici russi. «C’è una Meloni al telefono e una in presenza», dice il capogruppo M5s Stefano Patuanelli.

La politica estera

«Io sono fiera di aver dimostrato ancora una volta la coerenza delle mie posizioni e del governo in tema di politica estera» ribatte la presidente del Consiglio, confermando la necessità di sostenere senza indugi Kiev perché «nonostante sia consapevole della stanchezza dell’opinione pubblica credo che la responsabilità politica sia guidare la società e non rincorrerla. Aiutando l’Ucraina stiamo difendendo anche il nostro interesse nazionale».

A Palazzo Madama tiene banco anche la Romagna alluvionata («il governo ha agito con il massimo sforzo guardando ai bisogni dei cittadini e non al colore politico» dice Meloni). E, infine, l’accordo sui migranti con l’Albania. Deportazione? «Non è la Germania nazista» rileva la premier rispondendo alle critiche delle opposizioni e garantendo che nella messa a terra del protocollo il Parlamento «non sarà esautorato» perché «sottoporremo in entrambi rami delle Camere un disegno di legge di ratifica».

La premier si congeda dall’Aula con un pensiero alla sua ‘carriera’ all’opposizione. Il Parlamento «confesso» che «mi manca molto. Ho fatto una lunga carriera parlamentare come si vede dalla passione che metto nelle mie risposte. E qui vengo volentieri».

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