Riforme, Giorgia Meloni avvisa: «Preferisco scelte condivise ma no ad aventini»

Il presidente del Consiglio: «Il mandato l’ho ricevuto dal popolo italiano»

Giorgia Meloni ‘avverte’ le opposizioni prima dell’incontro sulle riforme istituzionali convocato a Palazzo Chigi. Ad Ancona, dove – ricorda – il 23 agosto aprì la campagna elettorale delle Politiche che l’hanno portata al governo, la premier torna in piazza per riprendere il contatto con gli elettori, dopo i mesi di «vita sospesa», come chiama il periodo trascorso a Palazzo Chigi. Intervenendo a sostegno del candidato sindaco del centrodestra, Daniele Silvetti, dopo i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, la leader di Fratelli d’Italia mette i suoi personali paletti sul tema presidenzialismo e riforma istituzionale.

«Vorrei fare una riforma il più possibile condivisa», premette. Ma la faccio comunque, aggiunge, «perché il mandato l’ho ricevuto dal popolo italiano». «Domani (oggi, ndr.) abbiamo convocato le opposizioni per parlare delle riforme costituzionali. Dicono che non è una priorità. Io penso che sia una priorità dire basta ai governi costruiti in laboratorio dentro palazzo che passano sulla pelle dei cittadini e legare chi governa al consenso popolare e dare a questa nazione stabilità, governi che durano cinque anni», scandisce.

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«L’atteggiamento che mi aspetto è lo stesso che offro io: è di apertura – assicura Meloni -. Cerchiamo di capire se ci sono dei punti di sintesi in cui ci si può trovare tutti». Ma i margini, dopo le chiusure di alcuni leader dell’opposizioni, sono molto stretti. «Da alcune dichiarazioni che leggo vedo delle chiusure pregiudiziali del tipo non vogliamo nemmeno parlarne e non è quello che auspico», sostiene Meloni. Il riferimento è allo scetticismo con cui questo confronto è accolto da M5s e Pd, mentre dal terzo Polo ci sono significative aperture sul premierato.

Il modello da applicare

«Dopodiché – continua la premier – io non arrivo con la mia ricetta o un modello ma con degli obiettivi, che, per me, sono garantire un rapporto diretto tra cittadini e quello che fa il governo e i cittadini e garantire stabilità. Si possono copiare altri modelli o inventarne di nuovi, ma quel che conta e condividerli altrimenti uno prende atto che si vuole continuare a fare governi che passano sulla testa dei cittadini ma sia chiaro io ho un mandato. Io offro massima disponibilità se c’è disponibilità, ma non accetto atteggiamenti aventiniani o dilatori, nel senso che faccio quel che devo fare».

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I risultati raggiunti

Durante il comizio Meloni illustra i risultati raggiunti in questi primi sette mesi di governo, rivendicando i buoni dati macroeconomici e dicendosi «fiera» della squadra. La premier si mostra ottimista anche sul tema immigrazione. Siamo davanti alla «peggiore congiuntura possibile e immaginabile», ammette, «anche qui sarà un lavoro lungo e difficile, ma alla fine la spuntiamo noi. Preferivo metterci più tempo ma trovare soluzione strutturale piuttosto che prendere decisioni per paura dei sondaggi. Sappiamo di avere cinque anni, le somme si tirano alla fine».

Le altre questioni sul tavolo

Al termine del comizio, la premier non si sottrare alle domande dei giornalisti e presenta le dimissioni di Carlo Fuortes da amministratore delegato della Rai come «scelta» dello stesso Fuortes, senza pressioni di alcuni tipo. E, dopo aver sostenuto che il governo sta affrontando «con serenità» il tema del cambio ai vertici della guardia di finanza, riserva parole dure riguardo al caso aperto con la Francia, dopo che il ministro Gerard Darmanin l’aveva accusata di non saper gestire l’emergenza immigrazione.

«Io avevo parlato con Macron il giorno prima – ricorda -, dopodiché mi sembra tutto abbastanza discrasico tra le interlocuzioni private e quelle pubbliche, a me pare che sia più un tema di politica interna dei francesi però consiglio prudenza sul fatto di utilizzare altri governi per regolare i conti della politica interna, perché è una cosa che normalmente non si fa».

L’appoggio di Salvini

In tema di riforme, la premier incassa l’appoggio di Salvini, con il quale si ferma a chiacchierare brevemente prima di salire sul palco. «Domani (oggi, ndr.) ascoltiamo sperando che ci sia la voglia di dialogare, che non ci siano dei ‘no’ pregiudiziali, in questi mesi c’è stata una opposizione che dice ‘no’ a tutti», afferma il segretario leghista. Il quale tiene a chiarire che «entro la settimana» intende «chiudere d’amore e d’accordo con tutti» il nodo delle nomine dei vertici di Trenitalia e Rfi.

Tajani e la questione Pd

Mentre Tajani dal palco rende omaggio a Carlo Cottarelli che ha lasciato il Pd. «L’obiettivo di FI è essere il punto di riferimento di chi non crede più che il Pd sia centrosinistra. Il Pd ormai è solo sinistra, ha perso una parte importante della sua attrattività. Non credo ci sia un ex socialista o democristiano che possa votarlo. I moderati se ne stanno andando», sostiene.

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