Ucciso perché ritenuto un traditore: nuove accuse per il boss Abete

Contestato il ruolo di mandante dell’omicidio di Giovanni Candone

Nuove accuse della Dda di Napoli per il boss al 41bis Arcangelo Abete: gli inquirenti contestano all’ex capo delle «Cinque Famiglie» di Secondigliano il ruolo di mandante dell’omicidio di Giovanni Candone, un «traditore» secondo Abete, ucciso il 21 ottobre del 2011 perché scelse di passare nel gruppo della Vanella Grassi. A lui e ai due presunti killer lunedì scorso è stato notificato un arresto in carcere.

Candone cadde in una trappola: gli venne dato appuntamento davanti a un bar in via Fosso del Lupo dove poco dopo giunse il sicario con un casco integrale in testa e una pistola in mano. La vittima capì subito che si trattava di un agguato e tentò una breve e inutile fuga ma venne raggiunto e ucciso dal killer. Dopo l’omicidio il sicario fuggì in sella a una moto guidata da un complice.

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Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri della compagnia Vomero di Napoli, coordinate dal sostituto procuratore Maurizio De Marco, l’omicidio di Candone si inquadra in un’epurazione interna alle «Cinque Famiglie» di cui faceva parte il gruppo della Vanella Grassi insieme con le famiglie Leonardi, Abbinante, Marino e Abete-Notturno.

Fu proprio un sicario della Vanella a eseguire l’ordine di morte del boss, fortemente intenzionato a punire Candone che lo aveva preferito proprio alla Vanella che però rispondeva solo ed esclusivamente ad Abete. Secondo le ricostruzioni formulate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, inoltre, l’atteggiamento tirannico di Arcangelo Abete, detenuto al 41bis nel carcere di Milano dal 2011, innescò la terza faida di Scampia. Le misure cautelari sono state notificate anche ai presunti killer dell’omicidio Candone: Fabio Magnetti e Alessandro Grazioso.

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