Conferenza mondiale per la sicurezza: ma la guerra in Ucraina continua

La NATO non crede ad un’Europa sovrana

Lo scorso 18 febbraio si è tenuta a Monaco di Baviera la Conferenza mondiale sulla sicurezza. Come enunciato dal titolo, la manifestazione poteva sembrare il momento di un resoconto solenne della situazione geopolitica internazionale ad un anno dall’invasione russa dell’Ucraina e nell’imminenza di una grande offensiva prevista nei piani di Mosca: un momento di riflessione sulla guerra che sconvolge le pianure ad est del Dniepr dove si scontrano fratelli slavi sballottati tra oriente ed Occidente.

Invece nulla di tutto questo: il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha parlato di Cina e solo di Cina che a questo punto costituisce un serio pericolo se alla sue dichiarazioni aggiungiamo quelle tenute, nella stessa riunione, dal segretario di stato Usa, Antony Blinken, la cui maggiore preoccupazione era data dal possibile trasferimento di armi cinesi alla Russia.

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A significare che in questo gigantesco confronto tra imperi cui assistiamo oggi, l’alleanza russo/cinese costituisce per l’impero americano la minaccia più grave. Per affrontarla al meglio quindi Washington ha ritenuto di impegnare ulteriormente la propria influenza sulla rete di alleanze strategiche dell’Europa in favore della guerra in Ucraina.

Interrogato sull’eredità che intende lasciare al suo successore, Stoltenberg, dopo aver ammesso di non aver fiducia in un’Europa sola, ha raccomandato di tenere salda l’unione con gli USA. Questo significa implicitamente che la NATO non crede ad un’Europa sovrana e che la NATO non è mai stata un’alleanza tra uguali.

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L’allineamento agli USA

La guerra in Ucraina, ben lungi dal rafforzare l’Europa, come proclama invece Bruxelles, ha permesso soltanto di manifestare chiaramente il suo allineamento agli USA. L’abilità americana è consistita quindi nell’essersi appoggiati alle istituzioni europee e in quelle dei paesi dell’Europa orientale e dei paesi del nord per neutralizzare la vecchia Europa i cui interessi economici, dal versante tedesco, e le reminiscenze imperiali da quello francese, avrebbero certamente costituito un problema serio.

Così si è venuta ad imporre una nuova Europa atlantista e visceralmente anti-russa tanto che, è proprio a Varsavia, dopo Kiev, che Joe Biden si è spostato per le manifestazioni del primo anniversario di guerra. A Monaco sono usciti i primi segnali della necessità della NATO di dover uscire dalla sfera regionale per proiettarsi su quella mondiale, verso l’Asia, quindi verso la Cina, ripresentata a Monaco come una minaccia diretta.

Già lo scorso giugno a Madrid, per la prima volta, Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud furono ammesse ad un vertice della NATO, e fu una partecipazione simbolica, a dimostrazione del fatto che se Russi e cinesi si fossero congiunti ad altri paesi per contestare l’ordine unipolare, gli americani avrebbero mobilitato tutti i loro alleati, dall’Atlantico al Pacifico.

La crisi in Ucraina, sfida mondiale

Stoltenberg ha ricordato come la crisi in Ucraina non sia soltanto europea ma una sfida mondiale. Pechino stava osservando l’evoluzione del conflitto perché quello che sta avvenendo oggi in Europa potrebbe riprodursi un domani in Asia, con il chiaro riferimento alla situazione di Taiwan. L’Ucraina e Taiwan costituiscono quindi due dei principali nodi del dispositivo di accerchiamento elaborato dagli americani.

In Asia stringono il cerchio dei loro alleati per contenere russi e cinesi; ad ovest il muro della nuova Europa si innalza senza cedimenti dopo la distruzione proprio del Nord Stream che poteva costituire un legame diretto con la Germania; ad est la strategia delle isole collegate ha originato in mar di Cina e nel mar giallo una serie di basi americane che controllano il possibile accesso di Pechino nel Pacifico Strettamente confinanti Russia e Cina affrontano una sfida strategica che è identica e li hanno dimostrato effettuando nel 2015 manovre navali congiunte nel mediterraneo, nel 2016 nel mar della Cina meridionale nel 2017 nel mar di Giappone e, per la prima volta, anche nel Baltico.

A questo punto come potranno sfuggire gli europei alla trappola costituita da queste rivalità “imperiali”, tanto più che sembrano essersi assuefatti ad uno spirito di sudditanza che cercano così bene di nascondere dietro il loro buonismo relativista e la maschera della loro virtù?

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