Pnrr, il governo chiede delle correzioni al piano: mano tesa dell’Ue

Fitto: potremmo essere il primo Paese a chiedere la quarta rata

Distensione e invito a rispettare le scadenze. Potrebbe essere riassunta così la linea della Commissione Ue sul Pnrr. L’invio da parte dell’Italia della richiesta di modifica di dieci obiettivi relativi alla quarta rata, si fa notare a Bruxelles, dalle parti delle istituzioni comunitarie ha testimoniato innanzitutto un dato: che sul Pnrr l’esecutivo europeo, con l’Italia e in generale con i Paesi membri, è pronta a mostrarsi più flessibile di quanto venga raccontato.

L’Italia dovrà attendere che la richiesta di modifica per la quarta rata sia valutata positivamente e, nel frattempo, dovrà preparare il nuovo Piano con l’inclusione del capitolo Repower. Un piano da presentare entro il 31 agosto.

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Andiamo con ordine. La richiesta presentata dall’Italia, a fronte della constatazione dell’impraticabilità di attuare tutti gli obiettivi per cui presentare richiesta per i 16 miliardi previsti, è stata ricevuta da Palazzo Berlaymont nello stesso giorno in cui Fitto l’ha annunciata alla stampa. E’ una richiesta sulla quale, informalmente, Commissione e governo hanno lavorato a stretto contatto.

Il precedente Irlanda

E non si tratta di un inedito nella storia del Recovery Fund. Lo scorso 26 giugno la Commissione faceva sapere di aver approvato la richiesta di due emendamenti mirati al suo piano fatta dall’Irlanda prima di presentare la prima richiesta di pagamento. Si trattava di modifiche a due misure che, secondo Bruxelles, non stravolgevano l’ambizione complessiva del piano dublinese. Il modello irlandese è stato di fatto applicato all’Italia. Ma i tempi non saranno brevissimi.

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«Effettueremo le nostre analisi e riserveremo ogni commento pubblico sulle misure in questione a quando la nostra valutazione sarà completata», ha spiegato una portavoce della Commissione. Una volta che sarà arrivato il sì dell’esecutivo Ue servirà, entro quattro settimane, il via libera anche del Consiglio Ue. Solo allora l’Italia potrà fare ufficialmente richiesta per la quarta tranche di fondi. Stando ad una prima previsione, difficilmente prima dell’autunno.

Parallelamente, a Bruxelles attendono il nuovo Pnrr modificato e con il capitolo Repower. In questo caso non si tratta di emendamenti mirati ma di una vera e propria riconfigurazione del piano, almeno secondo le intenzioni di Palazzo Chigi. L’Ue l’attende entro il 31 agosto. Almeno la metà dei Paesi membri si è già mossa.

Con una data, tassativa, all’orizzonte: entro fine anno la Commissione ha l’obbligo di assegnare tutti i fondi ex Next Generation. Sul sì all’Italia per la terza rata, tuttavia, continua a pesare lo scoglio dei 7.500 posti letto per gli studentati. Il piano prevede che siano addizionali. Solo una volta che Bruxelles avrà verificato che l’obiettivo è stato raggiunto erogherà, nella sua interezza, i 19 miliardi che l’Italia attende.

Il ministro: 3 Paesi hanno chiesto il pagamento della terza rata, Spagna, Italia e Grecia

Nel frattempo il ministro Fitto replica alle critiche dell’opposizione al governo. «Al momento tre Paesi hanno chiesto il pagamento della terza rata, Spagna, Italia e Grecia, e nessuno ha chiesto quello della quarta. Se noi siamo in ritardo, gli altri che situazione hanno?». Lo ha detto dopo la Cabina di regia sul Pnrr a Palazzo Chigi. «Se tutto andrà come ci auguriamo, saremmo il primo Paese a chiedere la quarta rata», ha aggiunto Fitto, smentendo che l’Italia avrebbe potuto ottenere la terza rata rinunciando a una parte dei fondi: «Non mi risulta, continuo a leggere queste cose, ma se qualcuno potesse documentare le cose che vengono scritte sarebbe utile».

«C‘è bisogno di fare velocemente ma non in fretta, perché potrebbero esserci errori. Mi auguro che il dibattito possa essere costruito su proposte, l’Italia avrebbe bisogno di un confronto serio. Penso che sia importante lavorare al raggiungimento del risultato, non del governo, ma del paese», spiega il ministro aggiungendo che «stiamo operando su obiettivi e situazioni che non riguardano le decisioni di questo governo per intervenire e avviare delle correzioni».

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