Violante: «Una sinistra a vocazione minoritaria, che ha perso la bussola»

La sinistra col PD non risulta più avere appeal

Dopo che si è parlato a lungo e di recente di una presunta ed inesistente destra autoritaria, in maniera del tutto astratta e presuntuosa in un articolo del 7 giugno 2023 Luciano Violante sul «Corriere della Sera» ha coniato ed espresso un’intuizione brillante. Parla, difatti, della sinistra che ha perso la la bussola e non riesce più ad orientarsi. E dice riferendosi al PD: «A volte pare prevalere una vocazione minoritaria».

La dichiarazione punta il dito nei riguardi di una classe dirigente responsabile di non riuscire ad intercettare un via d’uscita alla crisi di visione che la attanaglia in termini di consenso elettorale e di una carenza di idee che possano rinverdire una logica ed una sensibilità riformatrice seria, rigorosa e risolutiva. La sinistra col PD non risulta più avere appeal perché sembra declinare una sua politica senza il necessario senso della realtà.

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Difatti chi si contrappone alla Meloni ed alla declinazione identitaria sembra limitarsi a rappresentare degli slogan sterili, laddove le identità di genere, l’utero in affitto, il gay-pride sembrano essere gli unici argomenti su cui la sinistra bohémien punta in termini propositivi. Se a questo aggiungiamo l’uso inappropriato del trito tema dell’antifascismo di maniera, smentito nei fatti dalla contestazione e dalla censura operata nei riguardi del Ministro Eugenia Roccella al Salone del Libro di Torino, viene fuori che tale contraddittoria condotta mette in luce povertà politica e aridità valoriale, strumentalità propagandistica e incapacità a misurarsi sui problemi veri.

Come ad esempio una publica amministrazione da riformare radicalmente, un PNRR da cogliere come opportunità per tutti, dalla necessità che su questi temi bisogna tutti remare nella medesima direzione. Solo così sarebbe possibile, anche per la sinistra, rivitalizzare il dibattito su cose tangibili. Anche sulla Corte dei Conti e sul presunto saluto romano dei COMSUBIN nella parata del 2 giugno, quale Festa della Repubblica, che dovrebbe rappresentare laicamente tutti.

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Beh questo quadro è lo specchio di una sfrontatezza piccina che rende la sinistra irrilevante ed ancor più la obbliga ad una seria manutenzione della propria cultura istituzionale, laddove la sinistra, per potersi rendere credibile, dovrebbe approcciare in maniera concretamente incisiva con una ridotta pruderie ideologica e soprattutto coltivando una maggiore lealtà all’insegna del perseguimento degli interessi nazionali. Questo è il passo preliminare da compiere perché la sinistra possa uscire da questo vicolo cieco.

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